28/01/2021
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La parola agli indios. Diritti, multinazionalità e "buen vivir”
Aldo Zanchetta, Puno - 31.5.09 Dal giornale Primapagina di Chiusi anno XX n.9 - 13 giugno 2009
Gli unici media italiani presenti al vertice indigeno d Puno in Perù sono stati la Rai, Carta e Primapagina che aveva sul posto il redattore Maurizio Fratta e il collaboratore Aldo Zanchetta, editore, scrittore e giornalista profondo  conoscitore del mondo latinoamericano. Ecco, in questa pagina i loro reportage che ci dicono come milioni di persone dimenticate, diseredate e spesso “affamate” da governi e multinazionali stanno lottando per i loro diritti e per “el buen vivir”, cioè per un vivere diverso, più rispondente ai bisogni della gente e della terra...

La “IV Cumbre dei popoli indigeni di Abya Yala”, che era stata preceduta dalla I Cumbre delle donne indigene e dalla seconda dei bambini e dei giovani indigeni, si è chiusa il 31 maggio nel palazzetto della Universidad del Altiplano di Puno, in Perù, di fronte al lago Titicaca, a 3.950 mt di altezza, presenti 6.500 delegati e circa 500 osservatori. Si è trattato di un vertice degli “indios” delle Americhe , dal nord del Canada alla Terra del Fuoco.
Il discorso di chiusura, vibrante e a tratti per me anche emozionante, è stato pronunciato da Humberto Cholango, il giovane presidente della Ecuarunari, il coordinamento dei popoli andini ecuadoriani, uno dei leaders piu’ stimati e preparati del vasto mondo dei popoli indigeni amerindi. Un discorso che ha condensato i punti forti emersi nei numerosi e partecipati tavoli di lavoro di questi 3 giorni e fortemente marcato da una cosmovisione assai distante da quella occidentale e ricca di valori morali riaffermati con forza di fronte al fallimento morale dell’occidente e dei suoi pretesi valori universali. L’essere umano, ha ricordato Humberto riprendendo un discorso emerso più volte in questi giorni, non ha alcun diritto sulla natura perché ne è parte integrante e non signore.
Tutto ciò che esiste in natura ha valore sacro, spirituale, e quindi non può essere oggetto di mercimonio da parte di uno dei suoi esseri.
Assoluta e senza compromessi perciò l’opposizione al capitalismo, sistema che vede nei beni comuni risorse da sfruttare per l’accumulazione e il mercato, sistema contro cui si deve lottare costruendo alleanze per una sua completa sconfitta.
Allo sviluppo capitalista il mondo amerindio oggi oppone il “buen vivir”, obbiettivo perseguito non solo per la vita dei popoli indigeni ma dell’umanità tutta, in un momento storico che vede la natura sull’orlo del collasso.
I popoli indigeni si ergono a sua difesa e convocano tutti i popoli del mondo a unirsi in una giornata mondiale di omaggio alla
“pachamama”, la madre terra, il 12 di ottobre prossimo.
Questa una prima sintesi di un discorso ampio e articolato dedicato alla vita e non alla morte delle guerre, delle distruzioni ambientali, della perdita dei valori etici.Prima di Cholango, Blanca Changoso della Conaie ecuadoriana aveva esposto il contenuto del lungo documento approvato al termine della Cumbre delle donne e dall’annuncio fatto da Miguel Palacin, il leader del Coordinamento dei popoli indigeni andini (Caoi), organizzazione responsabile della logistica del vertice,
della creazione di un Parlamento indigeno a rappresentanza continentale e la decisione di proclamare mercoledì uno sciopero
nazionale in sostegno della lotta degli indigeni amazzonici peruviani al 48° giorno di lotta contro la consegna di fatto del territorio alle multinazionali in base al recente trattato di libero commercio con gli Stati uniti.
A gran voce l’assemblea ha chiesto e ottenuto la trasformazione dello sciopero in un sollevamento vero e proprio, con forme e termini da precisare in breve tempo, nonché l’appoggio di tutti i popoli indigeni del continente. Infine, col sostegno pieno dei popoli indigeni, ha chiesto la creazione di un Tribunale internazionale contro i crimini ambientali.
Il movimento indigeno dimostra così ad ogni cumbre di avanzare con passo fermo verso il consolidamento organizzativo e la definizione dei propri obbiettivi condivisi. La lunga mattinata era iniziata alle 9 con la lettura e l’approvazione non formale
(alcuni punti sono stati modificati o integrati) dei documenti presentati dai 15 tavoli di lavoro che hanno spaziato dalla difesa del territorio a quella della biodiversità, dalla sovranità alimentare all’emi-grazione e alla criminalizzazione delle lotte sociali e alla militarizzazione dei territori ove i popoli indigeni vivono e sempre più aperti dai trattati di libero commercio al saccheggio da parte delle società multinazionali minerarie, energetiche, alimentari, della cellulosa e del legno pregiato.
Il lavoro di analisi dei documenti e degli obbiettivi del vertice dei popoli originari verrà ripreso nei prossimi giorni.
Una nota amara: la quasi totale assenza di osservatori delle organizzazioni e dei movimenti sociali occidentali. Credo che fallirebbe il tentativo di censire 50 persone presenti a livello europeo e 10 a livello italiano, molte delle quali fra l’altro presenti a titolo personale (per l’Italia solo la piccola delegazione della Fondazione Neno Zanchetta e due persone in rappresentanza di A Sud rappresenta-vano una organizzazione).
Questo stride con la abituale presenza di decine di migliaia di delegati ai Forum Sociali Mondiali, dove ormai sembra avvitarsi nelle sole analisi la ricerca del “mondo diverso possibile”.
In fondo nei vertici indigeni è presente un mondo diverso reale e non da inventare, mondo che emerge da secoli di genocidio e di oppressione e che sta assumendo su di se non solo obbiettivi propri ma anche pesanti responsabilità collettive per la  salvezza del pianeta e per porre un argine alla perversione neoliberista.
Che abbiano ragione quelli che conversando a livello personale, ci hanno detto che ormai considerano l’Europa in un cul de sac ?
Aldo Zanchetta Puno - 31.5.09


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Inserito sabato 27 giugno 2009


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