17/04/2021
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Dagli indigeni e dalle loro donne una prospettiva per salvare il pianeta
Maurizio Fratta Dal giornale Primapagina di Chiusi anno XX n.9 - 13 giugno 2009
Sono ormai più di cento gli indios uccisi nel corso della repressione scatenata dalle forze armate peruviane in Amazzonia per fronteggiare la sollevazione delle comunità indigene che da oltre due mesi si battono in difesa dei loro diritti. Richiamandosi alla Convenzione della Organizzazione Internazionale del Lavoro sui popoli indigeni che sancisce i diritti sui territori ancestrali, le popolazioni si oppongono ai devastanti processi di deforestazione ed alla cessione della loro terra alle compagnie petrolifere. Se è stato recentemente calcolato che le foreste nel mondo consentono a circa 800 milioni di esseri umani di sopravvivere, un recente studio dell’ONU riferisce che oltre il 17% di tutte le emissioni deriva proprio dalle deforestazioni.
Con più deforestazioni e maggiore innalzamento della tempertura, il rischio è ormai quello di una mutazione climatica irreversibile. Questo straordinario ciclo di lotte, cominciato tra resistenze ed insurrezioni, agli inizi del XXI secolo in Bolivia e culminato con l’elezione di Evo Morales, primo presidente indigeno del continente, ha portato all’attenzione del mondo la forza, la determinazione e la capacità di trasformazione profonda del movimento sociale ed indigeno latinoamericano.
Un movimento che a partire dalle lotte contro la privatizzazione dell’acqua, sollecitando la nazionalizzazione delle risorse energetiche e minerarie ed indicando una riforma agraria dal basso, ha avuto il merito di dimostrare che è possibile contrapporsi al modello neoliberista ma anche costruire contropoteri rivendicando modelli di vita alternativi. A Puno in Perù, sulle sponde del lago Titicaca, si sono riuniti i rappresentanti di questo fronte per dare vita al IV Vertice continentale  dei popoli e delle nazioni indigene delle Americhe (Abya Yala).
La strada tracciata dalla rivoluzione zapatista del ’94 vede ora, con la partecipazione dei rappresentanti del Brasile, Perù, Guatemala, Messico, Cile, Argentina, Bolivia, Panama e degli altri stati, aprirsi una nuova prospettiva. Proponendo una visione di un mondo dove l’ uomo mantiene un rapporto armonico ed equilibrato con la natura, promovendo l’uguaglianza tra gli esseri viventi ed il rispetto per la complementarietà dei ruoli tra donne ed uomini, riscoprendo attraverso l’attuazione di pratiche ancestrali i valori della loro identità e del buen vivir, i popoli indigeni presentano al mondo un’alternativa concreta al sistema neoliberista le cui politiche sono totalmente fallite. Sono state le donne a dare il via alla Cumbre Continental mercoledì 27 maggio. Rivendicando una attuazione immediata delle leggi già esistenti in alcuni stati in difesa dei loro diritti, molte delle delegate hanno denunciato con vigore e coraggio le politiche dei governi.
Come nel caso di Aida Onic,colombiana, espulsa dalla sua terra natale dopo l’assassinio di suo marito per responsabilità del governo di Alvaro Uribe.  Come altrettanto radicali ed intransigenti sono state le posizioni emerse in tema di biodiversità e sovranità alimentare, con un diniego assoluto sull’utilizzo di ogm ed un no al confezionamento degli alimenti. Mentre in tutto il mondo si assiste all’aumento del prezzo medio delle derrate alimentari che drammaticamente determina per centinaia di migliaia di individui l’impossibilità ad acquistare il cibo per sopravvivere, da Puno le donne indigene si battono con determinazione per difendere la ricchezza e la diversità delle loro colture ed indicano a tutti una via alternativa all’economia del profitto, dell’iperconsumo e della crescita all’infinito.



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Inserito sabato 27 giugno 2009


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