16/02/2020
direttore Renzo Zuccherini

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Processo Brushwood: quinta udienza
I Ros non rispondono al giudice


I Ros mostrano le carte dell’accusa,  grida dalle sue locandine un
quotidiano locale la cui corrispondente dal processo, come si è visto
nella giornata di ieri, ha una frequentazione positiva, che si traduce
in lunghi colloqui, con gli autori dell’operazione Brushwood.

L’articolo uscito oggi (1 luglio ) non è interpretabile e non lascia
dubbi, infatti non parla di ciò che ieri è accaduto, non ne parla per
niente, e in particolare non parla del niente su cui è fondata
l’accusa di terrorismo e sul passaggio chiave dell’udienza di ieri che
è questo; un giudice ha chiesto al militare dei Ros che ha guidato le
operazioni e con insistenza: Quale è la struttura del gruppo? Quali
sono le sue armi? Quali sono i collegamenti con altri gruppi
nazionali?  Quali sono le sue fonti di finanziamento? Quale è il luogo
in cui si incontrano i suoi membri? Con quanta regolarità?

Risposte dell’ufficiale dei Ros: nessuna risposta! Solo imbarazzo e
farfugliamenti.

Per il resto dettagli che lasciano pochi dubbi sui pregiudizi verso i
4 ragazzi di Spoleto

Totalmente smentita è stata l’affermazione, perciò falsa, fatta nella
precedente udienza dal Colonnello Fabi, della loro certezza che
Fabiani e Di Nucci fossero a Vicenza perché li avevano visti partire a
Piazzale Bove che sta sotto le finestre della loro caserma. Infatti
Fabiani e Di Nucci non sono mai stati a Piazzale Bove e a Vicenza sono
andati in auto senza passare per Perugia.

Sono state ascoltate varie intercettazioni telefoniche e ambientali,
intercettazioni che lo stesso PM ha giudicato incomprensibili
chiedendone la trascrizione. Tra queste la brava giornalista locale
pesca quello che non si è neanche capito a detta dei giudici, vorrà
forse dire che qualcuno glielo avrà spiegato.

In conclusione valga a comprendere la situazione questo  episodio. Uno
dei carabinieri ha letto una lettera di Corrias scritta dal carcere,
in cui si legge: “Hanno il monopolio della violenza, ma non possono
avere il monopolio della nostra mente”, firmato “un ribelle”. A quel
punto la difesa ha ironizzato chiedendo, se anche Vasco Rossi, che si
definisce “ribelle”, può essere considerato il capo della COOP-FAI,
mentre un altro difensore ha chiesto sarcastico se Bertolt Brecht, che
ha scritto: “è più criminale fondare una banca che rapinarla”, può
essere considerato l’ideologo di tutti i rapinatori dagli anni 30 ad
oggi.

Siamo al già visto. Con questi inquirenti una scritta sui muri
moltiplicata per un’ idea può fare un’inchiesta. La verità è invece
un’altra, una scritta sui muri moltiplicata per un’idea non fa un
terrorista.

Prossima udienza il 22 settembre.

www.comitato23ottobre.com



Comitato 23 Ottobre

Inserito venerdì 3 luglio 2009


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