Ricordando Giorgio Filippi
...compagno e poeta resistente, costruttore di umanità
“La Tramontana” ha scritto: «Si è arreso alla malattia Giorgio Filippi, lui che non si era arreso alle tante difficoltà della vita, che aveva continuato sempre a impegnarsi per la pace e gli ideali di giustizia, che aveva resistito alle sconfitte e le aveva superate con l'impegno, la tenacia, l'ottimismo della volontà, ma anche con la leggerezza della parola, con i suoi versi densi di colore e di vitalità». È vero. Luigino Ciotti, del Circolo Primo Maggio di Bastia, ha subito postato un bel ricordo del nostro Giorgione (“non ti dimenticheremo”), ricordandone la vita professionale (maestro e pedagogo), l’attività politica (Avanguardia Operaia, Democrazia Proletaria…), la scelta di dedicarsi infine al giornalismo, alla scrittura, alla poesia. Io lo ricordo negli anni del nostro Sessantotto e, poi, dopo una lunga fase (anche in virtù della mia lontananza da Perugia per una decina d’anni), ci siamo ritrovati a scrivere, a collaborare con la rivista "risonanze". E fu in tale contesto che conobbi la rivista “l’altrapagina”, che regolarmente ci portava e mi regalava. Quell’esperienza terminò; e gli anni passarono, passarono senza vederci, finché un anno fa circa rieccoci insieme: mi cercò e mi invitò a partecipare attivamente, a collaborare, concretamente con “l’altrapagina”. Ed è stato bello incontrarci periodicamente, o sentirsi al telefono, per programmare iniziative culturali di tutto rispetto e indubbio valore. Su questo gli devo molto, perché mi ha da subito, se non da sempre, dato grossa ed umana fiducia. Sapevamo tutti che improvvisamente si era sentito male e fu ricoverato in Ospedale. E purtroppo ho da subito temuto che accadesse ciò che è successo… Appena l’ho saputo l’ho ringraziato e ricordato con questa poesia, condivisa immediatamente con il “gruppo Samurai” (bizzarra e simpatica definizione di sei compagni e amici) di, appunto, la rivista “l’altrapagina”.
Sto al sole, guardo la domenica della gente, mi chiamano per dirmi che sei morto, e torno spugna, legna, topo, niente. (Franco Arminio)
Giorgio, il caro e simpatico Giorgione, negli anni ha scritto svariate sillogi poetiche; ne riporto alcune, tutte con un sotto titolo a seguire, che impersonifica la originalità, la profondità, la delicatezza, la forza e la fragilità del sentire dell’autore stesso. Ecco allora Agilla (poesie per Trasimeno in una notte d’estate), Endimione (poesie per fiori gialli), Cyrano (poesie di luna rossa e girasoli), Blu luna (poesie tutte d’un fiato), Elianto (poesie del girasole), Elena (poesie di fragile urgenza e una stramba canzone). Per un motivo o per un altro, ho potuto nel tempo assistere ad un paio soltanto di presentazioni delle sue opere. In particolare Elena, l’ultima, da cui trascrivo qua due poesie.
Gioca la tua voce e nel racconto musica il mio nome lo ripete lo ripete come carezza lieve lo ripete
alla fine rotola in un abbraccio
Gaza brucia Gaza brucia
hai sete e affoghi hai fame e arsa mordi la terra hai sonno e la notte e il buio tremano squarciati dal fuoco
aggrappi la vita
che evapora nel fetore
A Giorgio è stato dedicato l’incontro pomeridiano “Incontro con la Poesia”, che da anni Matilde, Liliana e Antonietta propongono, tenutosi presso la Biblioteca “Gianni Rodari” di Corciano (la sede è a San Mariano) venerdì 9 gennaio. L’emozione era nell’animo e negli occhi di tutti i presenti, soprattutto in coloro che lo conoscevano: ma un’emozione non malinconica bensì viva, quella vivezza che Giorgio aveva e voleva sempre regalare a chi lo circondava. E non poteva, questo gradevolissimo pomeriggio, che aprirsi e chiudersi così con due sue poesie.
Spargimi al vento
torna a raccogliermi
dopo sarò quel papavero rosso di primavera sul ciglio del sentiero
esile lui pur continua a ridere con le foglie del bosco di tanti umanissimi disastri
Come fiore si nutre di sole
d’allegria ha bisogno il mio giorno
e cinguetta adesso nell’alba
Dalla biblioteca di Corciano (e Gianni Rodari sicuramente era al maestro Giorgio assai caro) eccomi alla libreria “Alibù” di Umbertide, il paese natale di Giorgio, ove, il giorno successivo, sabato 10 gennaio, è stato da tanti, tanti, tanti, ricordato, con le parole dei compagni presenti, cui tanto teneva, con la lettura di alcuni suoi versi, con note musicali ad intrecciare e amalgamare le voci e i silenzi (pur essi significativamente espressivi) in quella libreria ove Giorgio avrebbe dovuto presentare il libro “Non piangerò” della poetessa palestinese Fatwa Tuqan; la biblioteca, oggi in una nuova sede, donde Giorgio iniziò il suo percorso, di vita, di narrazioni, di impegno politico e sociale, di insegnamento, di amicizie e oltre…
Nelle onde
Quella notte I volti sbiadirono intorno a noi E tutto scomparve Meno il bagliore blu Dei tuoi occhi e il richiamo In quel blu brillante Dove il cuore Ha navigato come una nave (Fatwa Tuqan)
Giorgio è stato un uomo mite e tenace, un uomo fragile ma forte e ottimista. Mite perché pacato e altruista, tenace perché resistente, fragile nel corpo ma forte nell’animo e ottimista grazie alla sua bontà d’animo e alla fiducia nelle persone a lui vicine in cui credeva e cui voleva bene. Da un punto di vista strettamente personale è la gratitudine il sentimento con cui lo ricordo: per avermi cercato, per aver creduto in me e in quello che proponevo e scrivevo, dall’esperienza di “risonanze”, insieme a Renzo e a Matilde, a quella più recente ad una “nuova” “l’altrapagina” L’ho sempre ringraziato di questo. E lo ringrazio e gli dico: Ciao Giorgio, con questa sua ultima breve (ma mite e ottimistica) poesia:
Perditi nel silenzio della tremante fatica del ramo al suo fiorire di primavera
Donati al rosso sole adagiato su questo tramonto
Daniele Crotti
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