10/02/2026
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Diario dal Sud Sudan
Oltre al picco dei casi di malaria, la stagione umida aumenta notevolmente il rischio di essere morsi dai serpenti

Tra tante incognite e incertezze qui ad Abyei c'è un punto fermo: farà caldo per un bel po’ e tornerà a piovere soltanto a maggio, con l’inizio della stagione delle piogge.

Oltre al picco dei casi di malaria, la stagione umida aumenta notevolmente il rischio di essere morsi dai serpenti: l’innalzamento dei livelli dell'acqua costringe i rettili a cercare rifugio in zone asciutte, spesso vicine alle abitazioni. Particolarmente a rischio sono i bambini che giocano in strada e le persone che lavorano nei campi. 

“Tieni sempre la porta chiusa, controlla la camera più volte al giorno, due settimane fa c’era un serpente vicino ai bagni” mi dice Celine, logista, con voce seria perché il rischio di essere morsi c’è tutto l’anno. 
Si tratta di un'epidemia nascosta: il veleno del morso di serpente uccide ogni anno più di 100.000 persone in tutto il mondo.
Anche se esistono trattamenti efficaci, nelle aree rurali le cure sono di fatto inaccessibili perché l’antidoto costa più di quello che la gente guadagna in un anno intero.  

Tempestività e qualità del siero iniettato come antidoto, sono i due fattori che salvano la vita delle persone. 
Achan ne è l’esempio. È arrivata in ambulanza nell’ospedale Ameth Bek dopo essere stata morsa da un serpente. È successo di notte, mentre andava a prendere l'acqua per i figli. È stata immediatamente portata in terapia intensiva all'ospedale di Abyei e sottoposta a un intervento chirurgico per rimuovere il tessuto necrotico e le è stato somministrato un antidoto. 

“Non ho visto il serpente perché era buio, ma dal dolore ho capito subito che non poteva essere un insetto comune, ho sentito prurito e ho iniziato a gonfiarmi”, mi ha raccontato.

La donna ha due figli, uno dei quali, come puoi vedere dalla foto, è venuto in ospedale con lei perché lo sta ancora allattando.  A fianco a me, non inquadrata, la mamma di Achan che lo fa sorridere. Saranno davvero contenti tra qualche giorno, quando torneranno a casa.  

A casa tornerò presto anche io. Ho preso i manghi per i miei figli, mi prometto di rifare a casa il caffè con lo zenzero preso ogni mattina al baretto di fronte l’ospedale. Saluto Vittorio, la prima persona che ho incontrato, che continua la sua visita. Saluto i colleghi.  

I "bisogni sono immensi", ti raccontavo nel precedente episodio, ma quando li si guarda negli occhi quell'immensità si riduce al morso di un serpente.


Maurizio Debanne, Responsabile Ufficio Stampa



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Inserito martedì 3 febbraio 2026


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