10/02/2026
direttore Renzo Zuccherini

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Il futuro dell'Iran
L'Iran tra manifestazioni, crisi economica e instabilità politica



La fine dell’anno per la Repubblica islamica iraniana è stato caratterizzato da manifestazioni contro il regime, a causa della disastrosa situazione economica in cui versa da tempo il paese, e questo ha portato ad un laceramento del tessuto sociale iraniano. Le piazze della capitale si sono gremite di persone per reclamare migliori condizioni di vita, diritti, libertà e la fine della Repubblica islamica.
Tutto è partito il 28 dicembre, quando un gruppo di negozianti di Teheran ha deciso di scioperare, attraverso la chiusura delle proprie attività economiche. La risposta delle autorità islamiche è stata una repressione mortale contro i manifestanti, ricorrendo all’uso della violenza, delle armi da fuoco e agendo con arresti di massa. 
I Guardiani della rivoluzione e le forze speciali di polizia hanno fatto ricorso a fucili, pistole caricate con proiettili di metallo, gas lacrimogeni e pestaggi con il fine di disperdere, intimidire e punire i manifestanti, i quali protestavano pacificamente. Centinaia, se non migliaia di manifestanti sono stati arrestati arbitrariamente, molto spesso adolescenti di età inferiore ai 18 anni. Molte delle persone portate nelle carceri sono state messe in isolamento o fatte sparire senza lasciare tracce. 
La crisi economica che pervade l’Iran, e motivo alla base delle proteste, nasce dalla corruzione interna e dalle sanzioni internazionali che limitano le esportazioni di greggio a soli 1,77 milioni di barili al giorno, di cui l’80% viene acquistato dalla Cina. Per far fronte a questa crisi le Autorità della Repubblica islamica hanno promesso di aumentare gli stipendi e i sussidi alle famiglie con redditi bassi; si tratta di misure che dovrebbero entrare in vigore dal prossimo 21 marzo, ma aumentare i sussidi non farà che incrementare l’inflazione, la quale ha raggiunto livelli record superando il 40%, e nel caso delle derrate alimentari ha toccato il 72% annuo. 
Inoltre, il governo iraniano ha finanziato il regime di Assad e attualmente continua a finanziare Hezbollah, in Libano. Il popolo iraniano ritiene intollerabile che questi fondi siano stati convogliati all’estero, anziché utilizzati per il benessere della popolazione. La Repubblica islamica ormai ha perso di credibilità e gli iraniani sono stanchi del futuro incerto che si prospetta per loro. 
Nelle ultime settimane abbiamo visto manifestazioni di solidarietà per il popolo iraniano in tutto il mondo; il principe Pahlavi è comparso, più volte sulle reti  appoggiando le manifestazioni e esortando il popolo iraniano a continuare con le proteste, dichiarando che, se dovesse cadere il regime e fosse lui a guidare la transizione, come prima cosa riconoscerebbe lo Stato di Israele, ma una buona parte degli iraniani non vede di buon grado questo rapporto “servile” tra Israele e il principe Pahlavi. 
Il principe non è soggetto solo al servilismo nei confronti di Israele, ma anche nei confronti degli Stati Uniti. Il presidente Trump ha spesso dichiarato di stare dalla parte dei manifestanti, ma questo non cambia il fatto che, nell’ipotesi di una caduta della Repubblica islamica i primi a mettere le mani sulle riserve petrolifere iraniane sarebbero proprio gli Stati Uniti. 
Gli ultimi aggiornamenti dicono che questa settimana si svolgeranno in Oman i colloqui tra Stati Uniti e Iran. Il futuro dell’Iran è ancora tutto da scrivere e intanto nelle strade di Teheran le persone continuano a morire per aver chiesto i propri diritti. 




Vanessa Bocci

Inserito domenica 8 febbraio 2026


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