Ci ha lasciato il 10 marzo Ombretta Ciurnelli, insegnante e poeta, che aveva scelto il suo dialetto nativo di San Martino in Campo come lingua poetica capace di far emergere a pieno il sentimento della vita, del tempo, della stessa città.
La sua poesia, in cui racconta e si racconta con i suoni aspri e terragni del registro arcaico del dialetto di Perugia, le ha valso numerosi riconoscimenti, tra cui il premio nazionale di poesia in dialetto “Città di Ischitella-Pietro Giannone” (2009).
Dopo la prima raccolta, Badarellasse ncle parole, abbecedario di acrostici (contenente un CD con voce recitante, Guerra, Perugia 2007), nel 2009 ha pubblicato L’arcontastorie (Guerra, Perugia), in cui in versi novenari narra drammatiche vicende di donne sullo sfondo di un’arcaica società contadina, nel 2010 la raccolta Si curron le formiche (Guerra, Perugia) e nel 2013 La città del vento. Poesie in lingua perugina (Cofine, Roma), opera segnalata al premio nazionale di poesia “Sandro Penna”; del 2020 è Gì e nì (Cofine Roma), una allegoria dell’esistere e del fare e del disfare, dell' altalena in due movimenti inseparabili tra slancio pungente e ritrarsi sognante. Infine nel 2023 è uscito Lippe lappe. Cento quartine in lingua perugina (Era nuova, Perugia), in cui alla classicità dell'endecasillabo e della quartina si oppone il mantra poetico (lippe lappe), cifra esplicita della precarietà delle condizioni dell'esistenza: "una condizione che è e non è al tempo stesso".
Ha al suo attivo un testo teatrale in lingua italiana, Dai campi di granturco ai gelsomini (Fabbri, Perugia 2012), in cui riprende le vicende umane e pubbliche di Nazareno Squarta, capolega di S. Martino in Campo perseguitato fisicamente e moralmente dal fascismo trionfante; ed è tra i curatori dell’antologia OliveTolive. Poesia dell’olivo da Omero a oggi (Fabbri, Perugia 2011). Nel 2015 ha curato l’antologia Dialetto Lingua della Poesia (Roma, Cofine), in cui sono raccolte poesie ‘metalinguistiche’ di cento poeti, da Carlo Porta ai giorni nostri, con l’intento di cogliere il valore e il significato del dialetto nella vita e nella scrittura poetica.
Nel suo lavoro critico, ha riflettuto sul rapporto lingua / dialetto dapprima in una prospettiva di carattere sociolinguistico, evidenziando come il dialetto sia stato considerato lingua humilior, adatta alla immediatezza della comunicazione spontanea e quindi altra rispetto alla lingua dotta. Riferendosi allo specifico ambito poetico, ha mostrato, sulla scorta del saggio di Franco Brevini "Le parole dimenticate", come nel secolo scorso si sia passati da una poesia dialettale legata al reale, alla concretezza del vivere e spesso caratterizzata da toni satirici o comici, a una poesia lirica, quella che è definita poesia neodialettale.
Ha collaborato con recensioni e note critiche alla rivista "Periferie"; nel 2012 è stata una delle fondatrici della Società del Bartoccio.
Lascia una traccia profonda e intensa nella cultura perugina, non solo dialettale.