26/03/2026
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Un ricordo di Ombretta Ciurnelli
Ombretta, il cui nome ha origine fogazzariane, ci ha lasciato ai primi di marzo


Desidero così offrire un mio ricordo in quanto in alcune occasioni ebbi modo di collaborare con lei, in maniera del tutto marginale, ma per me gratificante. Era una poeta dialettale, il cui idioma era quello della piana di S. Martino in Campo (ne era convinta ed orgogliosa), da dove proveniva. Tra le tante belle e significative cose che ha scritto in versi non posso dimenticare quanto offrì per il nascente Ecomuseo del Tevere, con una lunga pregnante poesia dedicata alle lavandare di Pretola ma non soltanto, vincitrice peraltro di un premio (forse uno dei tanti che Ombretta si meritò).
Ho con me tre sue opere poetico-letterarie, di cui mi fece dono, nel tempo.
In L’arcontastorie (2008) questa la dedica che mi fece: “È con piacere (un po’ presuntuoso) che ti faccio dono di questo libro”.
In Si curron le formiche (2010) la dedica fu questa: “Per te formiche/parole che spero non siano troppo invadenti. Un caro saluto”.
Per il suo OliveTolive – Poesia dell’olivo da Omero a oggi (2011), le diedi alcuni suggerimenti, per i quali mi ringraziò moltissimo (ero presente alla sua presentazione a Spello). Il primo suggerimento fu per Mario Rigoni Stern con il suo “L’ulivo”, di cui riportò un frammento del racconto tratto da “Arboreto salvatico”. Il secondo fu per le poesie del poeta palestinese Mahmoud Darwish dedicate a questa pianta, di cui inserì la poesia “Stato d’assedio”.

Stato d’assedio

Le nostre perdite: da due a otto martiri, giorno dopo giorno.
E dieci feriti.
E venti case.
E cinquanta ulivi…
Aggiungeteci la perdita intrinseca
che sarà il poema, l’opera teatrale, la tela incompiuta.
Una donna ha detto alla nube: copri il mio amato
perché ho le vesti grondanti del suo sangue.


Saluto così ed infine Ombretta (che ci unisce l’origine del nome proprio, dal Daniele Cortis al… Piccolo Mondo Antico…!) con una sua ode dialettale tratta da Si curron le formiche

E camino

E camino arcercanno muliche
ntlo stradello arcuperto de sterpe
dua le storie de l curre de l tempo
le formiche ònno scritto gni pòsto
e pu acosto me pàsseno fitte
nchi lor clóre da l bujo sclorite
flusumìe n prucissione compòste
che nco j’occhie anebbiete m’ardicno
badarèlle de j’anne muccite
o le strede sajite in sajita
e l velucchio borbotta n soché
ta l fiaton che me strigne l rispiro
e pio corpo dentorno i rimore
risvejanno pensiere ariscòste
che pu curron prèscia a ngluppasse
nti mi notte de j’anne più cèrbe

E cammino

E cammino ricercando briciole/nel viottolo coperto di sterpi/dove le storie del correre del tempo/le formiche hanno scritto in ogni luogo/e poi accanto mi passano fitti/con i loro colori dal buio scoloriti/volti in processione composti/che con gli occhi annebbiati mi ripetono/giochi degli anni fuggiti/o le strade salite in salita/e il vilucchio mormora un segreto/all’affanno che mi stringe il respiro/e prendono corpo intorno i rumori/risvegliando pensieri nascosti/che poi corrono in fretta a rifugiarsi/nelle mie parole degli anni più acerbi




Daniele Crotti

Inserito martedì 17 marzo 2026


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