Quando essere Palestinese diventa una condanna a morte
Il parlamento israeliano approva la pena di morte per terrorismo
Lunedi 30 marzo la Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato una legge che introduce “la pena di morte per i terroristi”, però il provvedimento è rivolto esclusivamente ai palestinesi che hanno preso parte ad attacchi terroristici anti-israeliani mortali, mentre gli israeliani non verranno minimamente toccati da questo decreto. Questo è l’esempio palese di come la legge sia uguale per tutti. Il progetto di legge, presentato da un gruppo di deputati di un partito di estrema destra che fa parte della coalizione di governo, è stato approvato con 62 voti a favore e 48 contrari. Naturalmente non poteva mancare il voto favorevole del primo ministro Benjamin Netanyahu. Il testo era stato contestato il 29 marzo da Berlino, Londra, Parigi e Roma, che avevano invitato il parlamento israeliano a rinunciare ad un disegno di legge, il quale metterebbe Israele in una posizione critica in materia di principi democratici. Rammentiamo che lo Stato d’Israele si è sempre proclamato esempio di democrazia in tutto il Medio Oriente, ma l’approvazione di questa norma ha ben poco di democratico. Il progetto di legge prevede che “ chiunque causi la morte di un cittadino israeliano con l’intento di mettere fine all’esistenza dello Stato d’Israele sarà condannato a morte o all’ergastolo”. Tuttavia per i palestinesi residenti in Cisgiordania occupata, la pena capitale sarà la sanzione predefinita in tutti i casi in cui l’omicidio sarà definito un atto di terrorismo dalla giustizia militare israeliana. La pena di morte sarà applicabile entro 90 giorni dalla condanna definitiva, con una possibile proroga fino a 180 giorni. Subito dopo l’approvazione da parte del parlamento israeliano non si sono fatti attendere i commenti del Consiglio europeo, il quale ha denunciato un grave passo indietro da parte di Israele, mentre gli Stati Uniti hanno affermato, tramite un portavoce del dipartimento di stato, di rispettare il diritto sovrano d’Israele di decidere quali sanzioni applicare alle persone riconosciute colpevoli di terrorismo. “Questa legge costituisce un crimine e una pericolosa spirale” , ha affermato il ministero degli Esteri palestinese. “Mostra il volto reale del sistema coloniale israeliano, che punta a legittimare le esecuzioni extragiudiziali conferendogli un’apparenza legale”. L’Associazione per i diritti civili in Israele (Acri) ha annunciato di aver presentato un ricorso urgente alla Corte suprema contro la legge, definita “discriminatoria per i palestinesi della Cisgiordania e non ha base legale, inoltre la Knesset non ha il potere di legiferare per la Cisgiordania, sulla quale Israele non ha nessuna sovranità”. Amnesty International ha definito il decreto “crudele, inumano e degradante”, evidenziando che si tratta di una negazione irreversibile del diritto alla vita. “È importante sottolineare che questa norma sarà applicata dai tribunali militari israeliani che hanno un tasso di condanna superiore al 96% e spesso basano le sentenze su confessioni estorte sotto tortura”, ha aggiunto Amnesty International. La legge è stata denunciata come una violazione diretta dei criteri internazionali sui diritti umani. La reazione del mondo umanitario è stato di unanime condanna, definendo la legge un ulteriore passo verso l’inasprimento del sistema di apartheid contro i palestinesi.
Vanessa Bocci
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