10 aprile: Piero Rosi oggi avrebbe compiuto 80 anni
Piero aveva un'intelligenza appassionata, robusta e raffinata allo stesso tempo, tipica di quella generazione che aveva ancora forti radici nella cultura contadina ma insieme aperta e curiosa del mondo
Questa foto è del 1982. C'eravamo conosciuti qualche anno prima a Bagnacavallo un paesotto della Romagna che ospitava un seminario di analisi istituzionale guidato tra gli altri da uno scatenato George Lapassade. Piero mi affascinava parlandomi di quelli che considerava i suoi maestri: Gregory Bateson e la scuola di Palo Alto, l'Antipsichiatria di Roland Laing, Mara Selvini e la scuola sistemica di Milano. Ma anche il nonno Peppe che aveva lavorato alla Veterinaria di Perugia e lo zio Peppino che apriva con il suo Landini il corteo del primo maggio a Umbertide, insieme alle storie di Seccafieno, di Giuppelezucche, della Fatigona... Poi mi portò a conoscere i suoi luoghi mitici: la piazza della Fontana a Perugia, Monteripido e i luoghi francescani, l'Eremo delle carceri in particolare, il ponte delle carceri a Spoleto. Ma anche Milano, con i suoi cortili nascosti e le balere sui Navigli, e infine Boston e il MIT... Io ero incantata dalla sua straordinaria capacità di ricordare e di raccontare, figlia di quella grande tradizione orale che aveva la sua origine nei racconti a veglia delle campagne. Piero aveva un'intelligenza appassionata, robusta e raffinata allo stesso tempo, tipica di quella generazione che aveva ancora forti radici nella cultura contadina ma insieme aperta e curiosa del mondo e con il mondo intero capace di dialogare.
Antonietta Petetti
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