Il tramonto di Orban e l'ascesa di Magyar
Segnano veramente un cambio di rotta per il futuro dell'Ungheria?
Le elezioni in Ungheria si sono concluse con la sconfitta di Orban dopo 16 anni al potere. In una tornata elettorale con affluenza record (oltre il 78%), il partito di Péter Magyar ha ottenuto 138 seggi, superando la soglia dei due terzi necessaria per modificare la Costituzione. Ma chi è il nuovo presidente ungherese? Classe 1981, nato in una famiglia conservatrice di alto profilo - il nonno era un noto avvocato e conduttore tv, il padrino di battesimo era l’ex presidente Ferenc Màdl - Magyar studia legge, nel 2002 entra nel Fidesz, il partito di Orban, e da lì la sua carriera è tutta in discesa: console a Bruxelles, ruoli chiave al Ministero degli Esteri, alla Presidenza del Consiglio e alla guida di enti statali come la banca di sviluppo e l’agenzia prestiti agli studenti. Nel 2006 sposa Judit Varga, destinata a diventare una delle donne più rilevanti del regime: Ministro della Giustizia dal 2019 e figura chiave del regime illiberale di Orban. Nel febbraio del 2024 esplode lo scandalo delle grazie presidenziali. La presidente Katalin Novàk, alleata di Orban, aveva graziato Endre K., complice di abusi sessuali su minori in un orfanotrofio di Bicske. Judit Varga, all’epoca ancora Ministro della Giustizia, e già separata da Magyar, aveva controfirmato la grazia come previsto dalla procedura. Lo scandalo travolse sia Novak che fu costretta alle dimissioni, sia la Varga che si ritirò dalla vita pubblica, rinunciando alla candidatura alle europee. Fu proprio in questo clima di caos che Magyar iniziò una campagna di denuncia contro corruzione, clientelismo, controllo sui media e deriva autoritaria del governo Orban. Magyar prese le redini del piccolo Partito Tisza, trasformandolo in un movimento di massa. Alle europee del 2024 ottenne il 30% con una crescita che non si è più arrestata. È inevitabile sottolineare il fatto che il Partito Tisza non è un partito di opposizione, ovvero un partito di sinistra, ma un partito di centro-destra, con un’ideologia basata sul conservatorismo, liberale, populista, europeista e moderato. Cosa possiamo aspettarci dalla sua vittoria? Magyar non è un liberale di sinistra né un rivoluzionario, si definisce un conservatore “anti-semita” nato dentro il sistema. Promette un cambio di regime morbido, il ripristino dello stato di diritto, la lotta alla corruzione, lo sblocco immediato dei fondi Ue congelati da Bruxelles, l'ingresso nell’eurozona entro il 2030 e la riduzione della dipendenza energetica dalla Russia entro il 2035, pur mantenendo legami con Mosca. Per quanto riguarda il tema migrazione, Magyar vuole adottare una linea più dura di quella del suo predecessore abolendo il programma dei lavoratori stranieri extra-Ue; infine sull’Ucraina resta cauto: niente armi e niente ingresso rapido nell’Ue. Magyar si è fatto amare dal popolo ungherese, parlando alla pancia dei cittadini: questa è stata la chiave vincente che l’ha portato alla vittoria. Il popolo ungherese auspica un cambiamento di rotta e queste elezioni sono state la dimostrazione della speranza riposta in un uomo che si è dimostrato capace di attaccare un sistema ormai collaudato da anni. All’inizio della sua carriera politica, anche Orban aveva posizioni liberali, poi si indirizzò verso posizioni più radicali, illiberali di destra nazionalista e populista. Naturalmente solo il tempo darà le risposte al popolo ungherese, intanto l’Ungheria festeggia questo cambio di regime con la speranza in un futuro più democratico.
Vanessa Bocci
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