Morto un Nodino, se ne ipotizza un altro, più lungo, più costoso, più tutto
Il ritorno periodico del tema del Nodo nel dibattito pubblico regionale e perugino blocca ogni discussione seria sulle cause reali del problema e ripropone una soluzione vecchia, costosa e inadatta. L’unica vera soluzione sarebbe quella di investire con decisione sul trasporto pubblico su ferro
“Il salto in avanti dell’assessore De Rebotti sul Nodo di Perugia, se da un lato sancisce la morte definitiva del nodino, dall’altro ipoteca la progettualità presente e futura dell’Umbria.”
Lo dichiara Paolo Festi, coordinatore regionale Fiab e presidente di Fiab Perugia Pedala, associazione fin da subito schierata contro la realizzazione della mega opera stradale.
“Ci hanno francamente stupito le parole dell’assessore regionale”, continua Festi: “come si può dire che il Nodo rappresenta l’unica opera strategica per l’Umbria, anzi per il centro Italia? Questa è l’unica visione della mobilità per Perugia e la Regione nei prossimi 30 anni?
Fiab Perugia Pedala esprime forte preoccupazione per una prospettiva che continua a concentrare attenzione, risorse e progettualità su nuove infrastrutture stradali, mentre il potenziamento del trasporto pubblico viene evocato solo in modo generico, senza apparire sostenuto da progetti di sviluppo altrettanto concreti.
Continuare a investire tempo e ingenti risorse in un progetto come il Nodo rappresenta la pietra tombale su ogni possibile investimento, anche strategico, sul trasporto pubblico, in particolare su ferro, come ha ben sottolineato anche la sindaca di a Perugia Vittoria Ferdinandi.
Perugia e l’Umbria, che già vantano i poco invidiabili primati di territori col più alto numero di auto pro-capite, avrebbero bisogno di politiche per diminuire la dipendenza delle persone dall’uso del mezzo privato. Una necessità ancora più evidente in un periodo in cui la fragilità di questo modello emerge con forza: per l’ambiente, per la qualità della vita e per le tasche dei cittadini e delle cittadine, anche alla luce dell’incidenza dei conflitti internazionali sul prezzo dei carburanti.
Il ritorno periodico del tema del Nodo nel dibattito pubblico regionale e perugino blocca ogni discussione seria sulle cause reali del problema e ripropone una soluzione vecchia, costosa e inadatta.
Nell’immediato, andrebbero innanzitutto adottate misure serie per un controllo effettivo della velocità nel tratto compreso tra Collestrada e Ellera, causa principale dei molti incidenti che poi hanno conseguenze disastrose sul traffico cittadino.
Su questo, invece, non si interviene e quasi non si discute. Si alimenta così l’illusione che, pur di “fare qualcosa” contro gli ingorghi di Ponte San Giovanni, qualsiasi opera vada bene: anche se non affronta le cause reali del problema e rischia di assorbire risorse che servirebbero altrove.
Va inoltre ricordato che è già stato approvato il raddoppio delle rampe di accesso al raccordo in entrambi i sensi. Un intervento i cui effetti dovrebbero essere positivi e che andrebbero comunque valutati prima di immaginare altre opere ben più costose e impattanti.
Nel medio-lungo periodo, ovvero lo stesso orizzonte temporale di una mega-opera come il Nodo, l’unica vera soluzione sarebbe quella di investire con decisione sul trasporto pubblico su ferro, offrendo una reale alternativa ai numerosi pendolari che entrano ed escono da Perugia per motivi di lavoro o studio. A questo andrebbe affiancata una vera integrazione con il trasporto pubblico urbano e con un sistema organico di percorsi per la mobilità attiva all’interno della città.
“Questa”, ribadisce Festi, “è la progettualità che andrebbe sviluppata. Questa dovrebbe essere la risposta chiara alla domanda di infrastrutture utili alla collettività, invece di continuare a rincorrere opere pensate per soddisfare gli appetiti di determinate categorie.”
Un sistema ferroviario adeguato, capillare e frequente, sarebbe anche il migliore supporto al turismo di qualità legato ai cammini e al cicloturismo, ambiti sui quali la Regione ha più volte dichiarato di voler investire. Un turismo capace di portare ricchezza diffusa nei territori e distribuita lungo tutto l’anno.
“Questo è il vero nodo da sciogliere”, conclude Festi, “affinché la sostenibilità non sia solamente un vago richiamo buono per le campagne elettorali, ma il faro che orienta qualsiasi scelta programmatica e progettuale”.
Fiab Perugia pedala
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