Anni di occasioni mancate sulla ciclabilità
Soldi pubblici spesi senza una visione, infrastrutture discontinue, progetti ridimensionati e manutenzione insufficiente: “Non basta disegnare una bicicletta sull’asfalto per parlare di mobilità ciclabile”
Negli ultimi anni il Comune di Perugia ha più volte annunciato interventi per favorire la mobilità ciclabile, presentandoli come parte di una strategia di modernizzazione della città. Alla prova dei fatti, però, il quadro che emerge è ben diverso: risorse pubbliche impiegate per infrastrutture spesso poco utili, tratti discontinui, soluzioni progettate male, interventi rivisti progressivamente al ribasso e opere che, già poco dopo la realizzazione, mostrano gravi criticità costruttive e manutentive.
Fiab Perugia Pedala ritiene non più rinviabile una presa d’atto pubblica: a Perugia la ciclabilità continua a essere trattata come un elemento accessorio, episodico, spesso più utile alla comunicazione istituzionale che alla reale trasformazione della mobilità urbana. E anche con la nuova amministrazione, nonostante le parole importanti spese in campagna elettorale prima e nelle linee programmatiche poi, non si nota per ora alcun cambio di passo.
“Da anni assistiamo a interventi presentati come passi avanti per la mobilità sostenibile, ma che nella pratica non costruiscono una vera rete ciclabile”, dichiara Paolo Festi presidente di FIAB Perugia Pedala. “Una città ciclabile non si realizza con segmenti isolati, percorsi che finiscono nel nulla, soluzioni improvvisate o tratti pensati più per assolvere formalmente a un obbligo progettuale che per consentire alle persone di muoversi davvero in sicurezza in bicicletta.”
Il problema non riguarda soltanto la quantità degli interventi, ma soprattutto la loro qualità. Troppo spesso le opere realizzate non garantiscono continuità, leggibilità, sicurezza agli incroci, collegamento con poli attrattori, scuole, quartieri, servizi e nodi del trasporto pubblico.
Particolarmente preoccupante è anche l’uso improprio o riduttivo dei nuovi strumenti previsti dal Codice della strada, come corsie ciclabili, strade urbane ciclabili e altri dispositivi pensati per favorire la mobilità attiva. Si tratta di strumenti utili, se inseriti in una visione coerente e se applicati con efficacia, moderazione effettiva del traffico, segnaletica chiara, controllo della velocità e continuità degli itinerari. “Non basta dipingere una corsia o installare un cartello per dire che una strada è diventata ciclabile”, prosegue Festi. “Le corsie ciclabili e le strade ciclabili non possono essere usate come scorciatoie progettuali. Devono servire a rendere più sicuri e accessibili gli spostamenti in bicicletta, non a produrre chilometri sulla carta o titoli nei comunicati.”
A questo si aggiungono carenze evidenti nella fase di realizzazione e manutenzione. In diversi casi le criticità emergono già a lavori appena conclusi: finiture approssimative, segnaletica carente o poco leggibile, raccordi non risolti, materiali non adeguati, degrado precoce, restringimenti e ostacoli. Situazioni che dimostrano l’assenza di un controllo efficace sulla qualità delle opere e una manutenzione non all’altezza delle esigenze minime di sicurezza.
Un problema che riguarda, con modalità diverse, gran parte del territorio comunale: progetti nati deboli o peggiorati in corso d’opera, interventi privi di ambizione, assenza di una visione complessiva e scarsa attenzione alla manutenzione. Citiamo, a titolo meramente esemplificativo, alcuni degli esempi più eclatanti:
A Ponte San Giovanni, in un territorio particolarmente favorevole per l’uso della bici negli spostamenti quotidiani, almeno quelli interni al quartiere, la nuova rete di percorsi ciclabili è stata progressivamente ridimensionata nei vari passaggi progettuali. Particolarmente significativo, in senso negativo, il caso di via Manzoni, dove si è passati dall’avere nella prima stesura due corsie separate bidirezionali, che avrebbero permesso un utilizzo in tutta sicurezza, ad una sola corsia nella direzione di marcia, immaginando un ritorno ad anello da via Bixio trasformata magicamente in strada ciclabile, senza prevedere nessun intervento di moderazione della velocità o messa in sicurezza: un errore madornale. Le corsie ciclabili, che pure rappresentano al momento l’unico caso in cui questo strumento è stato utilizzato in modo coerente, si sono scolorite dopo pochi mesi e risultano prive di manutenzione ormai da circa due anni.
A San Sisto, per assicurare una continuità solo apparente dell’itinerario ciclabile Perugia-Trasimeno, sono stati utilizzati in modo improprio strumenti come corsie ciclabili e strade ciclabili. Inoltre, il piano generale (master plan) per una futura implementazione di ulteriori percorsi ciclabili nel quartiere, nell’ambito dei cospicui finanziamenti di Agenda Urbana, prevede tracciati che, anziché penetrare nel cuore del quartiere e servire le reali esigenze di mobilità quotidiana, lo aggirano attraversando le aree verdi esistenti. A ciò si aggiunge la previsione di un costoso ponte ciclopedonale per sovrappassare viale San Sisto. Scelte che appaiono l’esatto contrario di ciò che dovrebbe guidare la progettazione di una rete capace di favorire davvero la mobilità sostenibile.
A Ponte Pattoli, l’interessante idea progettuale di raccordare la ciclabile del Tevere ai principali poli attrattivi del quartiere attraverso percorsi sicuri e protetti è stata accantonata senza una motivazione comprensibile, rinunciando a un’opera che avrebbe potuto dare una reale utilità alla mobilità nel quartiere.
Un caso particolarmente emblematico resta quello di viale Trancanelli, dove, a pochi mesi dalla realizzazione di una nuova pista ciclabile finanziata con fondi Pnrr, sono affiorate erba e tubazioni dal fondo stradale. A distanza di due anni, nonostante l’evidenza del problema e le continue segnalazioni, nulla risulta essere stato fatto per ripristinare condizioni adeguate di sicurezza, decoro e funzionalità dell’opera.
II risultato è una doppia perdita per la città: da un lato si sprecano risorse pubbliche che potrebbero essere impiegate per interventi realmente utili; dall’altro si alimenta nell’opinione pubblica l’idea sbagliata che la ciclabilità sia inutile, pericolosa o poco praticabile. In realtà, è l’esatto contrario: sono le cattive infrastrutture a rendere debole e poco praticata la mobilità ciclabile.
“Continuare con interventi isolati e progetti ridimensionati significa perdere tempo e occasioni”, afferma Festi. “La ciclabilità non è un vezzo per pochi appassionati, ma una componente essenziale di una città più sicura, più sana, meno congestionata e più accessibile”. Progettare e realizzare infrastrutture di qualità, consentirebbe a molte più persone di non dipendere dall’uso dell’auto privata e a scegliere la bicicletta per i propri spostamenti quotidiani, e questo dovrebbe essere l’unico obiettivo di una buona politica amministrativa. I risultati ottenuto in molte città, dimostrano come ciò sia non solo possibile, ma auspicabile, perché aumenta la qualità della vita e dello spazio pubblico. Perugia non può restare ferma a una visione novecentesca della mobilità. Anche con la recente progettazione del Brt si è persa una preziosa occasione per ridisegnare lo spazio urbano anche nell’ottica di favorire la mobilità sostenibile.”
Fiab ricorda infine di aver presentato al Comune di Perugia specifiche istanze e diffide formali, segnalazioni e richieste di intervento, evidenziando criticità puntuali sia sotto il profilo progettuale sia sotto quello realizzativo e manutentivo. A tali atti l’associazione chiede che venga dato un riscontro concreto, con verifiche tecniche, correzioni, manutenzioni e una revisione complessiva del modo in cui vengono progettati e realizzati gli interventi ciclabili in città.
Fiab Perugia Pedala ha rappresentato queste preoccupazioni, in un recente incontro, alla Sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, chiedendo che il tema della ciclabilità venga finalmente assunto, in coerenza con le sue linee programmatiche di mandato, come una questione strutturale della mobilità urbana e non come una somma di interventi occasionali. L’associazione auspica che il confronto avviato, dove la Sindaca ha mostrato ascolto e comprensione delle problematiche illustrate, possa tradursi in atti concreti, a partire dalla verifica delle opere già realizzate, dalla manutenzione dei tratti esistenti e da una diversa qualità della progettazione futura.
“Chiediamo al Comune un cambio di passo reale”, continua Festi, “Non servono nuovi annunci, ma opere ben fatte, controlli seri, manutenzione costante e una programmazione che metta finalmente al centro la sicurezza di chi si muove in bicicletta, a piedi e con il trasporto pubblico. La mobilità sostenibile non può essere solo uno slogan da campagna elettorale: deve diventare una politica urbana concreta”. Un segnale importante, secondo Fiab, sarebbe quello di destinare alla mobilità ciclabile anche solo una quota limitata dell’avanzo di bilancio recentemente comunicato dal Comune, da un lato per gli interventi urgenti di manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture esistenti, dall’altro per avviare finalmente la redazione del Biciplan.
Si tratta di uno strumento indispensabile per evitare che le future risorse vengano spese in modo episodico o frammentario, e per garantire che le progettazioni seguano criteri di coerenza, continuità, sicurezza e reale utilità per gli spostamenti quotidiani. Perugia avrebbe bisogno di una rete ciclabile continua, riconoscibile e sicura, capace di collegare quartieri, scuole, università, uffici pubblici, aree commerciali, stazioni Minimetrò e principali servizi cittadini. Avrebbe bisogno di una strategia che metta insieme infrastrutture, moderazione del traffico, zone 30 realmente credibili, manutenzione programmata, sicurezza agli attraversamenti, intermodalità e ascolto degli utenti.
“Il Biciplan, la cui redazione è stata recentemente approvata all’unanimità anche dal Consiglio Comunale, non deve restare una buona intenzione approvata sulla carta”, conclude Festi. “Può diventare il primo vero passo per superare anni di interventi scollegati e costruire finalmente una rete ciclabile degna di questo nome.”
Fiab Perugia Pedala
|