Iran: stragi di manifestanti
La Guida suprema iraniana e le forze di sicurezza hanno lanciato la loro peggiore campagna repressiva. Hanno intenzionalmente ucciso in massa persone che stavano chiedendo diritti e libertà
(nell'immagine: Iran, i corpi dei manifestanti uccisi scaricati sul retro degli ospedali o ammassati negli obitori)
Tra l’8 e il 9 gennaio il regime iraniano ha deciso di togliere internet allo scopo di nascondere i propri crimini, ma tramite video verificati e informazioni attendibili provenienti da testimoni oculari, le azioni del regime iraniano sui manifestanti sono uscite dai confini nazionali e il mondo ha potuto constatare la brutalità con cui le guardie del regime hanno agito per reprimere delle manifestazioni pacifiche. Mentre ampi settori della società iraniana scendevano in piazza e sfidavano i proiettili, la Guida suprema iraniana e le forze di sicurezza hanno lanciato la loro peggiore campagna repressiva. Hanno intenzionalmente ucciso in massa persone che stavano chiedendo diritti e libertà. Secondo le testimonianze, le forze di sicurezza posizionate in strada e sui tetti di abitazioni private, di moschee e di stazioni di polizia, hanno ripetutamente aperto il fuoco colpendo manifestanti inermi spesso alla testa e al torace. Le strutture sanitarie hanno visto accalcarsi gente ferita, oppure cadaveri all’interno di sacchi che riempivano gli obitori. Un resoconto diffuso il 13 gennaio dalla Bbc Persian comprende la testimonianza oculare di una persona di Kahzirak, che descrive quanto ha visto il 9 gennaio: “Le famiglie delle vittime arrivavano nelle sale delle autopsie dove i corpi stavano impilati uno sopra l’altro. Una stanza era così piena di cadaveri da non riuscire ad aprire la porta. In una stanza a parte c’erano i corpi delle donne”. Un altro testimone oculare proveniente dal quartiere di Narmak ha raccontato: “Qui le forze di sicurezza hanno sparato e ucciso almeno 5- 6 persone di fronte a noi. Non hanno usato pallini di metallo, ma proiettili veri”. Un operatore sanitario della città di Mashhad ha dichiarato che la notte del 9 gennaio sono arrivati in un ospedale 150 corpi di giovani manifestanti, poi sono stati trasferiti al cimitero di Behesht Reza. Le autorità hanno seppellito i corpi velocemente prima che venissero identificati e solo dopo hanno informato le famiglie. Le forze di sicurezza sparavano anche contro le abitazioni di coloro che avevano dato protezione ai manifestanti, ma il peggio non finisce qui; perché all’interno delle strutture sanitarie, dove i manifestanti si rifugiavano per cercare protezione e cure, i cecchini si sono infiltrati tra le corsie d’urgenza per arrestare e uccidere i dimostranti. Una trappola mortale che ha visto crescere vertiginosamente il numero di vittime; le foto satellitarie che ci sono pervenute mostrano pile di cadaveri all’interno di sacchi neri, posizionati dietro agli ospedali, in quanto gli obitori erano stracolmi di altri corpi, specialmente giovani, i quali hanno creduto e combattuto per una giusta causa fino all’ultimo respiro. Secondo quanto riportato dal vicepresidente della Iranian Medical Society UK, le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nell’ospedale di Ilam attaccando il personale medico con gas lacrimogeni e pallini di fucile a pompa e arrestando i feriti. Testimoni oculari hanno testimoniato di aver visto queste scene apocalittiche anche in altri ospedali dell’Iran. Tra i migliaia di arrestati figurano anche i medici che avevano soccorso i manifestanti. Si tratta di uno dei capitoli più oscuri della Repubblica islamica, con violazioni sistematiche, inclusa quella negli ospedali.
Vanessa Bocci
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