La guerra dei droni
La precisione e la capacità distruttiva dei droni non fa che aumentare, l'area colpita dall'impatto degli esplosivi è ormai triplicata da 5 a 15 km e i bombardamenti raggiungono sempre più spesso edificio residenziali
Fango, sabbia, acqua, macerie. Sono questi gli ostacoli che incontriamo per portare cure nei luoghi più remoti.
Non ci era mai capitato di attraversare distese di reti da pesca eppure è quello che accade ogni giorno in Ucraina, dove le reti proteggono le strade vicino al fronte dall’attacco dei droni.
"La precisione e la capacità distruttiva dei droni non fa che aumentare, l'area colpita dall'impatto degli esplosivi è ormai triplicata da 5 a 15 km e i bombardamenti raggiungono sempre più spesso edificio residenziali":
Sono le parole di Enrico Vallaperta, responsabile delle attività mediche di Medici Senza Frontiere in Ucraina, che racconta il lavoro delle nostre ambulanze e cliniche mobili a servizio degli ospedali e a supporto di una popolazione sempre più stremata e incredula di essere oggetto di attacchi mirati. La parola drone è ormai onnipresente nei notiziari e in ogni scenario di guerra. Al punto da essere chiamati “zanzare” dai nostri colleghi palestinesi a Gaza, dove il loro rumore è una costante, come racconta Martina Marchiò in questo articolo di Fanpage.
"E i droni compaiono ormai anche nei disegni dei bambini che incontriamo nei nostri ambulatori. Questo è di Alaa, siriano rifugiato in Libano e ritrae un drone che invece di bombe lancia cuori su un fiore vicino alla sua casa in Siria.
Gli effetti dei droni però sono tutt’altro che rassicuranti. Questa è la radiografia di un bambino sudanese colpito dalle schegge a seguito di un’esplosione causata da un drone. Una scheggia nell’occhio, diverse fratture facciali e due dita amputate sono la triste conseguenza di quell’attacco". I civili sono le prime vittime delle guerre, ma anche il personale sanitario diventa spesso bersaglio. In relazione a questo, il 3 maggio scorso c’è stato il decennale dall’adozione all’unanimità della risoluzione 2286 da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Oltre 80 Stati membri, tra cui l’Italia, avevano assunto l’impegno di proteggere il personale, le infrastrutture, i mezzi di trasporto e le attrezzature in campo medico e medico-umanitario.
Solo nel 2025 il Sistema di Sorveglianza degli Attacchi alle strutture sanitarie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha registrato 1.348 attacchi a strutture mediche, che hanno ucciso 1.981 persone.
Ci stiamo rassegnando al fatto che le guerre non debbano seguire alcuna regola? Che civili e operatori umanitari siano comuni bersagli? Che le reti da pesca vengano usate per proteggere le strade dove passano le ambulanze?
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Medici senza frontiere
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