Qualche giorno fa abbiamo visto come anche un parcheggio possa essere progettato in modo diverso: non una semplice distesa destinata alla sosta, ma uno spazio in cui verde, suolo permeabile e gestione delle acque diventano parte integrante del progetto.
https://www.facebook.com/groups/5625728114189889/posts/27691265120542872/
Ma a Perugia cosa stiamo facendo?
Gli interventi più recenti restituiscono un quadro ancora disomogeneo.
Nel nuovo parcheggio ex Metropark, accanto alla stazione di Fontivegge, è stata inserita una fila di alberi al centro, ma lasciando a ciascuno poco più dello spazio di una singola buca, all'interno di una superficie ancora fortemente impermeabile. Un'impostazione ormai superata, che continua a considerare il verde come un'aggiunta a una superficie sostanzialmente minerale, anziché come parte integrante del progetto.
Ancora più evidente è il caso del parcheggio Pellini, gestito in concessione. Nel 2023, dopo la rimozione della struttura metallica sopraelevata, l'area è stata risistemata come parcheggio a raso, aumentando anche il numero dei posti auto. Eppure proprio un intervento di questo tipo, su una grande superficie a ridosso del centro storico, avrebbe potuto contribuire ad adattare progressivamente la città agli effetti del cambiamento climatico. Si è scelta invece una sistemazione interamente in asfalto, senza verde, alberature o superfici permeabili.
A Piazza Chiabolotti, a Ponte San Giovanni, si è persa invece l'occasione di restituire davvero lo spazio pubblico alle persone, lasciandolo in prevalenza alle auto. La sistemazione presenta però qualche elemento interessante: una pavimentazione chiara e più permeabile, combinata con fasce di suolo, pur di dimensioni ridotte, a filo della superficie tra gli stalli, con alberi e siepi. Tuttavia, senza la giusta manutenzione, anche queste soluzioni perdono efficacia: buona parte della vegetazione si è seccata e dovrà essere ripristinata e adeguatamente curata.
Tre interventi recenti, quindi, con approcci molto diversi. Nel complesso emerge la mancanza di una prassi comune che tenga insieme progettazione e manutenzione nel tempo, facendo del verde e della gestione delle acque elementi strutturali e non aggiunte eventuali.
Oggi si potrebbe fare un passo ulteriore: progettare sistematicamente sosta, verde, suolo e acqua come un unico sistema. Superfici permeabili, fasce verdi più ampie tra gli stalli, alberi con spazio sufficiente per crescere e fasce vegetate progettate per funzionare anche come giardini della pioggia (rain garden), raccogliendo e infiltrando parte dell'acqua piovana.
Così anche i parcheggi possono diventare piccoli tasselli di una città “spugna”, capaci di produrre ombra, contribuire alla biodiversità e alla gestione dell'acqua, aumentando la capacità della città di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico.
A Perugia non mancano grandi e piccole superfici sulle quali ragionare, a partire dalle aree di sosta di Pian di Massiano e intorno al Percorso Verde, sfruttando anche bandi e finanziamenti dedicati all'adattamento climatico e alla rigenerazione urbana.
Perché non fare di questo approccio uno standard per ogni intervento di riqualificazione dei parcheggi pubblici esistenti?
da Perugia (non è) una città per pedoni