11/09/2026
direttore Renzo Zuccherini

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Un parcheggio diverso è possibile
Non una semplice distesa destinata alla sosta, ma uno spazio in cui verde, suolo permeabile e gestione delle acque diventano parte integrante del progetto. Ma a Perugia cosa stiamo facendo?

Qualche giorno fa abbiamo visto come anche un parcheggio possa essere progettato in modo diverso: non una semplice distesa destinata alla sosta, ma uno spazio in cui verde, suolo permeabile e gestione delle acque diventano parte integrante del progetto.
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Ma a Perugia cosa stiamo facendo?
Gli interventi più recenti restituiscono un quadro ancora disomogeneo.
Nel nuovo parcheggio ex Metropark, accanto alla stazione di Fontivegge, è stata inserita una fila di alberi al centro, ma lasciando a ciascuno poco più dello spazio di una singola buca, all'interno di una superficie ancora fortemente impermeabile. Un'impostazione ormai superata, che continua a considerare il verde come un'aggiunta a una superficie sostanzialmente minerale, anziché come parte integrante del progetto.
Ancora più evidente è il caso del parcheggio Pellini, gestito in concessione. Nel 2023, dopo la rimozione della struttura metallica sopraelevata, l'area è stata risistemata come parcheggio a raso, aumentando anche il numero dei posti auto. Eppure proprio un intervento di questo tipo, su una grande superficie a ridosso del centro storico, avrebbe potuto contribuire ad adattare progressivamente la città agli effetti del cambiamento climatico. Si è scelta invece una sistemazione interamente in asfalto, senza verde, alberature o superfici permeabili.
A Piazza Chiabolotti, a Ponte San Giovanni, si è persa invece l'occasione di restituire davvero lo spazio pubblico alle persone, lasciandolo in prevalenza alle auto. La sistemazione presenta però qualche elemento interessante: una pavimentazione chiara e più permeabile, combinata con fasce di suolo, pur di dimensioni ridotte, a filo della superficie tra gli stalli, con alberi e siepi. Tuttavia, senza la giusta manutenzione, anche queste soluzioni perdono efficacia: buona parte della vegetazione si è seccata e dovrà essere ripristinata e adeguatamente curata.
Tre interventi recenti, quindi, con approcci molto diversi. Nel complesso emerge la mancanza di una prassi comune che tenga insieme progettazione e manutenzione nel tempo, facendo del verde e della gestione delle acque elementi strutturali e non aggiunte eventuali.
Oggi si potrebbe fare un passo ulteriore: progettare sistematicamente sosta, verde, suolo e acqua come un unico sistema. Superfici permeabili, fasce verdi più ampie tra gli stalli, alberi con spazio sufficiente per crescere e fasce vegetate progettate per funzionare anche come giardini della pioggia (rain garden), raccogliendo e infiltrando parte dell'acqua piovana.
Così anche i parcheggi possono diventare piccoli tasselli di una città “spugna”, capaci di produrre ombra, contribuire alla biodiversità e alla gestione dell'acqua, aumentando la capacità della città di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico.
A Perugia non mancano grandi e piccole superfici sulle quali ragionare, a partire dalle aree di sosta di Pian di Massiano e intorno al Percorso Verde, sfruttando anche bandi e finanziamenti dedicati all'adattamento climatico e alla rigenerazione urbana.

Perché non fare di questo approccio uno standard per ogni intervento di riqualificazione dei parcheggi pubblici esistenti?

da Perugia (non è) una città per pedoni




Matteo Lanfaloni

Inserito giovedì 27 agosto 2026


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