Portano avanti i desiderata delle grandi aziende, condannando sempre gli stessi territori: Terni e Orvieto. Si guardi, in particolare, a quanto - tanto armoniosamente quanto discutibilmente - voluto da Comune di Terni e Regione Umbria con la megadiscarica di veleni Arvedi Ast: pur essendo collocata in piena area S.I.N., pur a fronte del cromo esavalente e del resto tuttora nelle falde sottostanti (tutto vero, come da rapporto 2025), questa enorme bomba chimica, collocata nel pieno del Cuore Verde d'Italia, crescerà ancora!
La Regione Umbria, dal canto suo, ammanta tale scelta di mistificazioni e dimenticanze varie, infarcendo il progetto di retorica in salsa "facciata verde" (greenwashing): basti leggere il comunicato e il post dell'assessorato, tra toni trionfalistici e trovate dialettiche, manco se a parlare fosse l'Azienda beneficiaria e non la Regione Umbria.
Ebbene:
1) la discarica a cielo aperto Arvedi Ast diventa magicamente ‘miniera urbana’;
2) le future tonnellate di scorie e fanghi velenosi si trasformano in ‘risanamento di ferite del passato’ (?!?);
3) i quattro spicci dell'ecotassa (forse in aumento, forse no, ma sempre denari irrisori rispetto al disastro ambientale esistente) destinati al Comune di Terni diventano 'redistribuzione etica' e 'rendita ambientale': ma chi non vorrebbe cogliere la rendita, anzi, i frutti di una megadiscarica industriale collocata appena sopra le case dei ternani???
4) si omette di dire che il riservato 5% della citata ecotassa al Comune di Terni è già stabilito nella legge regionale 6/2018, norma che, con onestà intellettuale, evocava esplicitamente il 'disagio' provocato dalle discariche. Un 'disagio' oggi cancellato dalla Regione stessa, vista l'annunciata cornucopia (di letame chimico) in arrivo;
5) si omette di dire che, a fronte dell'intervento AST sui sei ettari storicamente occupati dalla ex discarica Rsu (rifiuti solidi urbani), le Acciaierie finiranno per occuparne 62 rispetto ai 42 ettari complessivi odierni;
5 bis) 'zero consumo di suolo'? Si conferma documentalmente che la gestione della futura discarica toccherà altri 20 ettari di terreni (leggasi pag. 19 del progetto definitivo di ampliamento Arvedi Ast), oggi prevalentemente arborati;
6) si omette di dire che, conseguentemente, le future piantumazioni per 'almeno sei ettari' non sono generoso dono aziendale, ma legate agli enormi impatti delle attività, tra cui le (ulteriori) porzioni di bosco vivo che saranno letteralmente segate in loco a breve;
7) si omette di dire che non è prevista alcuna 'bonifica', ma una messa in sicurezza permanente, che tecnicamente non è affatto la stessa cosa;
8) si omette di dire che l’asserita 'rimozione' dei vecchi rifiuti comunali RSU prevede in realtà il riposizionamento del 97% degli stessi in loco;
9) si omette di dire che il Comune di Terni, dopo aver corrisposto fin qui quasi € 10.000.000 per lo smaltimento del percolato, continuerà a pagarne i costi per lustri, "fino al completamento del progetto", come indicato sia nello stesso Protocollo di Intesa Comune-Arvedi AST che negli elaborati;
10) si omette di dire che, per questa attività di ricollocamento in situ degli RSU, le Acciaierie verranno frattanto lautamente premiate, potendo ivi depositare scorie e fanghi per volumi pari a quasi quattro volte quelli esistenti comunali;
11) si omette di dire che la normativa vigente prevede già da decenni il ripristino ambientale delle discariche esaurite, al di là dei modesti impegni aggiuntivi garantiti da Arvedi Ast verso il 2045;
12) si omette di dire che l’ 'estensione verticale' della discarica toccherà i 330 metri s.l.m., cioè colline artificiali di rifiuti ormai alte fino a 90 metri, quando le aree originarie si trovavano a una quota di appena 240 s.l.m.: l'agglomerato di veleni sarà quindi esteso tanto quanto l'intero centro storico e alto quanto palazzi di una trentina di piani;
13) si omette di dire che, diversamente dalla laconica ASL 2 Umbria, l'Istituto Superiore di Sanità ha espresso forti riserve sul progetto Ast direttamente al Ministero dell'Ambiente, tanto da scrivere, tra molto altro: "Si evidenzia che il semplice capping (= tappatura) dei terreni e delle scorie sottostanti/adiacenti il nuovo invaso, in cui saranno conferiti i rifiuti a seguito di landifill mining (= estrazione in discarica), non garantisce un confinamento permanente rispetto al percorso di migrazione in falda. Infatti, dalla documentazione esaminata, non si evince la presenza di una barriera di fondo (naturale o artificiale) che impedisca alle acque sotterranee di intercettare i materiali presenti al di sotto dell’invaso di progetto (...)", riuscendo così a spuntare in seguito dal Ministero una serie di prescrizioni aggiuntive nemmeno ipotizzate da Regione e Asl 2;
14) si omette di ricordare che, secondo una nota consulenza d'Ufficio del Tribunale di Terni, disposta dal defunto giudice, dott. Maurizio Santoloci, Ctu (consulente tecnico d'ufficio) Sanna/Pavan, il cromo esavalente e altri veleni che continuano a circolare e a inquinare la falda sottostante (allegato rapporto 2025), non sarebbero colpa della vecchia discarica urbana, ma responsabilità della discarica industriale 'Zona A';
15) si omette di ricordare che Ispra, nel corso di una Conferenza dei Servizi al Ministero dell'Ambiente, gennaio 2020, era giunta alle stesse conclusioni della Ctu Sanna/Pavan: “(…) Si evidenzia tuttavia che, dall’esame della documentazione, non si possa escludere come, in misura diversa, anche il percolato proveniente dalla parte 2b (‘Zona A’, n.d.a.) della discarica Ast possa contribuire alla contaminazione della falda corticale, insieme al percolato derivante dall’ex discarica Rsu”.
Eppure è proprio lì che, senza esaminare alcuna alternativa e con l'assurdo placet del Comune di Terni, la Regione Umbria, sposando in toto il progetto Arvedi Ast, consente loro di accumulare altri rifiuti siderurgici per oltre 3.500.000 di metri cubi, corrispondenti a quasi 7.000.000 di tonnellate di scorie e fanghi: davvero si tratta di ‘risanamento delle ferite del passato’, come avventurosamente scritto dalla Regione stessa, quando con ogni evidenza equivale ad ammazzare il paziente già in coma, cioè ambiente e salute a Terni?
Andrea Liberati, presidente