14/04/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Il Kenya stremato da fame e siccità
La mancanza di piogge sta portando allo sfinimento le risorse del paese sotto l’usuale indifferenza della classe politica

 

 

Una tremenda siccità sta devastando il Kenya, distruggendo i raccolti, uccidendo il bestiame e la parte più debole della popolazione: anziani e bambini.

Il turismo, l’economia e l’agricoltura stanno cessando di essere la speranza per il paese. Triste pensiero, considerando che questa nazione è da sempre considerata tra le più sviluppate in Africa, contando numerosi uffici delle Nazioni Unite e migliaia di persone impiegate nel campo degli aiuti umani.

 

I dati della FAO aggravano la situazione: un recente studio, ha rilevato che la crisi economica ha notevolmente aggravato le condizioni di vita delle persone nei paesi in via di sviluppo. Per il motivo analogo, gli aiuti umanitari provenienti dai paesi più ricchi, sono stati ridotti di circa un quarto rispetto al livello precedente.

Un abitante su sei nel mondo oggi soffre la fame. Un terzo della popolazione in Kenya vive con meno di un dollaro al giorno. Il World Food Program delle Nazioni Unite ha recentemente stabilito che quattro milioni di persone, un decimo della popolazione totale del Kenya, in questo momento, ha bisogno urgente di cibo.

 

Le prospettive sono cupe e sfortunatamente non è previsto che la situazione migliori, al contrario, la siccità in corso è considerata tra le peggiori degli ultimi decenni.

Il Nord del paese è l’area colpita più duramente. Il New York Times riporta la situazione dell’etnia dei Turkana: i bambini sono costretti a percorrere un sentiero di 30 chilometri per raggiungere qualche litro d’acqua. Alcuni uomini del villaggio, disperati abbandonano le loro famiglie, piuttosto di vivere la vergogna di non riuscire a nutrire la propria famiglia. La crisi del cibo finisce inoltre per aggravare i conflitti etnici tra le etnie confinanti, in lotta per l’accesso all’acqua e  per i terreni più fertili.

 

Di conseguenza, le città sono assalite da un vertiginoso processo d’accrescimento demografico. La popolazione affluisce costantemente dalle zone rurali, in cerca di cibo e lavoro, contribuendo ad alzare il livello di povertà urbana. Un’inchiesta dell’organizzazione britannica Oxfam ha rilevato che a Nairobi, circa il 60 percento delle 2 milioni di persone totali, vive ora nei bassifondi. Dal 1996 al 2006, la percentuale di gente povera per mancanza di cibo è passata dal 38 al 41 percento.

 

A spiccare tra i coloro meno preoccupati per la critica situazione della popolazione, è ironicamente  ancora una volta il governo keniano. I contrasti interni rimangono tuttora all’ordine del giorno dell’agenda dei leader governativi, che sembrano essere troppo occupati a tessere le loro trame politiche piuttosto che a dedicarsi ad agire per il bene del paese.

 

La corruzione è dilagante, Transparency International ha classificato il Kenya come uno dei paesi più corrotti al mondo. Il dislivello tra ricchi e poveri ha dimensioni esorbitanti. La triste storia di questo vacillante governo di fallimentare alleanza, si ripete fin dalla sua creazione, all’indomani dei sanguinosi scontri post-elettorali del 2008. Il primo ministro Raila Odinga e l’attuale presidente Kibaki non sono riusciti a nascondere i loro contrasti neppure durante la visita di Hillary Clinton del mese scorso, riflettendo al mondo intero l’immagine di un paese in piena crisi politica.

 

 

A pesare sulla situazione si aggiunge la notizia del coinvolgimento di alcuni ufficiali governativi nello scandalo della vendita illegale di migliaia di tonnellate di riserve di grano, in allucinante concomitanza a questo momento di carestia che sta facendo vittime nel nord del paese. In alcune zone non piove da anni. Esperti prevedono che alla fine di questa impropriamente chiamata “stagione delle piogge” circa la metà delle capre e dei bovini non sopravvivranno.

 

Meteorologi prevedono un arrivo delle piogge verso fine e Ottobre, non escludendo la possibilità di uno scenario contrastante: alluvioni. I costi di questa siccità, in termini di perdite di vite, animali, risparmi e degradazione ambientale, sono ancora incalcolabili, ma saranno ricordati dalla gente nel tempo.

  

 

 

 

 

 

 

 

 



Nicola Zolin


Inserito sabato 12 settembre 2009


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