23/01/2021
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Tutte diverse tutte uguali
25 novembre giornata internazionale contro la violenza di genere



Ho denunciato più volte la violenza contro le donne, che non ritengo un argomento che si esaurisca una volta per tutte, anche in considerazione dei fatti che la cronaca quasi quotidianamente ci porta all'attenzione, sia che si tratti di molestie,aggressioni o omicidi – accomuniamoli in un'unica parola: femminicidio, che oggi ha corso correttamente in tutti i dibattiti pubblici - come pure di eventi non diversamente lesivi della dignità delle donne, che dimostrano il quadro culturale profondamente arretrato in cui  in Italia si arenano le azioni di contrasto alla violenza di genere. Grande clamore ha suscitato la posizione del sindaco di Montalto di Castro rispetto agli otto stupratori di una minorenne, che è stata lasciata sola, insieme alla sua famiglia, ad affrontare gli esiti di una tragedia, che non è riparabile ma che almeno chiede solidarietà e pubblico sdegno nei confronti degli stupratori, mentre il branco dei violenti ha usufruito prima di aiuti economici per la difesa e poi della sospensione della pena che  riporterà i giovani criminali – affidati ai servizi sociali - a girare per il paese, incrociando magari la propria vittima con la tronfia arroganza dell'impunità, che gli adolescenti subito assumono quando gli è consentito di non caricarsi della responsabilità delle proprie colpevoli azioni.
Pertanto ritengo doveroso ancora una volta – e chiedo ai lettori e alle lettrici di avere  pazienza  -  riprendere la questione della violenza sulle donne, portando all'attenzione la prossima data del 25 novembre, che è stata dichiarata “giornata contro la violenza sulle donne” dall'ONU* - su sollecitazione dei movimenti femminili e femministi - e che chiama a manifestare anche quest'anno, e anche in Italia, le donne che  sentono  come  gli attacchi alla nostra autodeterminazione e alla nostra dignità  aumentano esponenzialmente, dentro una crisi economica che  mostra con chiarezza come la violenza sessista abbia molte facce. Ribadire in ogni occasione il diritto ad essere tutelate dalla legge come prevede la Costituzione e una tardiva legge sulla violenza sessuale, che da poco tempo ha sostituito l'aberrante affermazione che lo stupro era “solo” un delitto contro la morale,  è tanto più necessario in tempi come questi in cui ad un problema che - come il caso di Montalto dimostra - è anche fortemente culturale, si risponde con leggi securitarie che hanno soprattutto lo scopo di indicare  negli stranieri i mostri da sbattere in prima pagina. Il sindaco di Montalto di Castro si è attirato anche  il biasimo del governo della Romania che, in una nota diffusa da Marian Mocanu, consigliera del presidente del Senato rumeno, ha stigmatizzato le affermazioni  attribuite al primo cittadino del comune laziale:“dalle nostre parti le uniche bestie sono gli immigrati rumeni. Loro sì che lo stupro l’hanno nel sangue”, le quali  sono state sentite come “ingiuriose nei confronti della comunità rumena italiana e laziale e spia di un clima di palese romenofobia, che ha offeso e offende sia il milione di romeni residenti in Italia sia gli stessi italiani che non condividono la deriva xenofoba e razzista del sindaco di Montalto”.  L'appunto potrebbe essere fatto a molti altri esponenti della maggioranza, e non solo, nei confronti anche di altre comunità di immigrati.
Ma le donne che scenderanno in piazza – in Italia la manifestazione nazionale è fissata per il 28 Novembre a Roma, e un'altra è convocata per il 29 a Montalto di Castro - manifesteranno anche per denunciare  in che misura la deriva autoritaria delle nostre istituzioni abbia come bersaglio principale noi donne e i  nostri bisogni di libertà e rappresentazione.  A partire dal luogo “privilegiato” della violenza: la famiglia patriarcale,dove si consuma la percentuale più alta delle violenze sulle donne,  e poi nei luoghi di lavoro, dove precarietà, bassi salari,  mobbing, licenziamenti, sono il frutto perverso dei provvedimenti governativi per “risanare” l’economia in crisi, smantellando lo stato sociale (asili,scuole, consultori, sanità pubblica …)  e cercando di fare arretrare le donne verso l’antico ruolo tradizionale di mogli e madri, inabilitate a esprimere la propria soggettività e la radicalità delle proprie differenze, costringendole di fatto a rinunciare ad un'indipendenza economica che è il primo strumento per uscire dalla violenza.  La scelta di una  manifestazione  nazionale – che sarà affiancata da molteplici iniziative locali - vuole rompere il silenzio colpevole di chi arretra davanti ad un protagonismo femminile, che pone al centro della propria pratica il riconoscimento della individuale specificità che  ognuna  mette a disposizione delle altre, nell'esaltazione delle differenze che si ricompongono nel pari diritto/dovere al confronto e all'accoglienza -  e  questo vale per tutte le articolazioni di genere, che reclamano il rispetto delle personali scelte affettive e dell'identità sessuale di ognuna/o - . Un tema tanto più importante in questo periodo in cui la violenza omofoba e l'attenzione malevola alle transessuali - “protagoniste” dell'ultimo gossip politico – richiede la condivisione concreta  di chi ha a cuore le sorti della nostra Repubblica e del pensiero genuinamente democratico, a vantaggio di una convivenza che sa distinguere gli opportunismi e le pavidità, cosa di cui i movimenti delle donne si fanno da sempre carico . Lo slogan dell'anno scorso, Indecorose e libere, sarà affiancato quest'anno da Tutte diverse, tutte uguali,e entrambi valgono per tutti coloro – maschi e femmine – vorranno riconoscersi in questa pro - vocazione alla libertà.


*La Giornata venne istituita con la risoluzione 54/134 dell'Onu nel 1999, invitando governi, organizzazioni governative e non governative, media e società civile a sensibilizzare sulla violenza di genere le società. In particolare, è stato scelto il 25 novembre poiché è la data in cui vennero uccise le tre sorelle Mirabal, assassinate nel 1960 nella Repubblica Dominicana per il loro impegno politico contro l’allora dittatore Trujillo.Tale data è diventata così il simbolo dell’atto d’accusa della società civile nei confronti del fenomeno, purtroppo ancora in crescita, della violenza sulle donne. Iniziative in tutto il mondo celebreranno la Giornata internazionale perché ovunque sono milioni le vittime di aggressioni e soprusi



Silvana Sonno

Inserito mercoledì 18 novembre 2009


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