22/04/2021
direttore Renzo Zuccherini

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I simboli e il loro uso
Il fanciullo deve essere educato in uno spirito di comprensione, di tolleranza, di amicizia fra i popoli, di pace e di fratellanza universale

Movimento  di  Cooperazione  Educativa
www.mce-fimem.it - mceroma@tin.it
via dei Sabelli, 119 – 00185 Roma - t. 06.4457228


       Siamo un’associazione che ama definirsi di Educatori; parliamo di  simboli, guardando alla sostanza e alla forma. In educazione i simboli sono importanti.
        Non amiamo chiamarci Professori, ci sembrerebbe di esser chiamati a professare una tesi, una dottrina,       Usiamo poco anche la dizione Insegnanti: il termine indica che la loro azione è destinata a segnare-dentro, a  imprimere un segno (indelebile, forse).
      Scegliamo di essere maestri, formatori socraticamente vocati a e-ducare, ovvero a far esprimere, fuori-uscire dai bambini ciò che essi sentono, amano pensano, provano…  ad ascoltarli per comprenderli meglio, e dare al caos un ordine possibile, parole per dire.
        Per questo lungi da noi l’idea di negare la parola a qualcuno, al Verbo della Croce, men che meno.
        Nessuno vuole negare che nella Croce cristiana, si possa leggere un senso universale: la sofferenza, il sacrificio, il dono della vita sono fondamenti delle società e delle culture umane.
       Tuttavia non  crediamo che sia questo il problema sul quale ha deliberato la corte di Strasburgo.
       La Corte ci parla della necessità di evitare l’esposizione dei simboli religiosi, e i crocefissi sono tali, in scuole pubbliche: per non ledere il diritto di ciascuno a scegliere le proprie convinzioni religiose, a seguirle ed amarle; per non dover subire discriminazioni religiose, come recita il decimo principio della dichiarazione  ONU sui Diritti del fanciullo (di cui ricorre il 20 novembre il ventennale)... Il fanciullo deve essere educato in uno spirito di comprensione, di tolleranza, di amicizia fra i popoli, di pace e di fratellanza universale, e nella consapevolezza che deve consacrare le sue energie e la sua intelligenza al servizio dei propri simili.

      In molte scuole i crocefissi sono scomparsi da tempo, e nessun bambino cattolico ne ha sofferto. L’educazione religiosa (nella fattispecie cattolica) è comunque ben tutelata nel nostro Paese: in famiglia, in parrocchia, a scuola.  Nell’orario settimanale -che è, uno spazio-tempo pubblico, di tutti -  vi sono due ore di religione cattolica della scuola d’infanzia e primaria… un’ora nella secondaria.  Questo insegnamento è governato dalla Chiesa cattolica (programmi  e insegnanti) e garantito dallo Stato. Ci si può avvalere oppure no; tuttavia, solo sulla carta: nella realtà non sono stati dati quest’anno gli insegnanti per le ore alternative.
      La Corte non ha deliberato  sul simbolo, ma sull’uso che viene fatto di un simbolo.
      E su questo possiamo incominciare a capirci, senza negare: l’uso di quel simbolo  nella scuola è un uso improprio. Somiglia un po’  ad una colonizzazione culturale che viene imposta da regolamenti che si rifanno ad anni bui  della democrazia e della libertà. Anche oggi, chi lo rivendica lo vuole imporre con leggi e  ordinanze (nazionali e locali).
        Così l’uguaglianza  e la libertà di scelta, pur proclamate, non sono garantite a tutti.
        Se,  come in molti (cristiani e non cristiani) hanno sottolineato il simbolo della croce comprende  significati e valori profondi e universali, sarebbe un brutto segno imporli a  tutti, senza che vi sia da parte di ciascuno una scelta, un’adesione, una chiamata.
       A coloro che vogliono mantenere il crocefisso nelle aule scolastiche per questioni di tradizione… ricordiamo che il buon senso comune, quando diventa unico, si  può  anche pagar caro: produce appartenenza, ma anche omologazione; fonda l’identità dei gruppi, ma impedisce l’individualizzazione…
        A scuola scegliamo di essere educatori, e sappiamo che nel percorso di crescita, l’identità procede  costruendo  un NOI ed un IO. Sentiamo perciò il dovere (etico, professionale) di costruire cornici educative che garantiscano e permettano a ciascun bambino… senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione… il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese…
       Quando viviamo in una società multi-etnica, quando lavoriamo per costruire a scuola la società del futuro, facendone un terreno di incontro interculturale, non possiamo esimerci dal riflettere sulle parole...e l’art. 3 della nostra Costituzione usa proprio la dizione rimuovere gli ostacoli … che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini.


novembre 2009




Segreteria nazionale del M.C.E.

Inserito mercoledì 18 novembre 2009


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