02/04/2020
direttore Renzo Zuccherini

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Piano di Tutela delle acque
Il consiglio regionale cede alla pressione dei suinicoltori e rinvia l'approvazione del Piano. Appello di Legambiente: le risorse idriche vanno salvaguardate da ogni forma di inquinamento compreso quello della zootecnia!


Dopo l'intervento delle associazioni degli agricoltori, Confagricoltura, Cia e Coldiretti in merito al Piano Regionale di Tutela delle Acque che reclamavano un provvedimento più edulcorato e con meno obblighi per il comparto zootecnico soprattutto per la suinicoltura, il consiglio regionale rinvia l'approvazione.

“In questo modo si cede alle pressioni dei suinicoltori – è il commento di Legambiente Umbria - che che non vogliono sentir parlare di riduzione di capi, di più stringenti regolamenti per la fertirrigazioni e di vincoli per i depuratori”.

“Servono norme e protocolli attuativi che obbligano tutti, compreso il comparto zootecnico e gli allevamenti suinicoli, alla tutela delle risorse idriche da ogni forma di inquinamento” – ribadisce l'associazione - Non ci si può dimenticare così presto il danno ambientale e sociale procurato da un modello di zootecnia insostenibile che è una delle principali cause di inquinamento da nitrati delle nostre acque”.

“Ci appelliamo al Consiglio regionale perché la salvaguardia delle risorse idrica della nostra regione e la prevenzione di ogni forma di inquinamento siano la priorità del Piano e perché si rifuggano compromessi elettoralistici che rimandano la risoluzione delle criticità ambientali e sanitarie causate da molti allevamenti zootecnici – chiede Legambiente Umbria

“Le associazioni degli agricoltori invece dovrebbero ripensare a un modello zootecnico che sia capace di competere con il mercato globale e garantire sostenibilità ambientale - continua Legambiente Umbria - La parola chiave è filiera corta, ma una filiera corta reale e non fasulla come quella di oggi: il che significa che una gustosa fetta di prosciutto IGP di Norcia deve essere prodotta a partire da un animale di razza locale, nato e allevato in Umbria, possibilmente secondo le regole degli allevamenti biologici e nel rispetto del benessere animale (finché sono vivi), che venga macellato, lavorato e stagionato localmente. Solo così la zootecnia potrà continuare ad essere un attività importante per l'economia regionale”



Legambiente Umbria


Inserito sabato 21 novembre 2009


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