22/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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In marcia per il clima
Documento presentato al G 8 Ambiente di Siracusa

Noi, firmatari del presente documento, abbiamo dato vita alla coalizione IN MARCIA PER IL CLIMA, una larga alleanza tra tante organizzazioni diverse, e ci stiamo impegnando a portare avanti insieme un lavoro di approfondimento e di proposta. Con questo spirito propositivo vogliamo sottoporre all’attenzione del G8 – Ambiente, che si terrà a Siracusa dal 22 al 24 Aprile, alcune considerazioni e proposte perché si abbracci con forza e coraggio una politica attiva contro i cambiamenti climatici, per mitigarne, nel più breve tempo possibile, gli effetti. Come cittadini e associazioni mettiamo in campo iniziative e impegni nostri concreti in questa direzione.


IN MARCIA PER IL CLIMA
Documento presentato al G 8 Ambiente di Siracusa
22 – 24 aprile 2009

Il 2009 è un anno cruciale per la lotta ai cambiamenti climatici e le organizzazioni aderenti al Comitato “In marcia per il clima” sono più che mai convinte dell’urgenza di una svolta a livello internazionale che porti a decisioni ambiziose e a superare ritardi e resistenze. Entro la fine dell’anno la comunità internazionale è chiamata ad assumersi nuovi obiettivi vincolanti per la riduzione dei gas a effetto serra, in modo da proseguire dopo il 2012 il percorso iniziato con il protocollo di Kyoto. Come sottolineato dalla comunità scientifica internazionale, e in particolare dall’International Panel on Climate Change, l’unico modo per evitare che l’impatto dei cambiamenti climatici assuma dimensioni catastrofiche e imprevedibili è di un drastico taglio delle emissioni climalteranti, per cercare di fare in modo che l’aumento della temperatura media globale si mantenga ben la di sotto della soglia critica dei 2°C.

Nel percorso negoziale che dovrà portare alla conferenza di Copenaghen del prossimo dicembre e alla firma di un nuovo accordo globale sul clima, il G8 costituisce una tappa cruciale. L’Italia ha la possibilità di giocare un ruolo importante a partire dalle sessioni del G8 ambiente e del G8 energia che si svolgeranno sotto la sua direzione rispettivamente ad aprile e maggio. Chiediamo che l’Italia si impegni a favorire l’esito positivo del processo e in particolare a fare in modo che

1. Il G8 confermi la volontà di raggiungere un nuovo accordo ambizioso e globale entro la Conferenza di Copenaghen

2. I paesi industrializzati si impegnino ad un taglio dei gas a effetto serra che assuma come soglia minima il 25-40 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020, secondo le indicazioni dell’IPCC, per arrivare alla riduzione del 80-95 per cento entro il 2050.

3. Venga suggellato l’impegno da parte dei paesi industrializzati a garantire, attraverso meccanismi idonei e obbligatori, riducendo il peso del commercio delle quote di CO2  il finanziamento necessario all’adattamento ai cambiamenti climatici e al trasferimento di tecnologie ambientalmente efficaci e sostenibili nei paesi in via di sviluppo e in quelli emergenti, nel rispetto dei diritti fondamentali del lavoro sanciti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) dell’ONU.

4. Si dia impulso alla necessaria riforma dei meccanismi flessibili previsti dal protocollo di Kyoto  in modo da garantire i principi di sostenibilità e di addizionalità dei progetti e assicurando che siano socialmente corretti e che allo stesso tempo che i target di riduzione dei gas a effetto serra vengano perseguiti in via prioritaria e prevalente attraverso l’adozione di politiche e strategie domestiche.

Come sottolineato dall’UNFCCC, per rispondere in modo efficacie alla sfida dei cambiamenti climatici e approdare a un sistema economico a basse emissioni saranno necessari entro il 2030 investimenti aggiuntivi a livello globale pari a 200-210 miliardi di dollari all’anno, mentre 23-54 miliardi di dollari saranno annualmente indispensabili per prevenire e porre rimedio agli impatti dei cambiamenti climatici. Investimenti necessari ma anche utili a rilanciare l’economia in una fase di crisi globale.

Le organizzazioni aderenti al Comitato “In marcia per il clima” ritengono che la lotta ai cambiamenti climatici rappresenti anche la soluzione alla crisi economico-finanziaria e la risposta al fabbisogno di nuovo lavoro e nuova occupazione che interessano gli stati e i popoli dell’intero pianeta. Infatti, attraverso la lotta ai cambiamenti climatici sarà possibile con gli investimenti a favore della cosiddetta “green economy” realizzare un nuovo modello di sviluppo a basso consumo di risorse naturali e ad alta intensità di risorse lavorative, di tecnologia, di conoscenza.

L’Italia ha l’opportunità di diventare un protagonista nel contesto della lotta ai cambiamenti climatici dando allo stesso tempo una nuova e vitale spinta all’economia reale. Per questo oltre ad assumere un ruolo propositivo e propulsore nei negoziati internazionali le organizzazioni di In marcia per il Clima chiedono al governo di assumere obiettivi coerenti con le potenzialità dell’Italia e del suo territorio, a cominciare dall’attuazione degli impegni sottoscritti con l’approvazione lo scorso dicembre del pacchetto “Clima ed Energia” dell’Unione europea.

1) Il modello energetico. Nell’ottica di una responsabilizzazione collettiva, occorre dare pieno slancio alle misure di efficienza energetica, convenienti per il sistema paese e capaci fra l’altro di alleggerire il peso economico delle scelte energetiche per tutti gli strati sociali. Diciamo sì al modello distribuito e quindi alla democrazia energetica; sì allo sviluppo delle rinnovabili nel rispetto del territorio; sì a un uso più efficiente dei combustibili fossili che a partire dalla cogenerazione e da modelli di produzione distribuiti, permettano la transizione verso un sistema a emissioni sempre più ridotte. La scelta del nucleare di terza generazione non risponde all’urgenza di ridurre già da oggi le emissioni di CO2 e non è fondata dal punto di vista economico, di sostenibilità ambientale e di sicurezza internazionale. Inoltre essa pregiudica le risorse finanziarie a danno delle politiche di efficienza e delle rinnovabili. Non è infatti rinviabile un massiccio investimento nella ricerca a favore delle politiche di efficienza e di sviluppo delle rinnovabili nonché per rinvenire soluzioni pienamente sostitutive dei combustibili fossili, che non aggravino i rischi per la sicurezza internazionale e consentano, allo stesso tempo, lo sviluppo economico e quello di democrazia e libertà.

2) Edilizia e Territorio. Occorre investire in un grande progetto di rinnovo del patrimonio edilizio, che sviluppi innovazione ed occupazione, che renda più vivibili le abitazioni, che dia risposta al bisogno abitativo ormai diffuso. Bisogna ripensare lo sviluppo di città e paesi, arrestando la dispersione di residenze, centri di produzione, servizio e commercializzazione, che determina consumo di suolo e alta domanda di mobilità, per non perdere quel patrimonio paesaggistico e territoriale che caratterizza il nostro paese e quel patrimonio di relazioni di prossimità, servizi, lavoro, che qualifica la coesione comunitaria, radicata nei nostri piccoli e grandi centri urbani.

3) Mobilità. La priorità è investire in infrastrutture, innanzitutto su rotaia, che migliorino la mobilità urbana, a partire da quella dei pendolari. Bisogna ridurre e scoraggiare il traffico privato, favorendo il trasporto pubblico e la mobilità leggera. In questo quadro, la bicicletta può fare molto, in quanto indicatore di qualità ambientale e fattore incisivo nelle politiche della mobilità, a patto che si agevoli l’uso modale della bicicletta. Chiediamo inoltre che nella legislatura le Regioni siano responsabilizzate con obiettivi precisi di riduzione delle emissioni di CO2 dei trasporti e che, quindi, siano ridefinite le priorità infrastrutturali.

4) Sistema produttivo. Il rispetto degli impegni di riduzione dei gas serra non può trasformarsi in crisi dell’industria italiana, che deve essere invece più attenta alle opportunità create dalla strategia europea, rinnovando i processi, i prodotti e le politiche di marketing pubblicitario che influenzano la fiducia dei consumatori nei confronti dei prodotti a basso consumo ed emissioni, quindi creando nuova occupazione e maggior sicurezza nei posti di lavoro, così come è avvenuto in molti Paesi Europei che con più decisione hanno puntato sulle energie rinnovabili.

5) Agricoltura. Bisogna finalmente riconoscere il contributo positivo che l’agricoltura può portare alla battaglia contro i mutamenti climatici e si devono promuovere tutte quelle pratiche agricole ecocompatibili a partire da quella biologica che oltre a rispettare maggiormente l’ambiente aumentano l’assorbimento di CO2. L'incontro, utile e necessario, tra agricoltura e innovazione energetica deve avvenire all'insegna di una valutazione coerente del bilancio energetico e ambientale di ogni scelta e intervento e nel rispetto della vocazione non soltanto economica delle attività agricole. Valutando nel modo giusto il contributo che può venire dalle azioni pianificate di forestazione.

6) Mare e fascia costiera. E’ necessario attuare e rafforzare le politiche ambientali per la tutela e la salvaguardia dell’ecosistema marino, applicando i principi del codice di comportamento FAO, e per una gestione razionale e durevole delle risorse biologiche, per la tutela e la gestione della fascia costiera, al fine di contribuire a contrastare i fenomeni che minacciano i già fragili equilibri su cui si basa lo sviluppo sostenibile.

7) Biodiversità. In considerazione del servizio universale che le aree naturali rendono al pianeta, e  del ruolo fondamentale che la biodiversità svolge, anche per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, devono essere adottati indirizzi stringenti rivolti ad arrestare al più presto la perdita di biodiversità, tenendo conto del rischio di fallimento del Countdown 2010. Si devono sostenere e valorizzare le politiche di sistema, le reti ecologiche ed il paesaggio agrario, anche per combattere la desertificazione e il dissesto idrogeologico, finanziando adeguatamente le aree protette quali infrastrutture indispensabili alla conservazione della biodiversità. Occorre coinvolgere le comunità locali e le popolazioni per far leva sull’inestimabile patrimonio di conoscenze, saperi e relazioni con l’ambiente naturale, essenziale per la tutela di habitat e specie. E’ necessario promuovere programmi pluriennali per incrementare i territori protetti e progetti speciali per la salvaguardia di specie a rischio di estinzione, attraverso la mobilitazione di tutti gli attori interessati, istituzionali e non, impegnando risorse finanziarie adeguate e strategie condivise.

8) Salute.  L’aumento della temperatura terrestre, che si accompagna all’intensificarsi di eventi meteorologici estremi, crea anche danni alla salute delle popolazioni: malnutrizione, aumento della mortalità specie di quella infantile, incremento dell’incidenza di malattie infettive e metaboliche per lo spostamento nelle zone temperate di vettori e di agenti di malattie infettive e parassitarie e per il peggioramento dell’inquinamento atmosferico e  idrico. L’OMS ha stimato che ogni anno si registrerà una perdita  di 5 milioni di anni di vita in buona salute (DALY) e un incremento del 3% della mortalità per ogni grado di aumento della temperatura terrestre.

9) Solidarietà e Interdipendenza. Nel mondo globalizzato i cambiamenti climatici rappresentano un fattore di crisi, ma la lotta per contrastarli può divenire un potente fattore di sviluppo delle politiche di cooperazione, per accrescere la quota da mettere a disposizione da parte dei paesi ricchi, per incrementare la sovranità alimentare e la democrazia energetica, per realizzare una sostanziale politica di interdipendenza.

Legambiente, Acli, Acli Ambiente – Anni Verdi, Adoc - Associazione per la Difesa e l'Orientamento dei Consumatori, AIAB - Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica, Altreconomia, Ambiente e Lavoro, Amici della Terra, Arci, Arci Servizio Civile, Arcicaccia/CSAA, Arciragazzi, Associazione Ong Italiane, Auser, Banca Popolare Etica, CGIL - Conferederazione Generale Italiana del Lavoro, CIA - Confederazione Italiana Agricoltori, CICMA - Comitato Italiano Contratto Mondiale sull'Acqua, CittadinanzAttiva, Civitas, Coldiretti, Comitato Italiano Sovranità Alimentare, Contratto Mondiale per l’Energia, CTM - Altromercato, CTS - Centro Turistico Studentesco e Giovanile, Ecologia e Lavoro, FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano, Fairtrade, Federazione nazionale Pro Natura, Federconsumatori, Federparchi, FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta, FOCSIV - Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario, Forum Ambientalista, Forum Terzo Settore, Greenpeace, LAV - Lega Anti Vivisezione, Lega Consumatori, Lega Pesca, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, LIPU - Lega Italiana Protezione Uccelli, Lunaria, MCE - Movimento di Cooperazione Educativa, MDC - Movimento difesa del Cittadino, Medici per l'Ambiente, Movimento Consumatori, Slow Food Italia, Tavola della Pace, Terre di mezzo, UIL - Unione Italiana del Lavoro, UISP - Unione Italiana Sport per Tutti, Umanisti per l'ambiente, Unione degli Studenti, VAS - Verdi Ambiente e società, WWF.





Inserito domenica 6 dicembre 2009


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