17/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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VIETATO L’ACCESSO ai minori stranieri
La coscienza degli educatori ha qualcosa da obiettare



    In maniera strisciante e palese,  sta avanzando a grandi passi un clima di intolleranze e di esclusione nei confronti degli stranieri nel nostro Paese. E’ un clima ostile che ormai non si limita ad esprimere una paura infantile e immotivata (lo stesso Ministero degli Interni dice che i reati ascritti agli stranieri sono in diminuzione) , ma cerca  operativamente l’espulsione del “corpo estraneo”.
      Vietato l’accesso al sistema sanitario, fuori dai confini municipali, via dai campi, spariscano i clochard e senza fissa dimora...
        Non si vuuole colpire alcuna  infrazione alla legge: si vuole colpire una condizione di vita: basta stabilire un nuovo reato, inesistente, la clandestinità ed  estenderlo a tutti i campi della vita pubblica e sociale, ed ecco che si avvia un  circuito perverso  che va a negare i diritti  primari  dovuti a  ciascun essere umano.
        Lo afferma la nostra Costituzione . Lo afferma l’Onu. Lo vogliamo dire insieme ancora una volta.
       Il diritto alla cura e all’istruzione non possono essere negati a chi non è cittadino .
       Nel 1948 la  Dichiarazione dei diritti dell’Uomo;  20 anni fa la Carta dei diritti del Bambino: in esse vi sono indicati diritti come il nome, la  salute, lo studio che vengono riconosciuti a tutti (non solo ai cittadini).
       Sono questi i diritti che ora, qualcuno, nel nostro Paese intende negare.
       Sono questi i diritti di umanità  sui quali vogliamo che il nostro Paese si fondi.
       Non lasciamoci intimidere da chi  alza la voce: affermiamo  con  la certezza del diritto:
• che nessun Minore può essere dichiarato clandestino
•  che, come per gli operatori sanitari, il dovere di insegnanti e dirigenti scolastici è la Cura: cura sanitaria per i primi, cura educativa per coloro che operano nel mondo della  scuola.
     L’idea di cura educativa ha prodotto ventanni di buone esperienze di integrazione: numerose leggi, circolari ministeriali,  protocolli di istituti e scuole,  hanno sedimentato pratiche di accoglienza e inserimento, di  socializzazione e alfabetizzazione, di cui  ogni e docente è fiero:  testimoniano  che realizzare una scuola inclusiva e di qualità è possibile .
   Attraverso la diffusione  di queste buone prassi  la  nostra scuola ha aiutato la nostra società a non imbarbarire: abbiamo contribuito ad educare le  nuove generazioni al rispetto, alla solidarietà, alla cooperazione educativa.
      Ora la pressione si fa crescente:la paura domina i comportamenti di alcuni gruppi sociali e politici e genera mostri (finti) sui quali scaricare ogni responsabilità. Si tratta di  atteggiamenti interessati che approffittano di un corpo sociale docile e infantilizzato dalla disinformazione che impera. Essi cercano di rispondere alle sfide di una sociaetà complessa con ricette  arcaiche, semplificatorie, riduttive, buone solo per ingannare  menti semplici.
Dobbiamo dire  trovare il modo di fermare questa onda anomala:
• Obiettiamo alla necessità di una  definizione di standard  decretati  d’urgenza e dall’alto (e poi si parla di autonomia e federalismo)
•  Vogliamo obiettare alla definizione di un tetto di alunni stranieri per classe: è bene che siano le singole scuole autonome a definire  la composizione delle classi, ispirandosi a modelli educativi  condivisi  di eterogeneità. Stranieri è parola generica (come dire  bosco, mare... ogni albero - ogni onda ha una sua storia, una propria storia formativa, ha competenze linguistiche diverse  e non si possono  semplicemente sommare, va pensata la miglior opportunità educativa per ciascuna di esse)
• vogliamo obiettare all’art. 9 dello schema di regolamento sulla valutazione  che prevede che i minori stranieri  siano valutati con le stesse modalità degli alunni italiani . A un’idea così ingiusta, travestita da eguaglianza,  vogliamo obiettare con le parole di don Milani che non v’è nulla di più ingiusto che far parti uguali tra disuguali…
• vogliamo obiettare,  con ragioni pedagogiche, all’istituzione di classi  separate per stranieri, che anzichè  promuovere iontegrazione sociale e apprendimento  linguistico,  si candidano ad essere strumento di esclusione sociale e cognitiva .
     Infine se la legge dovesse passare anche alla Camera e divenire effettiva, noi , pur essendo educatori cittadinanza e di legalità .... dovremo CHIEDERE ALLA NOSTRA COSCIENZA di OBIETTARE, facendo sentire alte e forti le ragioni dell’accoglienza e rifiutando ogni tentazione di segnalazione e/o denuncia .

La nota del Ministro:

Nota del Ministero su integrazione alunni stranieri

Gelmini: “Tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi, si parte dal 2010-2011 dalle classi prime di elementari, medie e superiori.

Aperti alla integrazione, ma salvaguardia anche dei simboli e dell’ identità della scuola italiana”

Roma, 8 gennaio 2010

 

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha inviato a tutte le scuole una nota contenente “indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana”.

 

Nelle ultime settimane si è discusso molto della presenza crescente di alunni stranieri nelle scuole e classi italiane, una presenza che talvolta ha superato quella degli stessi studenti italiani.

 

Con la nota inviata dal Ministero si vuole quindi fornire indicazioni sull’accoglienza e sull’assegnazione degli alunni stranieri alle classi.

In particolare, la nota prevede che:

  • Il Ministero assegnerà apposite risorse finanziarie per gli interventi di sostegno alle scuole per l’inserimento di bambini stranieri e ulteriori finanziamenti saranno previsti per le scuole dei territori con alta presenza di cittadini stranieri.
  • La nota ribadisce che i minori stranieri sono soggetti all’obbligo d’istruzione e che le modalità di iscrizione alle scuole italiane seguano i modi e le condizioni previste per i minori italiani.
  • Per evitare concentrazioni di iscrizioni di alunni stranieri si dovranno realizzare accordi di rete tra le scuole e gli Enti locali. Gli Uffici scolastici regionali, di intesa con gli Enti territoriali, comunque, potranno autonomamente definire quanti bambini stranieri per classe si potranno iscrivere alle scuole del proprio territorio. Le iscrizioni di minori non italiani non dovranno superare il 30% degli iscritti e in particolare:
    • il numero degli alunni stranieri presenti in ciascuna classe non potrà superare di norma il 30% del totale degli iscritti, quale esito di una equilibrata distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana tra istituti dello stesso territorio;
    • il limite del 30% entrerà in vigore dall’anno scolastico 2010-2011 in modo graduale: verrà infatti introdotto a partire dalle classi prime sia della scuola primaria, sia della scuola secondaria di I e II grado;
    • il limite del 30% potrà essere innalzato – con determinazione del Direttore generale dell’ufficio scolastico regionale - a fronte della presenza di alunni stranieri (come può frequentemente accadere nel caso di quelli nati in Italia) già in possesso delle adeguate competenze linguistiche;
    • il limite del 30% potrà invece essere ridotto, sempre con determinazione del Direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, a fronte della presenza di alunni stranieri che dimostrino all’atto dell’iscrizione una padronanza della lingua italiana ancora inadeguata a una compiuta partecipazione all’attività didattica, e comunque a fronte di particolari e documentate complessità.
    • Altro elemento fondamentale per l’integrazione degli alunni stranieri è il potenziamento della lingua italiana, indispensabile per poter andare di pari passo negli studi con i compagni di scuola italiani. Il regolamento di riordino del I ciclo prevede, infatti, che nella scuola secondaria di I grado (scuola media) una quota di ore di insegnamento della seconda lingua comunitaria possa essere utilizzata per potenziare l’italiano per gli alunni stranieri.
    • L’assegnazione degli alunni non italiani nelle classi è autonomamente decisa dalle scuole che dovranno, comunque, procedere ad un accertamento delle competenze e dei livelli di preparazione dell’alunno per assegnarlo, di conseguenza, alla classe definitiva che potrà essere inferiore alla classe corrispondente all’ età anagrafica. Le scuole comunque possono prevedere che l’inserimento in una classe di un alunno straniero sia preceduto o accompagnato da una prima fase di approfondimento della conoscenza linguistica finalizzata ad un inserimento efficace dell’alunno nella classe.
    • Per migliorare la conoscenza della lingua italiana possono essere inoltre organizzati corsi di potenziamento tenuti, dove possibile, dagli insegnanti della scuola stessa. Per questo, nelle attività di formazione degli insegnanti, è opportuno riservare particolare attenzione alle metodologie di intervento e alle misure organizzative e didattiche di sostegno all’integrazione.

“Spesso, all’interno di questo dibattito – ha affermato il ministro Mariastella Gelmini - ci si è voluti dividere agitando una ingiustificata polemica di tipo ideologico. La scuola deve essere il luogo dell’integrazione. I nostri istituti sono pronti ad accogliere tutte le culture e i bambini del mondo. Alla stesso modo la scuola italiana deve mantenere con orgoglio le proprie tradizioni storiche e insegnare la cultura del nostro Paese. L’inserimento, ad esempio, dell’ educazione alla cittadinanza va proprio in questa direzione: insegnare il rispetto per le altre culture e affermare contemporaneamente l’importanza delle regole civili, della storia, delle leggi e della lingua italiana. Una indispensabile condizione questa per realizzare una vera integrazione.
La presenza di stranieri nella scuola italiana, spesso concentrati in alcune classi, non è certo un problema di razzismo ma un problema soprattutto didattico.

Lo sanno le molte mamme che vedono la classe dei loro figli procedere a due velocità di crescita formativa, con alcuni studenti che rimangono indietro ed altri che riescono ad andare avanti meglio.

Stabilire un tetto del 30% di alunni stranieri per classe – ha aggiunto il ministro Gelmini - è un modo secondo me utile per favorire l’integrazione, perché grazie a questo limite si evita la formazione di “classi ghetto” con soli alunni stranieri.

I bambini stranieri devono essere inseriti nelle classi con i bambini italiani per evitare, come accade in molte città, che si formino scuole e classi composte solo da stranieri. Gli alunni non italiani hanno bisogno di stare con quelli italiani per potersi integrare al meglio.
Credo che su questo punto sia destra che sinistra siano d’accordo, come dimostrano le esperienze di tante amministrazioni locali.

Oltre al tetto, inoltre, è fondamentale prevedere classi di inserimento di durata limitata per poter insegnare la nostra lingua a chi è appena arrivato in Italia ad un livello sufficiente per non sentirsi in difficoltà con i coetanei. Questi  momenti di inserimento si svolgeranno sia la mattina che il pomeriggio, mentre nella scuola media una parte di ore della seconda lingua potrà essere usata per lo studio dell’italiano.

Comunque non basta inserire un ragazzo straniero in una classe di studenti italiani per ottenere una effettiva integrazione. E’ necessario aiutare gli studenti stranieri ad imparare bene la nostra lingua, perché questa è l’elemento fondamentale che consente ai ragazzi stranieri di non sentirsi in difficoltà e in imbarazzo con i compagni e di realizzare un primo importante passo verso la completa integrazione”



Movimento di Cooperazione educativa

Inserito sabato 9 gennaio 2010


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