23/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Integrazione degli alunni stranieri
Sulla nota MIUR “Indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana

    

MOVIMENTO  di  COOPERAZIONE   EDUCATIVA                          www.mce-fimem.it

Quando la soluzione diventa parte del problema


           Dal documento ministeriale emergono elementi che sollecitano alla massima attenzione chi, come noi, ha a cuore la funzione inclusiva della scuola e assume la responsabilità educativa come strategia di contrasto di ogni uso discriminatorio delle regole, vecchie e nuove. Come insegnanti, mediatori linguistici,  educatori ed educatrici guardiamo con preoccupazione alle semplificazioni,  proprio per la complessità della funzione con cui siamo quotidianamente in contatto. La scuola, essendo parte del territorio, deve anche rispondere alle dinamiche abitative dei flussi migratori, così ci sono scuole che chiuderebbero visto che il tetto è  oggi ampiamente sforato. Vogliamo tuttavia segnalare altri nodi di criticità a nostro avviso emergenti.
 1.    l’uso della categoria “straniero” che come ogni astrazione accomuna in un unico campo di significato storie culturali, biografie e condizioni giuridiche diversificate. Questo soprattutto in un Paese in cui i flussi migratori si sono fortemente diversificati nel tempo e nello spazio.  
2. La conseguente predisposizione di percorsi differenziati e dunque discriminati di accesso al diritto di istruzione. Si badi bene che le indicazioni non attengono prioritariamente all’accoglienza (come affermato in apertura della comunicazione), ma all’iscrizione come atto essenziale all’accesso.
3. Il tetto del 30%, fatto valere sul numero degli iscritti e non come indicazione di massima per la formazione delle classi segna un limite all’esigibilità del diritto che sembra a noi,  una violazione dei principi costituzionali.
4. La gestione dei limiti numerici indicati, anche per le eventuali deroghe verso l’innalzamento o l’abbassamento, affidata agli organi dell’Amministrazione (Ufficio Scolastico Regionale) agisce in modo improprio e deterministico sull’autonomia delle istituzioni scolastiche, costituzionalmente sancita, cui viene sottratto l’ambito decisionale correlato alle sue finalità e alla sua natura.
        Motivi di perplessità altrettanto sostanziali ci suscitano indicazioni di carattere didattico e organizzativo che sembrano andare in direzioni diverse dall’obiettivo, pur dichiarato, dell’integrazione, con motivazioni pedagogicamente assai discutibili.  Di fondo, c’è un’idea di integrazione a senso unico. Solo così si spiega l’ipotesi di separare il processo di integrazione da quello di apprendimento, facendo del secondo una sorta di percorso propedeutico al primo.
       La nostra idea di scuola e di conoscenza, oltre che la quotidiana esperienza di insegnanti, ci fa ritenere che l’apprendimento è tanto più solido, generativo e formativo quanto più avviene in contesti di socialità ricchi e articolati, vicini al mondo del vissuto. Questo vale per ogni ambito di conoscenza e più che mai per la conoscenza della lingua, che trae motivazione ed efficacia dalla qualità di interazione nella comunità dei parlanti.
       Da questo punto di vista, sono fuorvianti due indicazioni contenute nel testo: la possibilità di assegnare l’alunno ad una classe inferiore a quella corrispondente alla sua età anagrafica (con le conseguenze che ognuno può immaginare dal punto di vista affettivo-relazionale e cognitivo) e la previsione di classi di inserimento finalizzate all’acquisizione di competenze linguistiche. Soluzioni che confermano le diversità, più che rimuoverle.
      In definitiva, non siamo per ignorare l’ordine dei problemi che i provvedimenti tentano di affrontare, in particolare l’esigenza di approntare interventi di sistema che evitino soluzioni localistiche con effetti ancora una volta discriminatori. Ma osserviamo che le indicazioni sono inadeguate a rispondere a questa esigenza, oltre che rischiose negli effetti che innescano. 
        Un primo concreto passo in questa prospettiva dovrebbe essere la predisposizione di azioni perequative che vedano impegnati Stato ed Enti Locali, nel quadro delle rispettive competenze disegnato dal rinnovato Titolo V° della Costituzione. E’ di tutta evidenza che questa condizione è incompatibile con la politica dei tagli che si è abbattuta sulla scuola: l’integrazione scolastica, e in generale la qualità dell’istruzione, non si fa con le petizioni di principio ma con risorse adeguate per sostenere la progettualità didattica e le professionalità presenti nelle scuole.
Serve un cambio di passo nelle politiche scolastiche di integrazione.
La convivenza tra soggetti  di diverse culture nelle nostre classi è  oggi una  condizione permanente  di fronte alla quale nel nostro Paese  si oscilla tra l’illusione di assimilare la diversità attraverso processi di inculturazione capaci di annullare la pluralità delle identità ,   e l’illusione di espellere tutti i diversi.
 Noi, educatori del Movimento di Cooperazione Educativa vorremmo seriamente seminare  un  fertile dubbio:
Siamo sicuri che i  minori stranieri  presenti  a scuola  siano un danno da limitare anziché una grande risorsa per il futuro? E’ ancora pensabile  oggi e nel futuro dei nostri ragazzi una cittadinanza intesa  come un’identità unica, nazionale, fatta di lingua, religione, abitudini sociali?  Non  è la nostra scuola che deve preparare  i cittadini del futuro a con-vivere  con identità plurali, con  gruppi e appartenenze diverse?
Chi  formerà nei ragazzi la capacità di tenere compresenti i diversi mondi  di cui ciascuno di loro  è parte attiva, le diverse identità (locali e globali; interpersonali,- regionali e planetarie) .
 PER CAMBIARE LE RISPOSTE, OCCORRE CAMBIARE LE DOMANDE.  COMINCIAMO A CAMBIARE IL NOSTRO PUNTO DI VISTA, E IL PROBLEMA TROVERÀ ALTRE SOLUZIONI
Gennaio 2010
La segreteria nazionale



Movimento di Cooperazione Educativa

Inserito lunedì 11 gennaio 2010


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