17/04/2021
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Il mercato delle arance e degli Africani
Oggi, le arance, non conviene neanche più raccoglierle e gli immigrati non servono più

In questi giorni, nella rutine della vita quotidiana, restano indelebili nei pensieri le immagini di Rosarno. Centinaia d’immigrati deportati come nei tempi bui della nostra storia. Spesso capita di pensarci anche a lavoro e allora basta una notizia, su una rivista specializzata, per ricollegarsi con la mente hai volti di quelle persone disperate: “Succo d’arancia record di speculazioni dopo una gelata in Florida.” Infatti il succo d’arancia è una commodity il cui valore viene trattato dalle borse merci. Le Commodity indicano materie prime o altri beni assolutamente standardizzati, tali da potere essere prodotti ovunque con standard qualitativi equivalenti e commercializzati senza che sia necessario l'apporto di ulteriore valore aggiunto.
L'elevata standardizzazione che caratterizza una commodity ne consente l'agevole negoziazione sui mercati internazionali. Ormai da tempo la speculazione finanziaria, in attesa di un crollo della produzione, si è spostata dai mercati finanziari a quelli delle materie prime agricole. E’ bastata una straordinaria gelata in Florida per mettere a rischio il raccolto di agrumi a far balzare le quotazioni del succo d’arancia, sul mercato dei future di New York, al massimo storico.
Le arance pur disponendo di migliaia di varietà in tutto il mondo e coltivate in più di cento specie diverse, hanno un succo che risulta essere una commodity, cioè un prodotto standardizzato. Infatti il succo d'arancia è solitamente esportato in forma liofilizzata e congelata, mentre l’acqua gli viene ripristinata solamente nello stato di destinazione. Questo processo fa perdere molte qualità organolettiche e nutrizionali, come i flavonoidi, con la conseguenza di annullare le differenze tra i vari succhi. Il più grande esportatore mondiale di succo d'arancia è l'Argentina, seguita dagli Stati Uniti d'America, l’Italia è al quinto posto con una produzione concentrata in due Regioni, Sicilia e Calabria. Nella Provincia di Reggio Calabria viene coltivata una superficie agrumicola tra le più estese d'Italia ed in particolare è nel comune di Rosarno e in tutta la piana di Gioia Tauro che si concentra la maggior parte della produzione Regionale. In barba a quanto ci vogliono far credere le speculazioni finanziare, la produzione agrumicola ha una sua storia, una sua tradizione, una sua specificità dovuta alle qualità della terra, dall’esposizione al sole, alle ore di luce, dall’assenza di pioggia, insomma da tanti fattori naturali che rendono i sapori e gli odori diversi in ogni luogo. E a Rosarno questo lo sanno bene in quanto i giardini hanno lì una storia profonda che risale fin dal XVI secolo avanti cristo quando gli agrumeti venivano coltivati solo per scopo ornamentale con tecniche particolari acquisite dagli arabi. Solo dopo il rinascimento si scoprirono le qualità nutrizionale del frutto e il consumo delle arance iniziò a diffondersi tra le masse popolari e di conseguenza cominciò l’utilizzo agricolo dell’agrume.
Ma c’è sopratutto una storia di lotte e conquiste, quella che parte dal 1950 con l’occupazione delle terre, solo a Rosarno mille ettari di bosco furono occupati da piccoli contadini e braccianti, che con grandi sacrifici li convertirono in agrumeti. Piccoli appezzamenti distribuiti tra tutto il movimento contadino che garantivano la sopravivenza d’intere famiglie. La diminuzione del prezzo dell’arancia, che nel 1992 passa da 1400 Lire al Kg a meno di 50 Lire al Kg, rende quei piccoli appezzamenti non più sufficienti per un reddito dignitoso. Si aprono così le porte all’arrivo degli africani indispensabili nei lavori di raccolta.
Ma quei 25,00 Euro al giorno, date ad un immigrato per 12-14 ore di lavoro, l’andregheta non se le può più permettere quando, nel 2007, la guardia di finanza, nell’operazione “arance di carta” rivelò 192 infrazioni in Calabria che riguardavano il settore degli agrumeti per un valore di 75.379.513,00 Euro. Produzioni inesistenti di arance conferite alle associazioni di produttori,” pesate” davanti a funzionari compiacenti e vendute a società estere fittizie, per riscuotere i finanziamenti alla produzione dell’Unione Europea.
Oggi, le arance, non conviene neanche più raccoglierle e gli immigrati non servono più. Al produttore agricolo locale viene riconosciuto un prezzo pari ad un misero 0.062 €/Kg. Come è facilmente intuibile, tale prezzo, copre a stento le sole spese di raccolta, mentre 1 Kg di succo concentrato di arancia di origine brasiliana, al porto di Gioia Tauro, è quotato 1,20 €/Kg. Tale prezzo, da solo, è almeno 50 centesimi inferiore rispetto al solo costo di produzione che affrontano le industrie locali.
Un indotto ormai distrutto dalla globalizzazione capitalista che provoca distorsioni enormi nelle produzioni locali e non trovando soluzioni gioca la carta della repressione. Immigrati, storia, coltura, paesaggio tutte variabili indifferenti alla logica dei mercati finanziari, ma che restano le reali radici culturali del nostro Paese.



Fabio Barcaioli

Inserito martedì 19 gennaio 2010


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