23/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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La legge regionale sulla famiglia
...fa strame del dibattito che aveva visto emergere idee di famiglia capaci di rispettare le esigenze degli individui e le loro scelte di libertà e autodeterminazione


E' una vergogna. L'approvazione da parte del consiglio della  Regione Umbria della “Disposizione per la promozione e la tutela della famiglia”, che trae origine dalla proposta di iniziativa popolare del Forum delle famiglie, fa strame del dibattito aperto già da diverso tempo, che aveva visto emergere idee di famiglia capaci di rispettare le esigenze degli individui e le loro scelte di libertà e autodeterminazione, dentro percorsi personali che hanno diritto al medesimo rispetto e alle medesime garanzie istituzionali.
Questo si chiede alla politica e non che detti il canone delle buone pratiche in questioni come l'amore, il sesso, la maternità, la cura e il benessere dei corpi e delle emozioni, rigettando ai margini del sociale tutti i soggetti che si discostano da un modello che ha come perno l'unione riconosciuta e riconoscibile, perché sancita dalle Istituzioni, tra donne e uomini. Coppie di fatto, etero ed omosessuali, donne madri, sole per scelta o necessità, singoli individui di entrambi i sessi e di ogni età, che affrontano la vita a partire da sé e dalle proprie specifiche condizioni, appaiono così come eccezioni ad un modello/norma, delle quali non tenere conto .
Mi chiedo che ne sarà della legge sul reddito di vita per sostenere chi della crisi attuale paga le più care conseguenze: la gioventù precaria nel lavoro e davanti agli snodi dell'esistenza, costretta a permanere dentro nuclei familiari gravati del ruolo di ammortizzatori sociali che gli stanziamenti previsti dalla nuova legge non faranno che ribadire, senza speranza di emancipazione e futuro; le donne, i soggetti più gravati dall'attuale congiuntura economica, e i cui bisogni si intrecciano spesso alla necessità di tagliare le dipendenze, anche economiche, dai legami familiari, origine della difficoltà tutta femminile a difendere i propri diritti di cittadinanza.
E mi chiedo ancora che ne sarà del disegno di legge di contrasto alla violenza di genere, che il progetto regionale  Maipiùviolenze ha concretamente dichiarato nei propositi prossimi dell'amministrazione; come conciliare i dati Istat che dichiarano la famiglia luogo principe della violenza su donne e minori con questa santificazione (e il termine non viene a caso) del nucleo familiare “tradizionale” che il vento della storia ha già largamente ridotto, ma che il fondamentalismo ideologico di marca vaticana (ma non solo) continua a sbandierare come baluardo contro il male assoluto dei nostri tempi: la voglia attiva di libertà e autodeterminazione che sale da tante voci del nostro territorio?
Occorre qui ricordare quanto proprio le donne si siano mosse a Perugia negli ultimi anni, costruendo una rete fatta di gruppi formali ed informali e singole adesioni, per contrastare i vari tentativi di ritorno all'ordine patriarcale che vogliono mettere mano a leggi come la 194 sull'aborto assistito, alla diffusione della pillola abortiva, alla gestione dei consultori, per loro natura e storia nati laici, per i quali lo stesso Forum della famiglia auspica l'ingresso del “movimento per la vita” e  i cui intendimenti sono stati vivacemente contestati nel Consiglio comunale aperto di qualche mese fa, proprio in nome della laicità dello stato e del diritto delle donne all'ultima parola sui propri corpi e sulle proprie scelte.
Ed è proprio questa capacità di mettersi in campo che occorre risvegliare tra le varie soggettività sociali e politiche interessate ad arginare un'ulteriore deriva autoritaria e bigotta nella nostra regione, di cui la legge appena approvata dà conto in misura inquietante. 
Noi donne ci siamo.  

                                      



Silvana Sonno, rete delle donne AntiViolenza

Inserito giovedì 11 febbraio 2010


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