03/04/2020
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Immigrati. Il mare è nostrum, la bara è loro
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Un caro amico mi ha invitato per e-mail alla solidarietà verso gli immigrati: spegnere per mezz’ora il cellulare. Un gesto semplice, gratuito, anzi un gesto che mi fa risparmiare nelle tasche. Ve l’ho girato. Non mi è costato niente. Chi di voi avrà l’opportunità di farlo spegnerà il cellulare per mezz’ora, senza spesa. Tutto a posto.


Tutto a posto? Per noi forse sì. Non per la mamma di quella bambina di qualche mese che qualche mese fa annegò in un mare dal nome a lei sconosciuto e che non conoscerà mai. Un mare che una insopportabile retorica chiama nostro, anzi nostrum. Partendo dall'Africa non poteva sapere - e non saprà mai - che quel “nostro” mare sarebbe stata la "sua" bara.


 Quando noi moriamo ci procuriamo una bara, di legno, foderata di zinco. Una bara che viene calata nel suolo solido (forse è una tautologia, ma rende l'idea), o murata in una tomba di pietra, omaggio a un mestiere-simbolo della nostra epoca, quello del cementiere e del costruttore edile. O dispersa nell’aria dopo averla bruciata insieme alle nostre spoglie. Trattamenti diseguali perché la diseguaglianza vuol fare sentire la sua voce anche dopo la morte: ma in genere le nostre pompe funebri livellano tutto con il profumo dei crisantemi.

Quella bambina è morta nell'acqua, affogata. La sua mamma l'ha vista sparire, in pochi attimi, inghiottita da una massa liquida puzzolenta di nafta. Veniva da noi, sua mamma, con tanti altri dannati cercava di entrare nel nostro paese per un altro mestiere-simbolo: lo sfruttato, il clandestino. In un paese che ostenta spudoratamente la sua ricchezza.

Ho ancora 400 battute delle 2.000 che mi impongo come tetto. Completatele voi. Io chiuderò il cellulare, non costa niente. Ma il telefono con la memoria di quella bambina morta affogata nel mare nostrum a pochi mesi dalla nascita, dopo essere stata respinta dalle leggi del paese nostrum, quello spero di non chiuderlo mai.


E se mancano delle battute, completatele voi.

1 marzo 2010



Gianni Barro


Inserito lunedì 1 marzo 2010


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