17/04/2021
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L'Umbria e la Mafia: il riciclaggio del denaro sporco
Secondo Libera, "l'Umbria non è terra privilegiata di riciclaggio, ma, in mancanza di una criminalità organizzata locale, si presta all'infiltrazione delle varie mafie"

 (parte prima):  Da Facebook, 25 aprile 2010, alle 15.51


Qualche giorno fa, Silvio Berlusconi ha accusato scrittori come Saviano e storie televisive come "La Piovra" di dipingere ingiustamente l'Italia come un paese mafioso.

Pur archiviando questa ennesima esternazione del nostro premier nella ricca cartella di considerazioni fantasiose alle quali ci ha abituato, credo che a Saviano e a "La piovra" vada comunque contestata una descrizione eccessivamente spettacolarizzata del fenomeno mafia. Una mafia fatta di sparatorie e regolamenti di conti che finisce, paradossalmente, per rassicurare il lettore/spettatore, che pensa di vivere lontano dalle zone classicamente considerate le regioni della mafia. Si rischia di perdere la percezione che la mafia sia un fenomeno molto più pericoloso del "picciotto" che riscuote il pizzo e che spara per strada, che sia qualcosa anche di meno evidente del narcotraffico e della tratta legata alla prostituzione. La mafia, come un cancro, ha infiltrato le sue metastasi nella governance politica e nell'economia superando qualsiasi barriera di territorialità, puntando alla gestione degli appalti pubblici e determinando pesanti ripercussioni ai danni dei tessuti imprenditoriali sani.

Non deve quindi sorprende il fatto che alcuni mesi fa le associazioni Libera Umbria, Legambiente e Cittadinanza Attiva abbiano inoltrato ai presidenti del Consiglio di tutti i Comuni umbri, delle due Province e della Regione una richiesta senza precedenti: costituire una commissione d'inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nella regione e in particolare nel sistema degli appalti pubblici. A questo è seguito un dossier dell'associazione Llibera interamente dedicato alla nostra regione, dal quale emerge un panorama che è tutt'altro che rassicurante.

Secondo l'associazione di Don Ciotti, "l'Umbria non è terra privilegiata di riciclaggio, ma, in mancanza di una criminalità organizzata locale, si presta all'infiltrazione delle varie mafie nonché ad alleanze temporanee tra mafie diverse al fine di portare a termine operazioni criminali."
Alle dichiarazioni dei pentiti del Clan Lo Piccolo sugli investimenti post sisma in Umbria è seguito il maxisequestro del 2005 di beni situati tra Terni, Acquasparta e Narni, ed intestati a prestanome come nel caso dell'imprenditore palermitano residente a Terni, parente proprio di Salvatore Lo Piccolo. Le indagini hanno permesso di collegare questi beni ad una complessa consorteria mafiosa dedita a riciclaggio di denaro sporco, reati contro il patrimonio, truffa ed appropriazione indebita. Casi analoghi hanno interessato più recentemente anche la provincia di Perugia, se si considerano lo scandalo "appaltopoli" che ha coinvolto le passate amministrazioni e le accuse rivolte alla Sirio Ecologica di Gubbio.

Una relazione della Direzione Nazionale Antimafia denuncia tentativi di infiltrazione mafiosa nel tessuto economico locale attraverso un incremento degli investimenti in attività recettive quali l'agriturismo, operazioni sostenute con notevoli entità di capitali anche a fronte di redditività molto basse. Risale al novembre 2007 il primo sequestro avvenuto nel Comune di Pietralunga su disposizione dell'Autorità giudiziaria di Reggio Calabria, nell'ambito delle indagini sulla famiglia De Stefano legata alla ndrangheta.

Nelle ordinanze di custodia cautelare gli inquirenti mettono in evidenza il tentativo di conquista della città di Perugia e dell'Umbria, tentativo attuato attraverso una serie diversificata di atti illeciti mirati a modificare gli equilibri economici, imprenditoriali e sociali che da sempre caratterizzano la regione. L'immissione di rilevanti quantità di capitali, i condizionamenti di tipo mafioso, la crescente sensazione di insicurezza percepita dalla società civile stanno fortemente condizionando la realtà imprenditoriale, sempre più costretta ad accettare nuove regole di connivenza ed omertà.

Negli appalti pubblici la malavita trova un valido complice nel criterio del "massimo ribasso", che permette alle organizzazioni mafiose, di acquisire spazi di mercato vitali per l'imprenditoria sana soprattutto nel settore dell'edilizia, del trattamento dei rifiuti e dei servizi sanitari. In questo regime è inevitabile che la corsa al prezzo più basso venga giocata sfruttando anche il lavoro nero e trascurando le norme della sicurezza sul lavoro, cui consegue il poco edificante primato che l'Umbria detiene in termini di infortuni sul lavoro e morti bianche.


Dati ed informazioni tratti dal rapporto Dossier Umbria di Libera



Claudio Santi (co-portavoce di Perugia Civica)

Inserito lunedì 26 aprile 2010


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