17/01/2021
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Rifiuti e cemento tra illecito ed ecomafia
L'Umbria e la Mafia (parte seconda)


 (da Facebook, domenica 2 maggio 2010 alle ore 16.12)

L’Umbria “cuore verde dell’Italia” è sempre più un lontano ricordo se è vero, come riporta il dossier sulle ecomafie 2009 di Legambiente, che oltre il dieci percento delle inchieste condotte contro i traffici illeciti dei rifiuti vedono coinvolti, a vario titolo, soggetti legati alla nostra regione ed al nostro territorio.
Nel 2008 l’Umbria ha potuto vantare il non invidiabile 14.esimo posto nella classifica delle regioni maggiormente interessate da tali reati, salendo di ben due posizioni rispetto all’anno precedente.
Alcune indagini ed inchieste dagli anni novanta non hanno ancora trovato una risposta definitiva, nei confronti di reati contestati ed ora caduti in prescrizione E’ ad esempio il caso della discarica “Le Crete” ad Orvieto Scalo; 84mila metri quadrati di terreni sovrastanti la valle del Paglia, gestiti dalla ditta Sao e ceduti ad ACEA per 150 milioni di euro nel 2006. I capi di accusa nei confronti di dieci indagati comprendono. falso in bilancio abuso e danni ambientali.

Proprio in questi giorni riprenderà invece l’udienza relativa al processo dei 23 indagati della Asm di Maratta e rinviati a giudizio per disastro ambientale, mobbing nei confronti dei lavoratori e truffa ai danni dello Stato. Secondo il pm nell'inceneritore posto sotto sequestro il 14 gennaio del 2007 vennero bruciati rifiuti sanitari vietati e vennero indebitamente percepiti incentivi statali.
I livelli di emissione di acido cloridrico e diossine vennero camuffati cosi come vennero tenuti nascosti gli sversamenti illegali sul fiume Nera, diluiti con le acque di raffreddamento delle torri dell’impianto per eludere eventuali controlli.

Il 2009 si apre con l’inchiesta “old iron” che porta alla luce un traffico di veicoli fuori uso e rottami ferrosi, tra Napoli, Caserta e Terni. Cinque le persone arrestate per traffico e smaltimento illecito, una attività che consentiva ingenti quanto illegali guadagni snodandosi attraverso una rete vasta e ben organizzata e toccava la bassa Umbria, porta d’ingresso della camorra nella nostra regione. Poco più tardi il lavoro svolto dal gruppo investigativo dei Noe ha portato allo smantellamento di un altro consistente traffico di rifiuti pericolosi costituiti da scarichi industriali prodotti da un centro di rottamazione di Gubbio. Il ricavato illecito di queste operazioni ammontava all’incirca a 1,5 milioni di euro per un totale di circa 1.500 tonnellate di rifiuti provenienti dall’eugubino e dal tifernate.
Non da meno il problema delle discariche abusive nel resto del territorio regionale con un esempio eclatante a Bettona dove sono stati sequestrati terreni per 40 mila metri quadrati E’ stato calcolato che ogni anno in Umbria 80mila tonnellate di rifiuti vengono smaltiti illecitamente inquinando falde acquifere ed atmosfera.

Inevitabilmente il coinvolgimento nei vari atti illeciti anche di esponenti dell'imprenditoria locale inizia a ripercuotersi negativamente anche sul tessuto lavorativo regionale con centinaia di posti di lavoro a rischio. E’ il caso della Sirio Ecologica di Gubbio dove decine di lavoratori in questi giorni sono in attesa di una risposta definitiva per il proprio futuro.
L’accusa rivolta ad alcuni dirigenti della azienda egubina dalla procura di Milano, è quella di aver modificato i documenti di trasporto di rifiuti ospedalieri che da speciali e pericolosi venivano indebitamente declassati in solidi urbani. Significativo in questa vicenda è il fatto che gli avvisi di garanzia siano stati firmati proprio dal sostituto della Direzione generale antimafia a seguito di indagini condotte sulle tracce di un flusso consistente di denaro sporco e di una organizzazione criminale che aveva scelto l'Umbria come base operativa per le sue attività illecite. Organizzazione che, capeggiata dall'ex collaboratore di giustizia, Salvatore Menzo, avrebbe –secondo gli inquirenti - ucciso per un regolamento di conti, Salvatore Conte, anche lui ex pentito ritrovato cadavere nel bosco di Santa Cristina di Gubbio

Ancora da definire invece la vicenda legata al rogo della Ecorecuperi a Viscigliano dove l’Arpa (Agenzia Regionale Per l’Ambiente) prima accusata di aver falsificato i dati, poi di averli sbagliati ha contestato a sua volta la scelta fatta dalla procura di Terni di conferire alla discarica di Colognola (Gubbio) rifiuti che avrebbero dovuto essere trattati come speciali. Pericolo alla salute e danno ambientale quindi secondo l’Arpa i reati che andrebbero associati ad indebito arricchimento di chi ha effettuato lo smaltimento ad un costo quadruplicato.

Tra i crimini al patrimonio ambientale perpetrati a scopo di lucro, deve essere senza dubbio considerata anche la cementificazione, fenomeno oramai evidente agli occhi di tutti. A spese del territorio si risponde con il cemento ad esigenze che sembrano di fatto non esistere. Nella classifica dei reati connessi al ciclo del cemento l’Umbria è addirittura all’ 11esimo posto e non è forse un caso se la prima volta che nella nostra regione è stato contestato un 416 bis (associazione di tipo mafioso) sia stato proprio in una inchiesta relativa ad appalti, costruzioni e cemento tra Umbria Calabria e Toscana.
Il mercato edilizio umbro (immobiliare e cementizio) presenta numerose attività provenienti da Calabria Campania e più di recente dall’ Albania, realtà non raramente attive negli appalti pubblici con la tecnica del minimo ribasso. L’ombra delle consorterie e la paura di una join-venture transnazionale della criminalità organizzata stanno sempre di più assumendo l’aspetto di rischi concreti dei quali ne pagheranno le conseguenze l’imprenditoria sana, l’ambiente ed il futuro degli umbri in generale.
Sarà necessario vigilare con attenzione la filiera dei rifiuti cosi come quella del cemento alla luce dell’evidenza che le due attività possono essere variamente sinergiche nella realizzazione di profitti e traffici illeciti a spese della salute pubblica e della conservazione del patrimonio ambientale.


Dati ed informazioni tratti da: Dossier Umbria di Libera, rapporto 2009 di Legambiente su Ecomafie, Umbrialeft.it, Ternimagazine.it, Umbriajournal.com




Claudio Santi

Inserito venerdì 7 maggio 2010


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