25/02/2020
direttore Renzo Zuccherini

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Ecosistema urbano 2009
Lettura e commento dei dati

I

n un paese come il nostro dove la Chiesa Cattolica ha anche una grande forza politica capace di muovere opinioni, dovrebbe passare più facilmente il messaggio del rispetto verso la natura visto che anche il Santo Padre si è espresso di recente in questo senso. Perfino la tanto orgogliosamente rivendicata laicità dei governi cittadini locali saprà cogliere la trasversalità dell’argomento che chiede impegno di sostanza e non più di facciata.

Studi scientifici ormai condivisi da una gran parte della comunità mondiale ci indicano la strada da seguire: ridurre al minimo l’impatto di tutte le attività antropiche sull’ambiente naturale. Ora l’impatto è così pesante che i cicli naturali vengono stravolti causando conseguenze incontrollabili e imprevedibili. Allora dovremmo cominciare a valutare il grado di civiltà e progresso di una città dalle politiche di tutela e rispetto dell’ambiente naturale messe in campo dalle proprie amministrazioni.

Ogni anno Ecosistema Urbano ci consegna la fotografia della qualità ambientale dei comuni capoluogo di provincia. Aldilà della classifica generale e sia pure nel modo sintetico dei numeri i risultati di quest’anno ci confermano tutte le criticità che avevamo denunciato l’anno scorso. Denuncia che ci era costata critiche di pessimismo a tutti i costi e perfino di incoerenza da parte di qualche addetto stampa che leggendo un quinto posto in classifica su 103 pensava che dovessimo essere solo soddisfatti.

La classifica generale 2009 vede Perugia scendere dal quinto posto dello scorso anno al quattordicesimo. Ma se andiamo ad analizzare la classifica parziale di ogni parametro il peggioramento risulta molto più consistente.

La qualità dell’aria, che si combina negativamente con il dato tra i più alti di 70 auto circolanti ogni 100 abitanti, per di più vecchie e inquinanti, registra una tendenza di conferma  delle criticità. Che la preferenza dei perugini ad usare l’automobile rispetto al mezzo pubblico sia da imputare a più cause tutte pesanti per l’ambiente è accertato. Alcune di queste sono un improprio se non assente servizio di mezzi pubblici e la politica di decentramento urbanistico dei decenni scorsi che enfatizzava la città regione, la città diffusa senza fare i conti con la necessità di collegamenti diversi che il policentrismo richiedeva. Affidarsi solo all’auto privata è stato un errore strategico e a quanto pare non si è ancora compresa la sua gravità se si continuano a costruire strade e autostrade anziché potenziare le ferrovie, ad esempio.

Sulla qualità dell’acqua vediamo un netto aumento dei nitrati, indicativo di qualità scadente dovuta  alla infiltrazione nelle falde dei reflui e trattamenti chimici, aumentano le perdite di rete di un acquedotto vecchio. Se deve essere indicativa della gestione acque la recente storia della strage di pesci sul Tevere allora non c’è da stare tranquilli.

Che dire dei rifiuti? Si sta predisponendo il nuovo piano regionale dopo che il vecchio è stato completamente disatteso intanto a Perugia la percentuale di raccolta differenziata scende vistosamente nonostante fosse già a livelli bassi.

L’ambiente urbano per avere un’idea della fruibilità pedonale basta guardare la superficie di isole pedonali per abitante: mq 0,09 che ci relega al 74° posto; le piste ciclabili mq 3,43 ogni 100 abitanti al 50° posto. Perugia è una città aggredita e soffocata dall’automobile benché vocata alla fruizione pedonale soprattutto nelle vie medievali del centro storico.

Anche le politiche energetiche e l’energia che l’anno scorso ci avevano dato uno slancio importante si sono fermate sulla carta dei propositi scritti in carenza di slancio realizzativo.

Per quanto riguarda l’eco management le posizioni scalate sono molte anche se qui i numeri vanno interpretati perché la voce “presenza del mobility manager” è positiva, ma la mansione che dovrebbe svolgere, cioè la razionalizzazione degli spostamenti casa lavoro dei dipendenti, in realtà non è svolta.

In conclusione secondo noi, per effetto dei pesi assegnati alle varie aree, Perugia quast’anno, pur perdendo nove posizioni, si classifica quattordicesima, ma meriterebbe un posto più vicino alla metà classifica idoneo a fotografare quella “aurea mediocritas” tanto cara agli storici dell’economia.   

Perché si può eccellere in qualche aspetto, ma la qualità dell’ambiente si vive in modo globale nella fusione di tutti i parametri e in confronto con sé stessi più che in competizione con le altre città, con la valutazione dei cittadini, fruitori della quotidianità, più che con i turisti, fruitori delle eccellenze.

 

 

13 Ottobre 2009

                                                                                                    



Legambiente - Circolo di Perugia

Inserito martedì 14 ottobre 2008


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