24/01/2021
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Il Diario dal Liceo - 3
In dirittura finale...


A due settimane dal fatidico 22 Giugno, quasi 500 mila studenti delle scuole superiori del nostro Paese si stanno attrezzando per affrontare le prove dell’Esame di maturità. Dopo le recenti riforme, che lo hanno in parte cambiato, molti ragazzi (e non solo loro) si sono trovati in difficoltà nel comprendere come va effettivamente affrontato questo importante passaggio della loro vita. Le complessità maggiori stanno nel capire le norme per la composizione della commissione esaminatrice e qual è il criterio di scelta delle materie della Terza prova. Per quanto riguarda il primo problema, possiamo prendere l’esempio di un Liceo Scientifico: le cosiddette “materie interne” saranno Matematica (e quindi Fisica), Scienze e Disegno, mentre le “esterne”, Inglese, Italiano e Latino (un commissario), e Storia e Filosofia (un commissario). Il presidente della commissione proverrà anch’esso da una scuola esterna a quella dove si svolge l’esame. Il secondo dei due problemi, la tanto odiata Terza prova, è quello che preoccupa maggiormente gli studenti. Su questo “ostacolo”, l’ultimo che separa il candidato dal colloquio orale, la chiarezza sarebbe d’obbligo, e invece la confusione regna incontrastata persino tra i professori. In realtà la questione è semplice (se si capisce il meccanismo) e difficile allo stesso tempo : la commissione dovrà scegliere quattro materie sui cui verranno formulate delle domande. Come si fa a decidere quale è meglio mettere? Solitamente, durante il quinto anno vengono fatte almeno un paio di simulazioni, in cui gli alunni si cimentano con tutte le discipline che potrebbero essere presenti. I risultati vengono trascritti nel documento finale della classe, documento che viene letto dal presidente e dai commissari. Basandosi su queste e sull’andamento generale nei cinque anni si giunge alla fine alla compilazione della Terza prova con: Inglese (obbligatoria), una tra Filosofia e Storia, una tra Scienze e Fisica, e una tra Latino e Disegno. I commenti di coloro che l’esame lo hanno dato venti o venticinque anni fa è sempre grosso modo questo:<<Non era meglio se l’avessero lasciato come era quando lo abbiamo fatto noi?>> Considerando la fatica per venire a conoscenza di come funziona il tutto, forse non hanno poi torto.



Nicolò Canonico

Inserito lunedì 7 giugno 2010


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