27/01/2020
direttore Renzo Zuccherini

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Sentieri aperti con un racconto
domenica 18 luglio Fratticiola Selvatica

Camminando nel verde fra i racconti della Fratticiola”

Sulle tracce delle storie e delle leggende dei luoghi


Ritrovo presso gli spazi della “‘Sagra dello Spaghetto dei Carbonai”.

Partenza ore 9.15 – Arrivo previsto per le 12,15


Per il quarto anno consecutivo, l'Associazione “Ecomuseo del Fiume e della Torre”, in collaborazione con la PRO LOCO di Fratticiola Selvatica, nell'ambito della “Sagra dello spaghetto dei carbonai”, promuove una camminata nel verde, aperto a tutti, sulle tracce delle storie e delle leggende dei luoghi. L’itinerario avrà un tempo di percorrenza di circa 3 ore.

La camminata vuol favorire la conoscenza del Patrimonio Culturale e Naturale del territorio, nell’ambito delle iniziative tese a promuovere l’Ecomuseo del Tevere.

Al termine, verrà offerto a tutti i partecipanti, il piatto tipico della festa (spaghetti alla carbonara).

Difficoltà dell’itinerario: medie.

Ai partecipanti è richiesto un contributo di €uro 2, per coperture personali.


Per informazioni:

Graziano Vinti 349 4642484 Daniele Crotti 075 602372

graziano_vinti@libero.it      daniele.nene@email.it

 

Per approfondimenti : www.cittadeltevere.it


Si prega la massima puntualità e si raccomanda di attrezzarsi da trekking, con scarponcini, una bottiglia d’acqua, integratori, un cappellino, uno zainetto e quanto serve all’esigenze dei singoli.


La leggenda di Tortadolce

 

Tortadolce è un bambino di 10 anni. Vive con i genitori (sembra adottivi) alla Barcaccia. Ogni giorno deve salire al Sambuco per portare il gregge di pecore a pascolare. E’ un bambino fragile, con una responsabilità spropositata all’età che ha. Siamo agli inizi degli anni venti (o forse trenta, difficile capirlo con certezza: i ricordi a volte sfumano), in ogni caso siamo nel secolo passato. E’ faticoso il suo lavoro. Deve prestare molta attenzione. Non tanto che possa scomparire qualche animale del suo piccolo gregge, quanto che il gregge medesimo non sconfini e vada a pascolare sui terreni dei vicini e possa così far danno. E poi i padroni dei poderi confinanti sono severi, duri, anche cattivi a detta dei più. La paura che assale Tortadolce (un soprannome, evidentemente; ma non sappiamo perché, né sappiamo il vero nome) è sempre più intensa. Un giorno, chissà cosa successe, il bambino perde la testa e sopra un piccolo laghetto dove le donne usavano salire a lavare i panni pone fine alle sue tribolazioni impiccandosi ad un albero.

Da quel momento le pecore, rimaste sole, cominciarono a piangerlo belando tristemente. E da allora, ogni sera, per decenni e decenni, all’Ave Maria, dopo il tramonto, in tanti affermano che nelle vallate sopra e attorno al Sambuco si sentisse lo struggente belare non più di una o più pecore, ma dell’anima di Tortadolce che non trovava mai pace, dopo quanto successo.

Chi mi ha raccontato la storia, una donna, bambina come Tortadolce trent’anni dopo, lo sentì anche lei, una sera, il lamento, un belare senza pecore, mentre aiutava la propria mamma a lavare i panni poco sotto dove il bambino perse la vita. Lo rammenta come un belare al contempo armonioso e straziante, lento e continuo, che ancora adesso le dà i brividi e la commuove.

Ora di Tortadolce e dei suoi lamenti non se ne ha più sentore. Soltanto la memoria in quanti abitarono quei luoghi a cavallo dell’ultima guerra, tra gli anni trenta e quaranta dapprima e negli anni cinquanta e sessanta successivamente; poi le campagne si spopolarono e cambiarono la loro storia.

 


 



Daniele Crotti

Inserito giovedì 15 luglio 2010


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