17/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Internazionalismo operaio
Una lettera degli operai polacchi a quelli italiani

Mentre il liberal Marchione cerca di comprare-ricattare gli operai della FIAT di Pomigliano costringendoli a votare, con il grilletto puntato sulla tempia, su diritti (quello alla malattia pagata, al diritto di sciopero, ed altro) che è la Costituzione stessa a considerare indisponibili;
 
e dopo lo straordinario risultato per cui  quasi il 40% dei lavoratori -come giustamente indicava la FIOM-Cgil- ha detto No al ricatto:  o rinunciate ai diritti oppure chiudo la fabbrica e non riporto la produzione della Panda dalla Polonia in Italia;
 
e mentre la maggioranza di quelli che hanno votato Si dicevano alla FIOM comunque di non mollare;
 
e mentre la FIAT si vendica cominciando a licenziare delegati della FIOM;
 
e mentre cresce la rabbia e la mobilitazione organizzata nelle fabbriche FIAT di tutta Italia;
 
c'è questa piccola, ma straordinaria lettera degli operai polacchi a quelli italiani   (cioè degli operai della fabbrica "in concorrenza" con Pomigliano) che nessun Minzolini o centro-sinistro d'Italia vi racconterà mai e che ci indica, invece, una strada antica, ma oggi -in epoca di globalizzazione- ancor più valida e necessaria che mai: quella di un nuovo grande e solidale internazionalismo:
 
Colleghi di Fiat Italia,
noi ammiriamo enormemente la vostra lotta contro gli attacchi alle vostre condizioni di lavoro e i vostri diritti fondamentali.

Il licenziamento di Pino Capozzi mostra la vera natura dell'azienda per cui lavoriamo. E' un attacco al diritto basilare dei lavoratori di poter protestare e dissentire con le scelte della dirigenza.
Stiamo assistendo alla crescita di un nuovo totalitarismo - quello che viene chiamato "Corporate Power". Nei luoghi in cui i lavoratori sono troppo deboli per resistere esso si configura come un vero e proprio sistema di terrore.

Disgraziatamente i sindacati qui a Tychy hanno deciso che noi dobbiamo starcene tranquilli, da bravi servi, e pregare Fiat di non toglierci il lavoro.
Ma alcuni di noi domani lavoreranno molto, molto lentamente. Sarà un piccolo segno di solidarietà verso di voi.


Tychy, 15 luglio 2010




Osvaldo Fressoia

Inserito giovedì 22 luglio 2010


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