26/02/2020
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La nascita torni ad essere un evento naturale
Proposta di legge regionale di Dottorini e Brutti

Perugia, 16 settembre 2010 – L'Italia detiene il record dei parti cesarei ed il minor numero di nascite a domicilio. E' arrivato il momento di ridurre la corsa alla ospedalizzazione di uno degli eventi più naturali, offrendo alle partorienti tutte le condizioni di sicurezza, assistenza continua e personalizzata, perché possano scegliere liberamente di mettere al mondo i propri figli a casa propria o in ambienti idonei ed appositamente attrezzati, garantendo la possibilità di avvalersi dell'ospedale in caso di sopraggiunta necessità.
E' la filosofia di base che ispira il disegno di legge “Norme per il parto domiciliare e nelle case di maternità”, presentato questa mattina in conferenza stampa a Palazzo Cesaroni dai proponenti, i consiglieri dell'Idv Oliviero Dottorini e Paolo Brutti e da lunedì scorso all'esame della III Commissione consiliare.
Illustrandone i contenuti Oliviero Dottorini, primo firmatario, ha ricordato che la legge non istituisce in Umbria il parto a domicilio che già prevedono le leggi nazionali, obbligando le partorienti a pagarselo per intero; ma solo consentire alle donne ed alle coppie, come raccomanda l'Organizzazione mondiale della sanità, di potersi avvalere di questa libera scelta: una pratica ampiamente diffusa nel Nord Europa. Nei Paesi Bassi nasce in casa un figlio su tre, e proprio l'Olanda detiene a livello mondiale il record della minor mortalità da parto. Presupposti della proposta di legge, ha spiegato il capogruppo Dottorini, sono: la sicurezza della partoriente che presuppone l'esclusione in partenza dei casi difficili che possano comportare complicazioni e come tali da indirizzare all'ospedale fin dall'inizio; la sostenibilità economica della scelta, da garantire con il diritto della partoriente a vedersi rimborsare i costi di assistenza sostenuti; ma solo nella misura dell'80 per cento della tariffa regionale, proprio per dimostrare che il parto a domicilio, farebbe risparmiare la struttura pubblica anche decongestionando i reparti di maternità; la realizzazione di apposite case di maternità che oggi non esistono. In questa direzione, ha precisato Dottorini, si muovono già regioni come Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Lombardia, Provincia di Trento, dimostrando che questa scelta non ha comportato un aumento dei casi di rischio.
Subito dopo Paolo Brutti ha inteso precisare che la proposta di legge, una delle pochissime di iniziativa consiliare e sulla quale a breve ci saranno audizioni con soggetti interessati ed operatori, non chiede alla Regione di attrezzare le sale delle previste case di maternità. Il suo scopo evidente è prefigurare in futuro un parto meno ospedalizzato che si avvalga della modalità di assistenza emergenza. In altre parole il parto a domicilio o nelle case di maternità, finirà per ridurre i costi attuali proprio perché, sulla base dei buoni risultati conseguiti, porterà progressivamente ad un modello sostitutivo rispetto alla attuale ostetricia.
Brutti ha anche ricordato che nel 2000 la Regione Umbria organizzò appositi corsi professionali per preparare figure legate al parto a domicilio, ma poi la cosa si è in parte fermata.
Alla conferenza stampa, oltre ai due consiglieri presentatori del disegno di legge, sono intervenute anche le ostetriche Giuseppina Sciarrillo e Christiane Kappeler che hanno evidenziato come i parti patologici effettivi siano nella norma una percentuale minima, e la legge avrebbe il merito di assicurare una più adeguata assistenza ospedaliera a questi casi realmente patologici, garantendo interventi tempestivi, all'occorrenza, nei parti domiciliari che presentassero complicanze impreviste. Significativa la presenza delle studentesse del corso di Ostetricia dell’Università di Perugia e la testimonianza di Michela Brustenga, dell’associazione Mother Assistant, una delle partecipanti al primo e finora unico corso in Italia finanziato dalla Provincia di Perugia nell’ambito del Fondo Sociale Europeo nel 2003.




Inserito venerdì 17 settembre 2010


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