23/01/2021
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Lingua viva: la scuola degli adulti di Mario Lodi
La lingua per partecipare: un impegno democratico negli anni '50 (una proposta di lettura di Daniele Crotti)

Cari amici,
 
ho letto con piacere la lettera di Mario Lodi quale saluto ad alunni ed insegnanti per il nuovo anno scolastico.
Non ho mai conosciuto personalmente Mario Lodi, se non attraverso alcuni suoi scritti come 'C'è speranza se questo accade al Vho? o 'Il paese sbagliato', ... Mamma, che era ed è stata maestra elementare, negli ultimi anni della sua altalenante carriera professionale aveva aderito al MCE e forse conobbe qualcuno del gruppo, non credo Lodi stesso ma altri, sebbene le scuole medie le avesse fatte proprio a Piadena, il paese dei Lodi (io ebbi modo di conoscere il fratello più giovane, Sergio, che forse alcuni di voi rammentano come il 'chitarrista' e il 'leader' del vecchio ed ora del nuovo 'Gruppo padano di Piadena') e le scuole magistrali in quel di Cremona, per poi insegnare altrove.
Proprio la scorsa settimana ero da quelle parti, Cremona, Piadena, il Vho, Calvatone, Pontirolo di Drizzona (insomma nei luoghi della 'Lega di Cultura di Piadena'; pensate: nel pomeriggio di mercoledì 15 si sarebbero tenuti, ad Acquanegra sul Chiese, i funerali della moglie del fratello di Gianni Bosio, una delle cofondatrici della 'Lega di Cultura'); al ritorno apro il sito de 'La Tramontana' e mi imbatto in questa lettera del Lodi.
Desidero allora associarmi, io che non sarei stato né sarei in grado di esserlo, ovvero un maestro elementare (allora le scuola si chiamavano così), desidero associarmi, dicevo, a quanto scritto da Mario Lodi e a tutti coloro che in lui si possono riconoscere, proponendovi la lettura di una sua lettera tratta dal libro del 1962 che Lodi scrisse con l'amico Giuseppe Morandi: 'I quaderni di Piadena', libro-documento di un realismo meraviglioso che sollevò non poco 'polverone' e, successivamnete, il suo 'sequestro'.
Ve lo allego, sperando di far cosa gradita e stimolante.
Grazie,
 
Daniele Crotti

Piadena, 1960

Caro Bosio,
   l’origine del corso di lingua «viva» è curiosa. Una sera al Consiglio amministrativo della  cooperativa di Piadena, di cui faccio parte, quando si trattò di designare chi avrebbe letto all’assemblea le relazioni elaborate con l’intervento di tutti i consiglieri, il presidente, che aveva sempre lasciato ad altri quel compito, si inquietò: - Fatemi fare tutto ma non leggere e parlare in italiano. Noi operai e contadini quando c’è da discutere in dialetto le idee le abbiamo, ma quando si tratta di far passare carte scritte in italiano, sai com’è… non ce la sentiamo, non siamo capaci! E ci secca, per noi è una umiliazione…
   « Impareresti? » gli chiesi.
   « Magari! » rispose, e si tirò dietro il consenso degli altri.
   Fu lì che lanciai l’idea del corso, e fu lì che ci accordammo: una sera alla settimana, in biblioteca, per imparare a parlare, a leggere e a scrivere in italiano.
   La serata trascorreva così: chi durante la settimana si era interessato a qualche fatto, lo scriveva (e poi lo leggeva) oppure lo raccontava.
   Dopo una breve discussione sull’importanza dei « testi » ascoltati, ne veniva scelto uno a maggioranza per alzata di mano. Esso, scritto  alla lavagna con gli errori, era subito sottoposto alla correzione collettiva: i pensieri venivano a volte smantellati, rielaborati, rifatti e in questo lavoro minuzioso e appassionante gli allievi scoprivano via via la grammatica e la sintassi (la funzione di ogni parola e la sua relazione con le altre, le leggi a cui esse devono sottostare, la loro definizione, ecc.).
   Lingua viva dunque perché nulla era artificioso, perché la grammatica era direttamente legata al testo originale e il testo alla vita.
   Corso permanente perché, dopo le prime serate, e una volta assimilato il meccanismo, le riunioni si ripeterono automaticamente ogni volta che c’era da elaborare o perfezionare un qualsiasi scritto, senza bisogno dell’insegnante.
   A un certo punto nacque una complicazione: alcuni partecipanti, trovando interessante l’esperimento, vi portarono la moglie e i figli e crearono il problema, poiché gli argomenti  degli adulti non sempre potevano interessare i ragazzi e considerato che due corsi (con le attività complementari che richiedono) non potevano coesistere, di sospenderne uno. Fu sospeso quello degli adulti, alcuni dei quali però si presentarono come auditori.
   «Meglio che imparino loro che son giovani; son loro che verranno al nostro posto!».
   Proseguimmo coi ragazzi.
   Sabotage* è la raccolta dei loro primi testi liberi, nei quali naturalmente si avvertono tracce della retorica moraleggiante imparata alla scuola di tipo tradizionale, ma si intravvedono già interessi e problemi individuali, familiari e di gruppo.
   Come vedi, essi non sono prodotti col fine della pubblicazione (in questo caso il fascicolo diventerebbe una vetrinetta delle vanità), e sono scelti fra molti. Scopo del nostro collettivo è soprattutto di vivere insieme per conoscerci, abituarci al rispetto delle idee altrui, osservare la realtà con occhio critico per trasformarla. I fascicoli sono la documentazione parziale, direi occasionale, di questa vita.

Mario Lodi

Nota:
* SABOTAGE  e altri testi liberi di ragazzi frequentanti il corso di lingua viva presso la Biblioteca Popolare di Piadena




Inserito domenica 19 settembre 2010


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