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Visitate la Palestina
Beit Jala è a 10 chilometri da Gerusalemme, ma in realtà è su un altro pianeta


Riprendiamo dal sito http://www.perperugia.it/:

20 settembre, 2010


Beit Jala ha 25000 abitanti.
Beit Jala copre un area di 15 chilometri quadrati. E’ abitata da cristiani e musulmani. C’è il mercato, negozi, chiese, moschee, ulivi, vigne.
Beit Jala non ha sogni, Beit Jala non ha futuro, a Beit Jala si può solo morire.
Beit Jala è a 10 chilometri da Gerusalemme, ma in realtà è su un altro pianeta.
Beit Jala che sorge in territorio palestinese è quasi totalmente circondata da un muro in cemento armato alto 10 metri che la taglia fuori da tutto…!
Per uscire da Beit Jala gli abitanti palestinesi hanno bisogno di un permesso rilasciato da Israele, permesso che viene dato a totale discrezione dei militari di Tel Aviv. Ma non possono farlo in auto. Infatti vanno a piedi.
Beit Jala è una delle tante prigioni a cielo aperto che costituiscono la Palestina di oggi; prigionieri a casa loro, con il muro che viene spostato di continuo a togliere spazio, acqua, vita ad una popolazione colpevole soltanto di esistere.
La situazione di Beit Jala è drammatica, la disoccupazione raggiunge livelli insopportabili, lo Stato israeliano taglia e toglie diritti come l’acqua; si muore al check point perchè chi deve andare in ospedale per motivi gravi non viene fatto passare se palestinese.
In Europa si racconta che il muro e gli insediamenti isreliani sono congelati, ma la giornalista Fiamma Nirenstein e la sua colonia in costruzione con vista su Beit Jala, hanno semplicemente rubato una collina ai palestinesi, cacciati dai loro campi di ulivi, e costruito l’ennesimo insediamento.
Beit Jala dovrebbe far vergognare l’Europa. Permettere l’esistenza di questa drammatica realtà non è degno, non è etico, non è cristiano, ebreo, musulmano: è uno schiaffo all’umanità!
Beit Jala è solo un paesino insignificante nella galera Palestina, ma è una macchia indelebile nella coscienza dell’Europa.
Gli orfani di Beit Jala, andate a vederli, sono colpevoli di cosa?
Le case, frutto di anni di lavoro, spianate dai bulldozers e ridotte in macerie per far posto alle Nirenstein di casa nostra sono l’eredità che l’Occidente finge di non vedere.
La fabbrica dell’odio lavora a tempo pieno.
A Beit Jala hanno rubato non solo la terra, gli ulivi, l’acqua, a Beit Jala hanno rubato la dignità ed il futuro.
Il Ministro israeliano Liebermann ha parlato ufficialmente di “soluzione finale del problema palestinese“!
A parte l’orrore di una frase del genere, per giunta declamata da un ebreo, eccola la soluzione finale: eliminare i palestinesi.
Visitate la Palestina, visiterete le vostre coscienze.



Marco Pedercini


Inserito martedì 21 settembre 2010


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Commenti

Nome: Daniele
Commento: CHI SONO SENZA ESILIO? Straniero come il fiume in riva al fiume.../Al tuo nome/mi lega l'acqua. Nulla mi riporta dal mio lontano!alla mia palma: non la pace, né la guerra. Nulla/m'incorpora ai Vangeli. Nulla.../Nulla scintilla nelle maree/fra il Tigri e il Nilo. Nulla/mi fa sbarcare dai vascelli/di Faraone. Nulla/mi porta o mi fa portare un'idea:/non la nostalgia, né la promessa./Cosa farò? Cosa farò senza/esilio e senza una lunga notte/che scruta l'acqua? Al tuo nome mi/lega/l'acqua.../Nulla mi porta dalle farfalle del mio sogno/alla realtà: non la terra, né il fuoco. Cosa sarò/senza le rose di Samarcanda?/Cosa farò in una piazza che leviga i cantori/con le sue pietre lunari? Siamo diventati/leggeri come le nostre dimore/nei venti lontani. Siamo diventati amici/delle meravigliose creature tra le nuvole.../E ci siamo liberati del peso della terra dell'identità./Cosa faremo... cosa faremo senza esilio e senza una lunga/notte/che scruta l'acqua. Al tuo nome/mi lega/l'acqua.../Di me sei rimasta solamente tu, e di te/sono rimasto solamente io, uno straniero/ che accarezza la coscia della sua straniera: o straniera!/Cosa faremo della calma/che ci è rimasta... e del riposo tra due miti?/Nulla ci porta: non la strada, né la casa./Questa strada era la stessa fin dall'inizio/o i nostri sogni ci hanno sostituiti/con una cavalla, presso i mongoli, sulla collina?/e cosa faremo?/ Cosa/faremo/senza/esilio? E' una poesia del grande poeta palestinese di recente scomparso Mahmud Darwish. Andate a Ramallah e ascoltate sulla cima, nella brezza o nel vento davanti a lui, questa calma falsa che i palestinesi soffrono nel sogno di una calma vera cui i palestinesi anelano.

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