16/02/2020
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RIFIUTI: “IL PIANO NON PUO’ ESSERE APPLICATO A PEZZI”
DOTTORINI (IDV) INVITA A SPERIMENTARE IL MODELLO ‘VEDELAGO’ E A SCONGIURARE IL PERICOLO DELL’ARRIVO DI MATERIALE DA FUORI REGIONE
 “Sarebbe avventato pensare all'ampliamento delle discariche della regione senza avere prima definito e verificato l'applicazione delle misure di contenimento, differenziazione spinta e corretta gestione previste dal Piano regionale dei rifiuti. Un Piano che non può essere applicato a pezzi e senza aver fatto tutto quanto necessario per garantire la massima sicurezza ai cittadini”. È quanto scrive, in una nota, il capogruppo dell’Italia dei valori, Oliviero Dottorini per il quale “è tutta da verificare, per esempio, l’efficacia delle modalità di contenimento dei rifiuti e raccolta differenziata che i singoli comuni e le aziende di gestione stanno mettendo in atto. Non ci risulta, per esempio, - spiega - che la raccolta differenziata stia procedendo in maniera uniforme e corretta su tutto il territorio regionale, così come pare allontanarsi l’ipotesi di sperimentare metodi di preselezione sul modello Vedelago (Comune del Trevigiano dove si stanno sperimentando forme avanzate di gestione dei rifiuti ndr). Tutta l’attenzione si concentra sulle discariche e sull’inceneritore. Il che è molto grave”. Queste affermazioni di Dottorini rappresentano il commento alla risposta da parte della Giunta regionale ad una sua interrogazione, presentata nello scorso mese di giugno, in merito al nuovo Piano dei rifiuti, alla sperimentazione di sistemi avanzati di trattamento e pretrattamento e alla situazione delle discariche in Umbria. “Nella risposta alla interrogazione – spiega il capogruppo dell’Idv - ci si dice che, per quanto riguarda i rifiuti speciali, il rispetto del principio di prossimità non può ledere il diritto di iniziativa privata. Noi riteniamo invece che il Piano dei rifiuti parli chiaro e che la Regione debba adoperarsi perché non si ricorra né all’esportazione, né all’importazione di rifiuti. Ci si dice inoltre – aggiunge - che relativamente alla sperimentazione di modelli innovativi, come quello di Vedelago, la competenza è degli Ati. Come se la Regione potesse disinteressarsi della questione. Noi riteniamo invece che sia arrivato il momento di valutare la possibilità di ospitare impianti avanzati di trattamento dei rifiuti in modo meccanico-biologico sul modello Vedelago, centro che dal 1999 gestisce un impianto di stoccaggio e selezione meccanica di rifiuti con livelli di differenziazione elevatissimi, alte performance di rendimento e massima compatibilità ambientale. Non ci risulta che gli Ati prendano in considerazione questa esigenza. Il che è, a nostro avviso, molto grave”. “Riguardo ai controlli – aggiunge ancora Dottorini – ci si dice che quelli di routine sono stati fatti e che non risultano segnalazioni di illegalità, ma si evita di rispondere in merito all’intenzione di instaurare da subito meccanismi di controllo, informazione e partecipazione per quanto riguarda il sistema di monitoraggio delle discariche esistenti e oramai giunte al limite della loro funzionalità. Belladanza a Città di Castello e le Crete ad Orvieto – osserva - devono dotarsi di strumenti di monitoraggio moderni, che rendano possibile un reale controllo da parte dei cittadini attraverso la rete, in modo da eliminare quelle barriere burocratiche che hanno determinato fino ad ora un distacco sociale tra cittadini e pubblica amministrazione. La Regione – continua Dottorini - dovrebbe informare i cittadini in maniera trasparente sullo stato effettivo dei controlli e del monitoraggio delle discariche, a iniziare da quelle di Orvieto e Città di Castello. Dall’assessore Rometti, invece, riceviamo solo risposte evasive che non ci rassicurano rispetto alla effettiva attivazione di sistemi di monitoraggio continui che garantiscano, anche con forme di partecipazione e informazione costante, le popolazioni sotto il profilo della inesistenza di problemi o rischi per la salute o per l'ambiente”. Per Dottorini, in conclusione, “è necessario intensificare i controlli sulle stazioni di trasferenza per scongiurare il pericolo dell'arrivo dei rifiuti, anche speciali, da fuori regione in palese contrasto con il principio di 'prossimità' e autosufficienza, cardine del nuovo Piano dei rifiuti”



Inserito venerdì 24 settembre 2010


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