16/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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La società dei magnacciùn
Trilussa non avrebbe potuto immaginare scena più saporita e rappresentativa di un potere che pensa solo a riempirsi la pancia

Riprendiamo dal quotidiano Cronache laiche:

http://www.cronachelaiche.it/2010/10/la-societa-dei-magnacciun/
 [6 ott 2010]

La simbologia che si cela – per modo di dire – dietro la grande abbuffata riconciliatoria andata quest’oggi in diretta tv da piazzale Montecitorio è talmente palese, che c’è da pensare che questa volta non debba essere sfuggita neanche a quegli ingenui cavernicoli dei padani. Persino un bergamasco dalla Val Brembana deve aver avvertito una fastidiosa sensazione di presa per i fondelli nel rimirare il suo Senatùr mentre si caccia in gola i rigatoni con la coda alla vaccinara, innaffiati da un bel vinello di Frascati, in compagnia del romano sindaco Alemanno e della ciociara presidentessa del Lazio Polverini.
È finita a tarallucci e vino, in un desolante spettacolo che rientra “a fagiuolo”nella miglior tradizione della Roma magnacciona e godereccia – proprio quella che i padani, poeretti, credono di avversare con i loro delegati leghisti – e dell’imbarazzante pseudo-politica cui questo governo ci ha reso ormai avvezzi.

La sintesi brillante del culinario evento è tutta in questo scambio di battute raccolte dai giornalisti presenti: un cronista chiede al Senatùr del progetto di trasferire il gran premio di Monza nella capitale, e il Grande Capo Padano bofonchia: «Ma che cazzo corri a Roma? Non si può!», mentre Alemanno, algido, cerca di metterci una toppa: «Beh, su questo dovremo ancora consultarci. L’importante è che non si scada negli insulti».
 
Già, gli insulti. Come se quello pronunciato da Bossi sui romani qualche giorno fa fosse stato l’unico a danno dei romani, dei meridionali e degli italiani tutti. Ma tant’è, e Trilussa non avrebbe potuto immaginare scena più saporita e rappresentativa di un potere che, mentre tutto crolla, pensa solo a riempirsi la pancia, placando dissidi veri o presunti con l’allegra e amichevole spartizione delle vettovaglie.
 
Tutto passato dunque, unità ricomposta, mentre in sottofondo si sente riecheggiare il noto motivetto: ma che ce frega, ma che c’emporta? A noi ce piace de magnà e beve, e nun ce piace de lavorà!

Però attenzione, fiero popolo padano, il vostro capo vi ha venduto per ben più di un piatto de rigatoni a la vaccinara. Buona digestione a tutti.




Alessandra Maiorino

Inserito giovedì 7 ottobre 2010


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