22/01/2021
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Liberté, Égalité, Propriété: la rivoluzione (italiana) della scuola
Scuola pubblica, parità, libertà di scelta; termini che la Gelmini (ab)usa in modo distorto

Il ministro dell’Istruzione Gelmini torna alla carica sulla parità tra scuola pubblica e privata in occasione della presentazione in Senato di una ricerca sulle scelte educative delle famiglie. Come di consueto, la Gelmini esterna il suo personale concetto di ‘scuola pubblica’:  «Entrambe, sia la statale che la privata, sono scuole pubbliche e possono essere buone o meno buone. Per entrambe è necessario garantire ai genitori la libertà di scelta».

Scuola pubblica, parità, libertà di scelta; termini che la Gelmini (ab)usa in modo distorto con il chiaro obiettivo che distorta ne diventi, nella testa degli italiani, la percezione. E così, con questa nuova terminologia, i finanziamenti alla scuola privata (ossia cattolica) diventano un dovere per lo Stato – e un diritto per le famiglie – in virtù della ‘parità’ e ‘libertà di scelta’ tra le diverse ‘scuole pubbliche’. E visto che la protesta si allarga, ma nessuno inchioda la Gelmini alle sue responsabilità linguistiche – che poi si traducono in strategiche – proviamo a farlo noi.

Scuola pubblica. Nessuno, neanche la Gelmini, avrà da ridire se diciamo che ‘pubblico’ è il contrario di ‘privato’. Affermare, quindi, che la scuola pubblica è la somma di quella statale e quella privata è solo una truffa lessicale preludio di ben altra truffa, quella che vorrebbe che i cittadini italiani finanziassero con le loro tasse gli istituti di istruzione privati. Inoltre, un luogo – e la scuola non fa eccezione – è pubblico se possono accedervi tutti i cittadini. La scuola privata non lo è e non solo perché non tutti hanno le risorse economiche per mandarvi i proprio figli, ma anche perché, essendo  in prevalenza cattolica, si profila una esclusione ideologica sia da parte delle famiglie non o diversamente credenti sia da parte degli istituti stessi (vi immaginate se uno studente di una scuola cattolica chiedesse di non avvalersi – come suo diritto – dell’insegnamento della religione?).

Parità. Tralasciando facili polemiche che vorrebbero l’applicazione della ‘parità’ a tutti i diritti basilari dei cittadini (parità tra sessi e  orientamenti sessuali, parità di opportunità per le coppie di fatto etero o omosessuali), sembra che anche questo termine non sia ben chiaro al nostro ministro. Innanzitutto perché le scuole pubbliche e private non sono pari dal punto di vista della organizzazione, condividendo solo parte delle regole ministeriali. Una tra tutte l’accesso alla docenza, disciplinato da graduatorie statali nel primo caso, delegato alla scelta del preside nel secondo. Tuttavia, sono invece già ‘pari’ come risultati: un diploma di una scuola paritaria vale, a tutti gli effetti, come quello di una scuola pubblica. Quindi, la parità declamata dalla Gelmini in termini accademici già c’è e non si intravede neanche l’ombra di una presunta discriminazione.

Libertà di scelta. Questo concetto così umiliato in altre branche della nostra legislazione, dalle norme che regolano la fecondazione assistita a quelle che (ancora non) normano le disposizioni anticipate di fine vita, sembra essere invece di vitale importanza per il ministro, che denuncia una discriminazione verso chi sceglie la scuola privata perché costretto a ingenti esborsi di denaro. Trasliamo il concetto sulla Sanità, altro servizio pubblico al pari dell’Istruzione. E’ diritto di un malato usufruire dei servizi di una clinica privata? Certamente, ma a sue spese. Lo Stato ha istituito la sanità pubblica garantendo ricoveri gratuiti a tutti i cittadini. Chi preferisce una clinica privata, quindi, sa che deve pagarla. Lo stesso vale per la scuola: per quale motivo uno Stato dovrebbe sovvenzionare le famiglie che scelgono una ‘diversa’ istruzione per i propri figli? Perché dovrebbe farsi carico delle loro scelte ideologiche e religiose?  Anche qui, si fa leva su un concetto come quello della libertà di scelta, diritto fondamentale di ogni cittadino, per indurre faziosi sospetti nella mente di chi ascolta, come se chi difende la scuola pubblica volesse privare altri di un loro diritto. La libertà di scelta dei genitori non è mai stata in pericolo, come il ministro vorrebbe furbescamente far credere. Ogni cittadino è libero di fare la scelta che reputa idonea per l’educazione dei proprio figli, ma parimenti deve essere disposto a sovvenzionarla. E’ la banale differenza che intercorre tra un servizio pubblico e uno privato.

E la Costituzione? Le storture lessicali di cui il ministro si riempie la bocca hanno un denominatore comune: la violazione delle norme costituzionali. L’articolo 33 della Costituzione recita: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato».

Basterebbe questo per farci chiedere: ma di che vaneggia la Gelmini? Come cittadini, siamo troppo assuefatti agli sgarri costituzionali per capire che già, in questo momento, l’articolo 33 è pienamente disatteso. Come ha dichiarato lo stesso ministro, ogni classe della scuola paritaria costa allo Stato 19mila euro, ai quali vanno sommati i contributi regionali – diversi da Regione a Regione – e quelli derivanti dalle varie

Finanziarie. Ma rientrano nei finanziamenti, come fa notare la Commissione europea, anche il condono dell’Ici per gli istituti religiosi, che interessa anche le scuole cattoliche.

Eppure, nonostante il gran vociare delle opposizioni, nessuno ha paventato finora il rischio di incostituzionalità dei finanziamenti. Perché? Il motivo è sempre lo stesso. L’elettorato cattolico, o meglio quello smosso dalla possente macchina elettorale vaticana, fa gola a tutti gli schieramenti politici secondo una triste logica bipartisan e a prescindere da facili dichiarazioni di partito. Chi ha ascoltato Nichi Vendola, omosessuale, dichiararsi contrario ai matrimoni omosessuali, se ne sarà fatto già un’idea. Quale interesse poteva avere se non quello di non allontanare eventuali elettori cattolici di sinistra?

E allora forse questo popolo incapace alla ribellione, inebetito da slogan e propaganda di bassissimo profilo, troppo distratto per scavare sotto le belle parole a effetto di un sistema di potere che mira a distruggere lo stato sociale, merita ciò che sta succedendo: più tasse e meno servizi pubblici. Ma poi si riconsolerà vedendo il Vaticano festeggiare a braccetto delle Istituzioni italiane – come è successo quest’anno – i prossimi anniversari della breccia di Porta Pia: Chiesa e Stato finalmente (ri)uniti in un progetto comune che, dai banchi di scuola, arrivi direttamente sugli scranni parlamentari.

[17 ott 2010]

tratto dal quotidiano in rete Cronache laiche:

http://www.cronachelaiche.it/2010/10/liberte-egalite-propriete-la-rivoluzione-della-scuola-italiana/



Cecilia M. Calamani

Inserito domenica 17 ottobre 2010


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