30/05/2020
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Caso Brushwood un anno dopo
Il silenzio serve a chi ha interesse a che non si parli dei contenuti


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Edizione del 25 Ottobre 2008 Spoleto - Cronaca, 24 Ottobre 2008 alle 20:22:31
'Il silenzio serve a chi ha interesse a che non si parli dei contenuti'. Caso Brushwood un anno dopo. La controinchiesta del Comitato 23 ottobre, le prime immagini di Fabiani in semilibertà di Daniele Ubaldi "
Occorre assolutamente non far cadere la vicenda nel silenzio: il silenzio serve a chi ha l'interesse a non parlare dei contenuti". Con queste parole Aurelio Fabiani, capogruppo in consiglio comunale del
Coordinamento per l'unità dei comunisti, rilancia sul caso Brushwood e prosegue la controinchiesta del Comitato 23 ottobre, mentre Michele Fabiani torna ad apparire in pubblico a un anno di distanza dal suo
arresto. Oggi pomeriggio, in una Sala dei Duchi piena a Palazzo Comunale, i rappresentanti della "Casa Rossa", del Coordinamento per l'unità dei Comunisti e del Comitato 23 ottobre hanno fatto il punto sull'inchiesta, il cui processo pubblico si aprirà il 7 aprile prossimo alla Corte d'Assise di Terni. "Dopo la durissima esperienza di un anno di reclusione - ha detto Antonello Briguori di "Casa Rossa" durante il suo intervento introduttivo - questi ragazzi sono diventati degli uomini. Mi auguro che in sede di giudizio la montagna di menzogne nei loro confronti verrà smontata". Molto articolato l'intervento di Aurelio Fabiani, capogruppo in consiglio comunale per
il Coordinamento per l'unità dei comunisti e padre di Michele, principale imputato del processo su cui pesa il durissimo 270-bis, eredità fascista del codice Rocco. "E' stato un anno ricco di avvenimenti - ha dichiarato Fabiani - fra i quali spiccano 3 aspetti.
Il primo è la discrepanza fra il modus operandi del giudice per l'udienza preliminare Ricciarelli rispetto ad altri suoi colleghi, chiamati a rinviare a giudizio casi analoghi di presunti anarco-insurrezionalisti". In pratica secondo Fabiani il gup sarebbe, nel suo dispositivo di rinvio a giudizio per tutti e 4 gli indagati
spoletini, andato oltre il semplice ruolo di valutazione degli atti preliminari e predisposizione di giudizio o archiviazione, istruendo direttamente "una sentenza di condanna in maniera impropria e fuori dalla legge. Un comportamento che stigmatizziamo". A riprova di ciò,
Fabiani ha paragonato il dispositivo del gup perugino con quello di un altro giudice, chiamato a decidere, a Pisa, il rinvio a giudizio per 12 presunti anarco-insurrezionalisti. "E' una giustizia politica - questo il commento del capogruppo consiliare - a Pisa 12 persone sono 'troppo poche' per dare origine ad un'associazione a delinquere a scopo eversivo, mentre a Perugia 4 bastano e avanzano". Ma è sulle
inesattezze delle ricostruzioni spaziotemporali dell'accusa che Aurelio Fabiani e il Comitato puntano maggiormente il dito. "Si contesta a Michele - ha spiegato ancora Aurelio Fabiani - di aver dato
fuoco alla centralina elettrica del cantiere del Mostro delle Mura all'1.45 del 24 luglio 2007. In realtà i vigili del fuoco hanno ricevuto la chiamata all'1.27, sono partiti all'1.28 ed hanno raggiunto il palazzo all'1.35, mentre Michele era alla festa dei Comunisti, come tutti noi ricordiamo e, soprattutto, come risulta da
una telefonata intercettata dagli inquirenti". E ancora, le accuse sostengono che Michele Fabiani avrebbe utilizzato, per dar fuoco alla centralina, una bomboletta del gas di quelle che si usano per
ricaricare gli accendisigari, mentre il verbale dei vigili del fuoco parla, sì, di una bomboletta metallica, ma le cui dimensioni non fanno affatto presupporre che sia stata proprio quella la causa dell'incendio. L'ultimo "pacco" tirato a Michele Fabiani, come li definisce il comitato 23 ottobre, è quello della famosa lettera a
Maria Rita Lorenzetti contenente le due pallottole e il volantino con le minacce alla presidente della Regione. "L'accusa - ha ricordato Aurelio Fabiani - sostiene che il timbro postale dell'ufficio di Firenze porti la data 17 agosto 2007, mentre sia la Digos che la perizia della difesa propendono per il giorno 8. Interpellati dai magistrati, gli uffici postali di Firenze hanno spiegato che per un errore tecnico non è possibile risalire alla data certa di spedizione.
Di certo c'è che l'8 agosto 2007 Michele era in Puglia, mentre il 17 era tornato a Spoleto. In ogni caso - ha concluso il capogruppo di estrema sinistra in consiglio comunale - occorre assolutamente evitare
di far cadere la vicenda nel silenzio. La nostra azione si deve ora spostare verso Terni".

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Inserito martedì 28 ottobre 2008


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