10/04/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Sud Sudan: Correre per la libertà e un futuro possibile!
La lettera di P. Daniele Moschetti, missionario comboniano

Qui sotto,la lettera che P. Daniele Moschetti, missionario comboniano, ci ha inviato invitando a partecipare alla maratona di Mapuordit del 9 novembre.

Mapuordit è un villaggio nella foresta del Sud Sudan, paese diviso delle cui vicende non se ne parla mai, dove ora opera Daniele dopo gli 8 anni trascorsi a Korogocho (Nairobi-Kenya)ed un anno sabbatico a Gerusalemme.

Vi ricordiamo che il 22 aprile abbiamo presentato a Perugia e Bastia Umbra, con lui, il suo ultimo libro "Gerusalemme ombelico del mondo" il cui ricavato serve a finanziare progetti educativi per giovani lì a Mapuordit.
Ne abbiamo ancora alcune copie e chi ne volesse, magari per regalarlo, può richiedercele telefonando al 346/0134774.

Circolo Primo Maggio

Sud Sudan - 9 Novembre 2010: 60 giorni al referendum!

Maratona di Mapuordit
Correre per la libertà e un futuro possibile!
Il Sudan non sarà mai più lo stesso!

Il 9 Novembre 2010 la gente di Mapuordit vuol scrivere il suo pezzo di storia sudanese correndo, camminando, insieme o da soli, in solidarietà e comunione con tutto il popolo Sud Sudanese. Dai 12 ai 100 anni tutti invitati per dire al mondo che anche la gente di Mapuordit vuole il referendum nella pace. Ma che è anche pronta alla sfida di un futuro diverso e possibile.

LA SCUOLA SEGNO DI SPERANZA 
Incontro Marier nel grande cortile della scuola elementare di Mapuordit. La scuola è proprio di fronte la nostra missione e all’adiacente ospedale. Ogni giorno per molti mesi all’anno sentiamo tutte le voci, le grida, le gioie, i dolori, i giochi dei ragazzi e giovani di Mapuordit e dintorni. Per molti di loro è un camminare per alcune ore per venire a scuola sia all’andata che al ritorno. L’educazione è segno e simbolo di speranza e di futuro che molti studenti hanno avuto la fortuna di respirare per oltre 15 anni. Anche e soprattutto durante la guerra!
Questa scuola ha saputo dare forma ai sogni di molti studenti di poter un giorno continuare a studiare alle superiori o di lavorare e trovare una posizione. Molti degli ex alunni lavorano oggi nei ministeri a Juba oppure negli uffici di Rumbek e di Yirol e nelle cittadine più vicine a questo villaggio sperduto nella foresta tropicale sudanese. Un posto tagliato fuori per molti mesi all’anno dalle piogge, comunicazioni stradali molto difficili, niente network telefonico e molto isolamento culturale e sociale.
E così la scuola è diventata l’unico punto di riferimento per centinaia e migliaia di studenti che si sono susseguiti in questi anni. Oggi la scuola elementare di Mapuordit non è più una delle pochissime scuole aperte durante la guerra. Ha un suo prestigio e importanza storica ed ha ancora tanto significato per gli studenti. Qui durante la guerra e anni di lavoro educativo duro e difficile, si è costruita in tutti i sensi, anche una scuola secondaria che diventò una continuità di studio per i giovani. L’educazione in Sud Sudan è ancora per pochi anche se bisogna ammettere che il governo semiautonomo del Sud Sudan di Juba ha fatto sforzi  enormi in questi anni perché sia l’educazione che la sanità possano diventare un diritto della gente per un futuro di una possibile nazione nascente. Ricordiamoci che il CPA, cioè l’accordo di “Pace” tra Nord e Sud è stato firmato soltanto nel 2005. C’è ancora moltissimo da fare!
MARIER UN AMICO
Marier è un amico. Lo incontro spesso proprio in questo grandissimo compound (cortile) della scuola. Lui è colui che la gente comune chiamerebbe il “matto del villaggio”. È molto alto, magro e filiforme come moltissimi dinka. Ha sempre qualcosa di estroso e particolare da mostrare a tutti nel suo modo di vestirsi e di atteggiarsi. A volte seminudo, a volte con la jallabia (camicione lungo fino ai piedi usato prevalentemente da musulmani), a volte molto smart con vestiti nuovi che qualche buon samaritano gli regala. Marier è sempre nel cortile della scuola. Se non è là lo troviamo al mercato a mangiare qualcosa in qualche bettola. Sempre con la compiacenza da parte di qualche persona generosa. Oppure lo troviamo sempre nei luoghi dove c’è da mangiare per sopravvivere. La sua vita è ora cercare di sfamarsi e di vestirsi se può. Un tempo era stato anche maestro alle elementari a Yirol, una cittadina a circa una ottantina di km da qui. Poi qualcosa successe in famiglia e nella sua vita. E perse la “ragione”......
Ma io dico che Marier sa anche stare al mondo. Ha capito come riuscire ad andare avanti senza grandi sforzi e oggi non si impegna più a cercare alternative visto che ha trovato un modo per tirare alla giornata. Parla inglese molto meglio di tanti altri qui a Mapuordit. I ragazzi della scuola e gli insegnanti lo prendono in giro durante la giornata. Lui non risponde e continua la sua pennichella sdraiato per terra o a guardare nel vuoto lontano davanti a sé.
Sono riuscito ad instaurare con lui un buon rapporto di amicizia e tutte le volte che passo  nel cortile ci salutiamo e parliamo un pò. A volte risponde. A volte no. Dipende dalla giornata. Ma quando ci fermiamo a parlare in inglese, risponde e fa anche ragionamenti che hanno grande senso. Ma quando non vuole rispondere a domande precise cambia discorso e ti risponde con battute nonsenso. Non sai mai se è davvero per malattia oppure perché ti sta prendendo in giro lui.
Un giorno gli ho chiesto: “Marier ci stiamo preparando per il referendum nel 2011. Tu cosa ne pensi?” Prima silenzio meditativo e poi: “Non mi interessa!". Ero sorpreso e allora gli ho chiesto di nuovo: “Ma sai che potrebbe cambiare tutto? Il Sud Sudan potrebbe diventare indipendente dal Nord del Sudan?”. A queste parole comincia a fare un sorrisetto furbo. Aveva già capito. Ma non vuole darlo a vedere.
“E tu cosa farai quel giorno?” La risposta: “Farò grande festa!” E domando di nuovo: “E come?” “Mangiando......!” Lui sa che nel villaggio sarà grande festa e che tutti celebreranno per lungo tempo con grandi mangiate e danze. E Marier sarà contento perché sa che potrà girare da un posto all’altro liberamente. E nessuno gli rifiuterà il cibo della liberazione.
La gente qui si sta preparando al referendum del 9 gennaio 2011. Il risultato sembra davvero scontato. Vittoria per la secessione. Tutti, dai bambini agli anziani sembrano ormai orientati a rompere questa catena che hanno sempre sentito con il Nord Sudan. È un liberarsi dopo secoli di schiavitù, oppressione, di ingiustizie, soprusi. Lo percepisci da come la gente ne parla, ne discute tra loro, ne gioisce e ne soffre, pensando a questo momento storico che sta arrivando dopo aver passato questo periodo di transizione di 5 anni dalla firma dell’accordo di “Pace”. Il ricordo di 2 milioni e mezzo di vite spezzate in 21 anni di guerra è ancora molto vivo in ognuno di loro. E le ferite sono ancora aperte.
E’ TEMPO DI FARE I CONTI FINALI!
Ora è tempo di fare i conti finali! La gente ci crede. Dal 14 novembre al 4 dicembre 2010, andrà a registrarsi in tanti per poter arrivare al cuorum previsto. È un momento storico irripetibile. E questo la gente lo sta comprendendo. Non è facile arrivare dovunque in posti a volte davvero impenetrabili con un messaggio che coinvolga proprio tutti.
Con i giovani di Mapuordit abbiamo pensato di celebrare questo evento seguendo ciò che in tutto il Sud Sudan viene chiamata: mobilitazione del giorno 9!!! Ogni giorno 9 del mese, da giugno 2010 fino a gennaio 2011 in tutte le città sud sudanesi la gente si mobilita per scendere in piazza e nelle strade per ricordare a tutti che il 9 gennaio si andrà a votare per il referendum storico di secessione! E questo sembra aver preso molto bene nelle città. Ma non nelle zone rurali come Mapuordit.
Infatti le zone rurali sono le aree poco informate su ciò che succede nel paese o tra il Nord e il Sud. Non molti hanno la radio e quindi diventa difficile avere informazioni fresche e aggiornate. La maggioranza della gente nel paese vive ancora nelle campagne e foreste anche se ormai anche qui in Sud Sudan le città stanno crescendo e ingrossando a un ritmo vertiginoso negli ultimi anni.
VOGLIAMO PASSARE ALLA STORIA
Il 9 Novembre 2010 anche noi vogliamo passare alla storia! La gente di Mapuordit vuol scrivere il suo pezzo di storia correndo, camminando insieme o da soli in solidarietà e comunione con tutto il popolo Sud Sudanese. Abbiamo organizzato una corsa che non sarà la classica maratona di 42 km ma soltanto di 6km. Partirà e arriverà proprio dal cortile della scuola storica di Mapuordit. Proprio per continuare il sogno degli studenti e dei giovani e di tutto il popolo del Sud Sudan. Attraverserà tutto il villaggio e coinvolgerà anche le zone limitrofre al nostro centro. Dai 12 ai 100 anni tutti sono invitati a correre o a camminare per dire al mondo che anche la gente di Mapuordit vuole il referendum. Ma anche che è pronta alla sfida di un futuro diverso e possibile anche se molto rimane da fare. Camminiamo e corriamo perché sia un referendum di pace e che apra nuove prospettive al Sud. Una parte del grande Sudan, il paese più grande dell’Africa, che è molto indietro nelle varie classifiche di indici sociali mondiali e tra i paesi più poveri al mondo. Ci saranno premi per tutti: dai giovani ai più vecchi, dalle bambine alle donne, uomini e anziani. E ognuno alla fine della corsa o della camminata solidale riceverà una maglietta (1500 magliette a disposizione) che rimarrà nella storia con una scritta tratta dalla lettera pastorale dei vescovi cattolici sudanesi dello scorso luglio: “IL SUDAN NON SARA MAI PIU’ LO STESSO!” Una profezia ma anche una realtà! Gli amici di Libera, Associazioni contro le mafie dell’amico Don Luigi Ciotti e CIA, la Confederazione Italiana Agricotton ci hanno dato una grande mano sponsorizzando questo evento storico dando forma al sogno di molti giovani di Mapuordit. Questa giornata speciale verrà preparata anche con tre giorni di educazione civica sul referendum per le varie realtà dei giovani, donne, maestri e infermieri locali.
Aspettiamo migliaia di persone che diventeranno a loro volta mediatori di un messaggio che li invita ad essere protagonisti di questo tempo, coscienti e attivi. Che c’è bisogno anche del loro contributo come cittadini. In una nazione dove soltanto qualche mese fa ad Aprile 2010 si sono fatte le prime elezioni quasi democratiche dopo quasi 25 anni di dittatura di Omar El Bashir.
IN MANIERA TRASPARENTE E FRUTTUOSA
I Vescovi stessi esortano tutto il Paese a un forte impegno affinché il processo di consultazione possa svolgersi  davvero “in maniera trasparente e fruttuosa” per contribuire al bene comune del Paese. I Vescovi scrivono che quello attuale è “un momento storico e di cambiamento” che farà sì che il Sudan “non sia più quello di prima!”. E continuano:“Dopo secoli di oppressione e di sfruttamento, dopo decenni di guerra e violenza che hanno segnato e ferito le vite di molte persone nel sud e nel nord senza alcun rispetto per la vita umana e la dignità; ora, a cinque anni dalla firma del Comprehensive Peace Agreement, abbiamo raggiunto un punto dal quale muoversi e preparare il cambiamento”.
Qualunque sia il risultato del referendum le persone al potere sono chiamate a cambiare la propria mentalità e a impegnarsi per una convivenza pacifica tra le diverse etnie ma anche avere buone relazioni con il nord del paese e una pacifica transizione.
Nel caso di risultato non favorevole all'indipendenza del Sudan del Sud, i vescovi esortano “tutte le persone al potere a cambiare i loro cuori e a garantire un'unità che abbracci tutti, in una giusta, libera e aperta società, dove la dignità umana di ciascun cittadino sia salvaguardata e rispettata”. Ma i vescovi  segnalano anche l'importanza del fatto che le autorità del nord del Sudan “rispettino la libertà e i diritti umani, inclusa la libertà di religione di tutti i cittadini”, e che quelle del sud “tutelino i diritti” delle persone delle altre regioni”. La lettera pastorale incoraggia tutti coloro che hanno diritto di voto al referendum nel Sudan meridionale e in Abyei a scegliere il tipo di futuro di cui essi, i loro figli e le prossime generazioni vorranno godere. La scelta di optare per quel genere di vita che possa assicurare la libertà, la giustizia e l'uguaglianza dei diritti.
Tutti sanno che non sarà un passaggio facile. Ma è il passo che manca per poter cominciare a guardare al futuro con nuova speranza. Ci sono e ci saranno divergenze anche tra etnie e personalità del Sud. Ma ciò che tutti sperano è che ci sia abbastanza saggezza per comprendere che un futuro comune tra popoli del sud e una proficua collaborazione con il Nord, è l’unica via possibile. La gente non si fa molte domande su ciò che sarà della zona di Abyiei, del petrolio e dei confini con il Nord e di tanti altre hot issues. Ciò che sentono fortemente è l’opportunità di nuova vita e libertà che scaturisce da questo evento. E credo che sia più che sufficiente per lasciar loro il diritto di poter sognare un Sud Sudan diverso dopo secoli di oppressione ed emarginazione.


         P. DANIELE MOSCHETTI
         Missionario Comboniano         daniele@korogocho.org




Inserito lunedì 8 novembre 2010


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