22/01/2021
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Occhio per Occhio
Una serie di affermazioni generiche, un quadro allarmante, ma descritto in maniera superficiale



L'articolo di Luca Salvati,  dal titolo: “Occhio alla pedofilia femminile”, pubblicato dal Corriere dell'Umbria, domenica 14 novembre, mi ha riportato alla mente il recente monologo di Saviano su La fabbrica del fango, in cui si sostiene che il modo migliore per depotenziare personaggi o problematiche diversamente destabilizzanti per chi se ne sente colpito, sta nell'affermare che  colpe, vizi, peccati, perversioni, crimini – e chi più ne ha più ne metta – sono equamente distribuiti tra tutti i soggetti – maschi e femmine, potenti o sudditi – della nostra martoriata scena sociale.
In questa fase in cui a fatica i movimenti delle donne  cercano  di puntare nuovamente il focus dell'attenzione sulla difficile – ancor oggi! – situazione delle donne che, soprattutto in Italia, subiscono la crisi economica e l'attacco ai diritti basilari della persona, in primis  il diritto alla salute, al lavoro, alla vita stessa, come i dati sulla violenza di genere ben documentano, si richiama l'attenzione sulla pedofilia femminile che, a detta dello stesso autore, è un fenomeno di minore entità e poco studiato rispetto alla diffusa pedofilia maschile,che gode invece di maggiore letteratura e documentazione. L' articolo si compone di una serie di affermazioni generiche, tratte da una ricerca di recente divulgazione che mette insieme la pedofilia vera e propria (ma senza violenza fisica, come se già questo non facesse la differenza), alla complicità (certo colpevole) di donne succube dei comportamenti perversi del proprio partner, a modalità seduttive (?) di donne adulte , soprattutto familiari – nei confronti di minori. Nelle spiegazioni  date sulle possibili motivazioni  della pedofilia femminile, nell'articolo si legge che essa sarebbe “riconducibile al tentativo di vendetta sugli uomini, per fare riemergere la propria femminilità”. Ma non è la stessa cosa che si dice degli uomini violenti, che agirebbero in modo incontrollato l' aggressività perché colpiti nella propria virilità da donne sempre più autonome e autodeterminate? Ma allora ha ragione Saviano: si può dire la stessa cosa di tutte/i e ci si mette così in pari con la coscienza, sia quella etica che quella civile, ammesso che se ne possa parlare in maniera disgiunta. Le mitiche americane degli anni '70 (lo stesso periodo del Women's liberation, certo una coincidenza), per lo più “divorziate e vedove” (e dunque senza controllo, mi viene da pensare!) che avrebbero dato inizio al turismo sessuale “favorite dall'emancipazione economica” (favore oggi un po' in ribasso, come si sa, ma allora non tutto il male vien per nuocere!), che l'articolo cita come le orchesse iniziatrici di una stirpe che è tanto più pericolosa perché poco visibile, in quanto mescola bisogni di soddisfazione sessuale a bisogni  di appagamento materno, mi sembrano le solite regine, streghe, sorellastre, delle fiabe che ci hanno educato a diffidare delle donne, se non contenute dentro narrazioni che le vogliono vittime indifese in cerca di protezione e riscatto. Naturalmente il senso di quanto ho scritto non vuole negare la realtà di situazioni di disturbo della personalità e di comportamenti pericolosi anche all'interno del mondo femminile  che, invece, chiede di essere riscattato dall'immaginario che vuole le donne sempre brave e santificate dalle stigmate della maternità, ma costruire un immaginario opposto che ne fa delle potenziali minacce proprio a scapito delle bambine e dei bambini di cui normalmente si prendono cura in “tranquilla” solitudine, richiamare l'attenzione pubblica sull'argomento come fosse un'emergenza ,beh francamente mi sembra un'operazione un po' sospetta, soprattutto quando, come nel caso dell'articolo di cui si parla, non si portano prove e riscontri che, per argomenti delicati e complessi come quelli in questione, sono necessari.
Ho consultato in internet la ricerca da cui muovono le informazioni di Luca Salvati e vi ho trovato un quadro ancora più allarmante, ma descritto in maniera ugualmente superficiale. Attraverso le parole di una “esperta”si arriva ad affermare che le donne che avrebbero tali tendenze depravate cercherebbero lavori che le mettono a contatto con le potenziali vittime, aprendo così la stura alle fantasie peggiori a carico di baby sitter, maestre e personale delle scuole dell'infanzia, animatrici di corsi estivi per bambine/i, zie disponibili a sostenere il carico familiare di madri in difficoltà e – perché no? - delle stesse madri:  cosa c'è infatti  di meglio che produrre in proprio gli oggetti del desiderio o, meglio, della sua perversione?
Il prossimo 25 novembre si ricorda la giornata contro la violenza maschile sulle donne e sulle/i minori, promossa dalle Nazioni Unite sulla base di una documentazione sanguinosa e agghiacciante che non è a rischio di smentite e  che dimostra la violazione dei diritti umani perpetrata trasversalmente su più della metà della popolazione mondiale.
Occhio alla violenza di genere!     



Silvana Sonno – rete delle donne AntiViolenza

Inserito mercoledì 17 novembre 2010


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