16/02/2020
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Il suicidio dei cattivi
In carcere ormai la morte è di casa

 “Non rendere a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini”
( Rm 12,17 )


“Simone la Penna morto in cella per denutrizione” (“Il Manifesto”27 ottobre 2010)
In carcere ormai la morte è  di casa, si muore come se fosse una cosa normale.
Eppure molti non sanno che togliersi la vita in carcere è molto  più doloroso che ammazzarsi fuori.
“Con il suicidio del 32 enne cittadino sloveno a Bologna salgano a 7 i detenuti che si sono tolti la vita in ottobre e a 58 da inizio anno: 48 si sono impiccati, 6 asfissiati con il gas della bomboletta da camping, 3 avvelenamenti da mix di farmaci e 1 dissanguato dopo essersi tagliato la gola.”
 ( Fonte: Osservatorio permanente sulle morte in carcere di RistrettiOrizzonti )

Molte persone aldilà del muro di cinta mi scrivono e mi chiedono spesso perché i detenuti in carcere si tolgono la vita.
 Forse in galera ci si uccide perché la stanza assomiglia ad una bara e mentre in una cassa da morto hai la fortuna di stare da solo, in una cella spesso sei messo uno sopra l’altro, in due, tre, quattro, cinque persone  o più.
Forse in galera ci toglie la vita per togliere il disturbo e non essere di peso a questa società, perché meglio non esistere che annegare nella disperazione.
Forse in galera ci si suicida semplicemente perché alcuni non accettano l’assoluta disumanità del carcere, dato che nelle carceri italiane la vita è priva di significato.
Forse in galera ci si uccide perché con il passare degli anni la maggioranza dei detenuti perde la facoltà di pensare, di lottare e di andare avanti.
Forse in galera ci toglie la vita perché molti di noi vivono senza sentirsi vivi e consciamente o incosciamente invidiano e imitano chi ha avuto il coraggio di farlo.
Forse in galera ci si suicida semplicemente perché la morte ti fa vedere la libertà e tutto quello che desideri dalla vita.
Forse in galera ci si uccide perché per molti di noi la morte rimane l’ultima speranza, quella a portata di mano.
Forse in galera ci si toglie la vita semplicemente perché la morte è l’ultimo atto d’amore alla vita.
Forse in galera ci si suicida perché quando stai morendo hai il vantaggio d’immaginare tutto quello che vuoi,  anche quello di morire libero.
Forse non lo so perché dall’inizio dell’anno in una popolazione di 68 mila detenuti si sono tolti la vita 58 persone, bisognerebbe domandarlo ai nostri governanti.
 Diciamoci la verità: tutti lo pensano, ma sono pochi coloro che  dicono che le carceri in Italia non sono solo luoghi di sofferenza, solitudine e abbandono, ma sono anche luoghi dove le persone sono tenute come animali allevati  in cattività.
E negli istituti italiani non esistono diritti, perché è inutile averli se non c’è nessuno che li fa rispettare.
Il carcere dovrebbe produrre legalità, rispetto dei diritti umani e sicurezza, dentro e fuori dalle sue mura, e non morte.
“Non si  sarebbero accorti che lentamente si stava spegnendo”(Il Messaggero, martedì 26 ottobre 2010 )
Diciamoci la verità: nelle carceri italiane non esiste lo Stato di diritto, ma un gruppo di burocrati che gestisce le persone che ci lavorano e i carcerati,  che scontano una pena a volte in un modo violento, tragico e illegale.
Il carcere con queste modalità e con questi funzionari non recupera un bel nulla, ma piuttosto elimina, distrugge e ammazza.
Diciamo la verità: in Italia il carcere ha una funzione sociale e di controllo del male minore per poter nascondere a fare crescere di più il male maggiore.
E diciamo l’ultima verità: esiste la mafia che uccide, ma esiste anche la corruzione politica, finanziaria, mediatica, imprenditoriale, istituzioni mafiose che in carcere non ci vanno mai.

Carcere di Spoleto, novembre 2010



Carmelo Musumeci

Inserito venerdì 19 novembre 2010


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