20/01/2020
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Già volano le ultime foglie di dicembre...
Con una poesia di Costantino Kavafis e una lettera di M. Ghignoni a Daniele Crotti


Cari e gentili lettori (un pò come l'antico.... 'cari amici vicini e lontani...'; ricordate? Quanto meno: si ricordano i più 'vecchi'?), 
vi invio, e, come quasi sempre per tempo, le mie foglie fluttuanti alias i miei foglietti svolazzanti di dicembre, anno 2010 dell'Era Volgare.
Mi è gradito accompagnarli, come spesso ho fatto, con una o più premesse, vuoi una poesia, un brano, una lettera, un messaggio, un invito, un... qualcosa, insomma.

 FFOP DIC '10.pdf

Quest'ultimo numero del 2010 lo accompagno con una nota poetica ed una lettera specifica riferita ad un aspetto della storia attuale di questo 'perfido' mondo di cui molti ignorano l'esistenza.
La poesia, suggeritami dalla lettura dell'ultimo libro di racconti di A. Tabucchi, è una poesia di C. Kavafis.
La lettera, il brano in prosa in altre parole, mi è giunta ieri da M. Ghignoni, che personalemnte non conosco. Condivido buona parte di codesta lettera, di cui però vi invio solo la parte centrale (da me riveduta e corretta, senza alterare il contenuto espresso dal firmatario), in quanto è ciò che mi premeva farvi conoscere (aspettando il gennaio del 2011 E. V.).
 
Va da sé che ringrazio tutti quanti, eccetera eccetera (voglio evitare di essere..., beh, lo avrete compreso...).
 
Ecco la poesia:
 
ITACA
 
Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrìgoni e i Ciclopi
o Posidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla via,
se resta il tuo pensiero alto, e squisita
è l'emozione che ti tocca il cuore
e il corpo. Né Lestrìgoni o Ciclopi
né Posidone asprigno incontrerai,
se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
se non li drizza il cuore innanzi a te.
 
Fa voti che sia lunga la via.
E siano tanti i mattini d'estate
che vedano entrare (e con che gioia
allegra!) in porti sconosciuti prima.
Fa scalo negli empori dei Fenici
per acquistare bella mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d'ogni sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi.
Rècati in molte città dell'Egitto,
a imparare e imparare dai sapienti.
 
Itaca tieni sempre nella mente.
La tua sorte ti segna quell'approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmemente attracchi all'isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.
 
Itaca t'ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti di più.
 
E se la trovi povera, Itaca non t'ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un'Itaca.
 
                                     Costantino Kavafis
 
 
Ed ecco la lettera (perdonate la forma scritturale, ma ho operato un 'copia-incolla', laonde per cui...)
 
. . . . . .
Non penso che del popolo Sahrawi si possa dire la stessa cosa.
Esistono da sempre, da quando erano famosi per commerciare e predavano il deserto arrivando fino al Senegal odierno (non disdegnavano nemmeno di commerciare schiavi, ma si
parla di secoli fa); la loro esistenza e' ampiamente documentata dai colonialisti francesi e spagnoli.
Il Sahara Spagnolo è stato occupato dal Marocco nel momento che il regime franchista penso'di ritirarsi. Infatti il Marocco ha mandato migliaia di coloni per occuparne la terra e colonizzarlo sotto l'auspicio degli
USA, che vollero addirittura studiare il muro che il regime di Hassan II fece costruire per tagliare fuori le popolazioni sahrawi ancora in parte nomadi.
Mentre invece e' il neonazionalismo maghrebino che pretende ideologicamente di imporsi su popolazioni che altrimenti non avrebbero mai accettato di vivere
dentro i suoi confini alle sue condizioni.
E' la stessa solita zuppa: propaganda nazionalista ed indottrinamento popolare dietro alla quale si nascondeva e si nasconde un regime feroce e crudele che non solo ha martirizzato i sahrawi,
ma ha riempito le sue carceri e cimiteri di tutti gli oppositori; [quello del Marocco è uno dei regimi piu' sanguinari e corrotti del mondo arabo], con la benedizioni degli europei,
Francia in primis (leggasi il testo di Gill Perrault: 'Hassan II notre ami le roi' ).
Perché i saharawi vivono ancora cacciati nel deserto in campi di tendopoli ad asfissiare dalla fame e dalla sete, aggrappati agli aiuti internazionali per sopravvivere, se la loro esistenza e' solo strumentale?
Poi si indica al popolo la tragedia palestinese in senso populistico.
Tutti in Marocco sono solidali con i palestinesi, ma a malapena conoscono i sahrawi, o ne parlano come di quattro tribu'di nomadi per i quali tagliare una fetta del territorio nazionale non ha nessun senso. Infatti si vede dalla politica del governo maghrebino: amico di Israele e culla di una grande comunita'di immigrati coloni ebrei che mantengono ancora ottimi rapporti con il governo e ne fanno da tramite con lo stato sionista (come gli stati arabi hanno massacrato piu'palestinei dello stesso esercito sionista per darli in pasto alla loro demagogia e populismo).
Chiaramente non si sognerebbero mai di fare un passo concreto.
I palestinesi non coltivano che un progetto: liberare la loro terra.
E questa e' un'idea molto destabilizzante per chi li ospita come rifugiati, perché passa attraverso il  bisogno di combattere l'imperialismo nel mondo arabo [e non soltanto].
Tornando al vecchio enunciato leninista, che ancora oggi si dimostra drammaticamante attuale: prima di tutto l'autodeterminazione. E questa passa anche dalle parti del Sahel, perché nonstante la ferocia del governo maghrebino, sono gli interessi occidentali su materie prime come metalli e fosfati che hanno tirati i fili del regime di Hassan II e figlio.
......
 M. Ghignoni 




Inserito martedì 23 novembre 2010


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