09/07/2020
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La solitudine operaia
La storia esemoplare di un operaio di Fossato di Vico

Questa breve testimonianza che l'operaio Enrico Rondelli ci ha inviato meglio di tante analisi descrive l'attuale situazione dei lavoratori, le scelte, le tecniche ed i metodi di molti datori di lavoro, la solitudine operaia (anche se iscritti al sindacato e magari membri del collegio dei probiviri della FIOM provinciale come in questo caso), l'essere buttati via dopo essere stati spremuti e sfruttati lavorativamente e sindacalmente, il doversi reinventare un lavoro a 54 anni nella difficoltà del vivere quotidiano.
Ci sembra una storia esemplare, ma purtroppo non unica anzi molto generalizzata nella cosiddetta "regione rossa" il che dovrebbe far riflettere molti.

Luigino Ciotti - presidente circolo culturale "primomaggio"

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Mi chiamo Rondelli Enrico, ho 54 anni e vivo a Fossato di Vico.
Per guadagnare onestamente di che vivere facevo il saldatore con contratto a tempo indeterminato dal 2001 in un'azienda metalmeccanica, la Cml Luman, con sede in Fossato di Vico che per esigenze lavorative mi aveva delocalizzato, insieme ad altri lavoratori, presso il cementificio Colacem di Padule di Gubbio per sopperire a manutenzioni straordinarie e ordinarie.
Nel marzo 2009 la Cml Luman di Lupini Valterino e soci aprì procedimento concordatario causa andamento di crisi e situazione debitoria sia nei nostri confronti (operai) che di fornitori.
Io insieme agli altri miei colleghi che prestavamo opera presso il sopraindicato cementificio fummo immediatamente riassorbiti da una nuova ragione sociale la Bp metalmeccanica di Berrettoni (genero di Lupini Valterino,) passando ovviamente con mediazione sindacale Cgil e Cisl.
Fummo riassorbiti chi con contratto a tempo determinato ad 1 anno (io e altri 12 per la precisione) e chi proseguendo con contratto a tempo indeterminato.
Dal marzo 2009 giungemmo al 31 marzo 2010 facendo alternativamente cassa integrazione; chi rimaneva al lavoro spesso veniva chiamato a prestare lavoro straordinario e a non rispettare le 11 ore di riposo tra turno e turno, generando frizioni e conflittualità tra noi e tra noi e le aziende interessate, la Colacem e la Bp metalmeccanica.
I sindacati non furono in grado di fare chiarezza su ciò e neppure di fare emergere tale incongruenza sugli organi di comunicazione che secondo la mia opinione era la cosa MINIMA.
Dal 1 aprile la Colacem a causa dell'andamento delle vendite ha chiesto 4 operai in meno alla Bp metalmeccanica.
Io feci presente che vi era anche la possibilità di rimanere tutti al lavoro senza esclusione di alcuno (contratto di solidarietà) ovvero la spartizione del lavoro rimasto, orario complessivo diviso tra gli operai, ma non se ne fece nulla.
Dopo un mese cioè a maggio di quest'anno, dopo un mese di cassa integrazione, furono richiamati 9 dei 13 dipendenti con contratto annuale (quindi in scadenza nel marzo 2011), con paga oraria diminuita di 1 euro l'ora e gli altri 4, rimasti fuori dal ciclo produttivo, fummo messi in mobilità.
Ma in tutto ciò, secondo me, l'anomalia sta nel fatto che coloro che continuano a lavorare vengano chiamati dall'azienda:
1) a fare del lavoro straordinario e al non rispetto del periodo di riposo, tra un turno e l'altro di 11 ore di riposo,
2) a lavorare il sabato pur sapendo di avere dipendenti in cassa integrazione e dipendenti iscritti nelle liste di mobilità.
Questo comportamento dei soggetti interessati lo ritengo non etico e non legale secondo le norme attualmente vigenti e nell'immobilismo totale anche dei sindacati.




Enrico Rondelli

Inserito venerdì 26 novembre 2010


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