27/02/2020
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Zooprofilattico: le organizzazioni sindacali confermano le preoccupazioni
La Regioni indaghi: non si capisce per quale motivo, e nell'interesse di chi, il Cda abbia ritenuto opportuno prevedere l’istituzione di un nuovo primariato


“Lo stato di agitazione delle organizzazioni sindacali confermano e avvalorano le nostre preoccupazioni sulla corretta gestione dell’Istituto zooprofilattico. Una riorganizzazione che parte dalla preoccupazione di salvaguardare le figure apicali, per giunta prevedendo un nuovo primariato, è quanto di più sbagliato si possa immaginare, soprattutto alla luce delle vicende di Sanitopoli”. Lo ha detto Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dell’Italia dei Valori, firmatario di una recente interrogazione relativa all'approvazione, da parte del consiglio di amministrazione dell'Istituto zooprofilattico sperimentale, di un nuovo modello organizzativo sulla base del quale si prevede l'istituzione di una nuova unità operativa complessa che equivale ad un primariato ospedaliero.
“Non si capisce per quale motivo, e nell'interesse di chi, il Consiglio di amministrazione abbia ritenuto opportuno prevedere l’istituzione di un nuovo primariato. Ed è la prima volta da oltre un decennio che la Rsu aziendale è costretta ad assumere una presa di posizione così pesante, a conferma del fatto che, al di là della mera rivendicazione salariale, le modalità di gestione dell’Istituto zooprofilattico preoccupano non poco il sindacato. Per questi motivi sarà opportuno che la Giunta regionale prenda atto del clima di crescente tensione instauratosi e che preveda di avviare un’indagine approfondita sulle modalità di gestione, al fine di comprendere le ragioni del crescente malcontento”.
“E’ necessario che la Regione indaghi sull'anomalia di un provvedimento che, in barba ad una normativa molto stringente sugli ampliamenti delle dotazioni organiche, prevede l'istituzione di un nuovo primariato per funzioni che non risultano previste dall'organigramma. Sarebbe grave se, ai tempi di Sanitopoli, qualcuno pensasse ancora di proseguire in pratiche che poco hanno a che vedere con la buona gestione di una struttura sanitaria pubblica. Ciò anche in relazione alle recenti dichiarazioni del Collegio dei revisori dei conti che parlano di una produttività non superiore al 40-50 per cento del suo potenziale.  E’ possibile che tutto ciò dipenda, come affermato dallo stesso Collegio, dall’attuale modello organizzativo, lo stesso che in un recente passato ha portato l’Istituto ai più alti livelli di considerazione in campo nazionale e internazionale?”

Perugia, 26 novembre 2010




Inserito domenica 28 novembre 2010


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