25/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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La sicurezza e la libertà
Quando questo cancello verrà montato si dovrà pensare al giorno in cui sarà possibile toglierlo                                 LA SICUREZZA E LA LIBERTA'
  
  
Via Sant'Andrea è una piccola via del centro, ma non la conosce nessuno, anche se tutti possono guardarla senza sforzo, ma guardare non sempre è vedere. Collegava le due piazze più importanti di Perugia, piazza Grande e piazza del Sopramuro. Ora, o meglio, da tanto tempo, è un vicolo cieco, chiuso da un lato, dopo la costruzione del palazzo Friggeri. Il suo nome viene da una chiesa che ha una lunga storia e che oggi non è più una chiesa. Ormai è lunga, la via, si capisce, solo pochi metri e ci passano i residenti e i clienti di una erboristeria. Troppo piccola e troppo poco frequentata perché, come i tanti luoghi di nessuno del centro storico, possa essere riempita da qualcosa d'altro. In realtà, di notte, qualcuno ci va, e di giorno il risultato si vede. Di fronte al degrado e al senso di insicurezza che questa situazione comporta, i residenti hanno ottenuto dal Comune il permesso di chiudere con un cancello, almeno di notte. Non è la prima volta che succede e non sarà l'ultima. C'è da scommettere che se il principio di questa specie di privatizzazione del suolo pubblico si consolida, altre richieste non mancheranno. Vista la situazione, da chiudere c'è un sacco di spazio e i cancelli potrebbero diventare un simbolo della città, al posto delle porte storiche che, del resto, nei secoli passati venivano chiuse anch'esse. Può essere anche una soluzione ai problemi finanziari degli enti locali, i residenti chiudono e si fanno carico delle spese di manutenzione.
Su questa storia di via Sant'Andrea non c'è molto da scherzare. La nostra moderna civiltà è alla ricerca disperata di queste due condizioni, la libertà e la sicurezza, sapendo di dover rinunciare un po' all'una per avere un po' dell'altra. Questo è il circolo vizioso nel quale rischiamo tutti di perderci. Le famiglie, se possono, scappano dalle città, costruiscono case blindate con i muri di protezione sempre più alti e con le inferriate alle finestre, come nelle prigioni, solo che loro, al contrario dei detenuti, hanno le chiavi per uscire e per entrare. Sono liberi di scegliere i modi e i tempi del loro isolamento.
   In America si riuniscono in comunità estranee al resto dello Stato, in città chiuse e controllate e con regole dove non esiste la possibilità di poter decidere il colore dell'intonaco della propria casa. Le tasse si pagano all'amministratore, come le spese in un grande condominio, e non allo Stato, e il privilegio è quello di vivere accanto a persone che hanno tutte le stesse idee, gli stessi costumi, persino gli stessi orari. Era così anche nell'alto medioevo quando le persone si costruivano le loro città fortificate per difendersi da quelli che erano diversi e venivano da altre parti e al tramonto chiudevano le porte.
Sicurezza, bustina magica. Chi sa agitarla meglio, vince anche le elezioni. Sui muri della Bastiglia scrissero tre parole e al primo posto c'era la libertà. E' così che è nata la nostra democrazia. Se ora le priorità sono altre, se cambiano le gerarchie dei valori che abbiamo conosciuto e rispettato, cambia anche la nostra condizione materiale, la vita di ognuno di noi.
E' un peccato che non si possa più giudicare l'operato di un'amministrazione locale per quello che dovrebbe fare. Gli asili nido, i trasporti, i parchi pubblici, l'assistenza sociale, la qualità della vita. Per questo gli amministratori, quando si parla di sicurezza, sembrano non capire. Non è il loro mestiere. Sindaci e autorità varie hanno continuato per tanto tempo ad inaugurare megastore e supermercati convinti di contribuire così allo sviluppo economico e sociale della città.Tutto questo fa parte dei loro impegni e, forse, del loro orizzonte culturale. La gente infatti corre e li riempie ad ogni fine settimana e nei giorni delle grandi promozioni commerciali. Le città intanto continuano ad essere insicure? si passa la giornata al supermercato. Alla fortuna di questi luoghi artificiali corrisponde la sconfitta delle città e anche di chi le governa perché cittadini e amministratori rinunciano in qualche modo al loro ruolo e alle loro responsabilità così che ognuno, a suo modo, contribuisce a rendere - paradossalmente - meno sicuro il luogo dove vive. In via Sant'Andrea, comunque vada a finire questa storia dei cancelli, si scrive una pagina nuova, sia pure in un piccolo vicolo. Il valore simbolico di questa scelta è forte, ma saremo sempre più così, chiusi nei nostri condomini, con il simbolo del cancello impresso nella nostra mente e con le nostre chiusure che sono e saranno, sempre di più, mentali, mentre avremmo bisogno di fare un percorso completamente diverso. Aprire, abbattere i tanti muri che ci dividono dagli altri. Quando questo cancello verrà montato si dovrà pensare al giorno in cui sarà possibile toglierlo. Del resto, le cose cambiano con il tempo. La chiesa di Sant'Andrea è stata tante altre cose, dopo la sua costruzione, nel Cinquecento, cantina e rimessa e poi ancora residenza per il clero. Si dovrà fare lo stesso percorso che è stato fatto dieci anni dopo la catena di Corso Cavour e cioè costruire un nuovo progetto di partecipazione e di condivisione dove gli spazi, tutti, tornano ad essere di tutti. La libertà, appunto. Ma questa non è una cosa che si può chiedere ai residenti di via Sant'Andrea alle prese con il degrado e con lo spaccio della droga. E' una cosa che riguarda gli altri, tutti quelli che sono fuori da un vicolo senza sbocchi. 
                                     
                                                                                                                                 renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria sabato 27 novembre) 


Renzo Massarelli

Inserito lunedì 29 novembre 2010


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