12/08/2020
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La morte di Paolo Vinti, quasi una metafora
Quella Perugia, colta, sensibile, popolare e di sinistra che ieri c'era tutta, e che cantava "Bella ciao" con le lacrime agli occhi

Scrivo di getto, dopo un funerale straordinario e di popolo, svoltosi dentro una bellissima ex chiesa, giustamente sconsacrata, stipata di sentimenti e commozione autentici. Le lacrime degli amici e dei compagni più stretti, quelli di una vita intera, si sono mischiate placidamente e senza inutili ritegni, con quelle del sindaco, dell'assessore, dell'esponente di partito o delle istituzioni e, soprattutto, si sono intrise con l'affetto di tutti quelli che Paolo lo hanno conosciuto e frequentato nelle assemblee o nei cortei affollati e gioiosamente rumorosi di un tempo, o in quelli più selettivi e pensierosi di questi anni (decenni) difficili. Non c'era assemblea ove Paolo non fosse presente e non vedesse un suo intervento, spesso con analisi, solo apparentemente surreali, altre volte invece, tendenti ad una  certa astrazione teorica della politica e della rivoluzione, ma ove sempre si fondevano razionalità, passione e sentimenti. Per lui, infatti, il Comunismo è stato sempre come un rapporto d’amore e come una società ove cielo e terra si dovessero congiungere - "la coniugazione con il Cosmo", la chiamava. Non era possibile passare impunemente per Corso Vannucci, sia che ci fosse il sole o la pioggia, senza incrociare le sue stravaganti cravatte al vento e, soprattutto, il suo saluto, anche rumoroso e da lontano, che ci avvertiva delle prossime elezioni in Bolivia o in Egitto, o della imminente caduta di Berlusconi. Ma soprattutto incitava una sinistra "sicuramente" e nuovamente vincente, come in una sorta di ottimismo disperato che chiedeva da noi conferma, e forse altro, molto altro ma che abbiamo, quasi sempre, fatto finta di non capire. Paolo, già giovanissimo,  era stato un leader degli studenti medi, e successivamente anche di altro. La sua precocità politica, il suo "successo", la sua brillantezza, la voracità delle sue letture e il desiderio di conoscenza lo portarono poi a viaggiare il mondo (Berlino, Praga, Vienna, Managua, America) e forse -presumendo troppo da se stesso -  a sfidarlo, con l'entusiasmo e la sfrontatezza di chi sente, erroneamente, di averlo in mano, ma anche con la purezza e l'ingenuità di un Don Chisciotte delle nostre contrade e del nostro tempo. Il mondo, che già allora era diventato più complicato e più crudele di come allora ci appariva, ce lo restituì segnato dalla sconfitta e da un disagio interiore profondo e doloroso che lo hanno accompagnato fino all'ultimo. Un disagio ed una sofferenza che trasparivano dietro le cose che successivamente ha continuato a comunicarci in molti modi -Paolo, fra l'altro, aveva pubblicato anche un paio di libri davvero singolari-, ma che paradossalmente ce lo hanno reso più caro e insostituibile. L'ex sindaco Locchi ha commentato che Corso Vannucci "non sarà più lo stesso senza Paolo". Non sono d'accordo: è Perugia tutta che non sarà più la stessa. Quella stessa Perugia, colta, sensibile, popolare e di sinistra che ieri c'era tutta, come in una grande bellissima manifestazione, con tutte  - ma proprio tutte -  le proprie anime e  sfumature, e che cantava "Bella ciao" con le lacrime agli occhi perché avvertiva, quasi in un sussulto emotivo, che oltre a te, caro Paolo, aveva perduto, già da tempo, la propria anima. Grazie Paolo, anche per questo.

… Con emozione.



Osvaldo Fressoia

Inserito mercoledì 1 dicembre 2010


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Commenti

Nome: zacchi
Commento: caro paolo, ti avevo incontrato solo qualche settimana fa e, passando davanti alla gelateria veneta, mi avevi apostrofato con il tuo grido: "mitico zacchi!" mi ero inorgoglito ma anche un po' vergognato di essere urlato per nome. Non avrei mai pensato che fosse l'ultima volta che ti avrei visto. un altro compagno che se ne va così. una lacrima e un ultimo abbraccio

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