28/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Il mattone non è sempre un investimento redditizio

Mettiamo che in questi tempi di crisi economica e finanziaria ci sia chi ha risparmiato ritrovandosi con una somma da spendere o investire. E’ lecito immaginare che non sia automatico il pensiero di  affidare il denaro alle banche, da cui ha avuto inizio la crisi. Allora l’alternativa più tradizionale a cui si pensa, quella che non tradisce mai, è il vecchio e caro mattone. I perugini, che storicamente hanno sempre dimostrato una particolare predilezione per questo tipo di investimento, si sono creati una buona fetta di economia basata sull’edilizia. Attività che è stata capace di creare un vero e proprio strato sociale in una provincia passata senza tappe intermedie dalla società mezzadrile a quella del terziario.
 Il mercato edilizio locale offre grande varietà, anzi sarebbe opportuno cominciare a capire quanta parte di questa offerta abitativa risponda effettivamente alla domanda. Ma questa è un’altra storia.   
 L’obiettivo di questa riflessione è l’investimento. Perché un investimento va analizzato anche nella prospettiva di una futura vendita e qui nasce qualche problema.
 Prendiamo un esempio reale presente sul mercato. Le tante stecche di villette a schiera che sorgono da un giorno all’altro nei luoghi più inverosimili rappresentano un modo di sfruttare il territorio ignorando le regole della buona pianificazione oltre che di quelle economiche. Francobolli di terra, spesso confinati su dislivelli improbabili (in perugino si chiamano “greppi”) dove il movimento terra, la stabilizzazione strutturale e la regimazione delle acque piovane pesano sull'economia totale dell'investimento una quota non trascurabile che l’impresa deve recuperare.
Il regolamento edilizio del comune di Perugia, per esempio, non chiede il passaggio del progetto in commissione qualità architettonica per le costruzioni inferiori ai m 6,5 di altezza e a ben guardare le numerose fioriture rientrano proprio in questa tipologia. Tutto tempo risparmiato fra il momento dell’investimento e quello del rientro economico, ancora di più se si accede al procedimento abbreviato.
Illustrazione di un caso tipico.
Stecca di villette a schiera su terreno in pendio con piano interrato destinato a fondo e garage; piano terra raggiungibile con scala interna e con ingresso principale a livello per la zona giorno; piano primo – sottotetto raggiungibile con scala interna per la zona notte. Tre livelli di cui solo uno possiede i requisiti di abitabilità; infatti il piano interrato proprio perché tale non è abitabile così come il sottotetto con altezza minima inferiore a due metri. Quindi se per ipotesi abbiamo mq 60 a piano ci sentiamo richiedere una cifra calcolata su tutti i mq 180 al prezzo della superficie abitabile propria di quella zona.
Ma proviamo a pensare ad una futura possibile vendita. Siamo sicuri che chi comprerà sarà disposto a pagare lo stesso prezzo al mq sia per la superficie abitabile che per quella non abitabile? Con un po’ di buon senso si risponde no, ecco che allora l’investimento non si può considerare redditizio.
Allora andiamo a visitare le proposte d’acquisto con il metro in mano e chiedendo quale superficie ha le caratteristiche di abitabilità. Ricordiamo solo che i requisiti di abitabilità non sono una caratteristica trascurabile in quanto  garantiscono il rispetto della salubrità dei luoghi.

E se proprio non riusciamo a districarci affidiamoci a un tecnico di fiducia che ci accompagni mentre l'agente immobiliare o il costruttore ci illustrano le bontà, vere o presunte, del loro prodotto.


4 novembre 2008




Anna Rita Guarducci, Presidente Circolo Legambiente Perugia

Inserito giovedì 6 novembre 2008


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