17/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Onora il padre
Antonio, il figlio che uccide il padre, ci racconta un'altra storia greca per spiegarci i tanti misteri rimossi della nostra formazione incompiuta

                                         ONORA IL PADRE

Adesso non dovremmo chiederci, come sarebbe del resto del tutto naturale, se Perugia finirà ancora una volta preda della terribile cucina mediatica degli orrori. Ci finirà, è probabile, ma come in altre occasioni la maturità civile di questa città è una grande garanzia per tutti, per chi arriva e vuol capire, e per noi che ci guardiamo ancora una volta attorno per chiederci in quale posto abitiamo e cosa è cambiato nel nostro modo di vivere. Non ci saranno case per il turismo dei guardoni delle tragedie altrui e nemmeno le isterie collettive che accompagnano i processi dove grondano il sangue e le emozioni forti. Questo non è un giallo poliziesco e non ci sarà bisogno di invitare i garantisti e i colpevolisti ad animare discussioni banali nei salotti televisivi. Tutto è abbastanza chiaro e tutto è terribilmente oscuro come in ogni tragedia familiare, anche in quelle dove c'è solo un padre e un figlio.
Dunque, siamo la città del delitto di via della Pergola che girava attorno a quattro ragazzi e a tre continenti e del delitto di via dei Cartolari, dove tutto si svolge tra un monte misterioso poco frequentato e una casa in un posto altrettanto misterioso e poco frequentato. I due volti opposti del centro storico, gli studenti e i residenti, l'immagine internazionale della città e il suo contrario, gli anfratti dimessi di una via con pochi residenti e nessun, ormai, respiro sociale, le due realtà che convivono da un sacco di tempo, senza conoscersi e senza frequentarsi. Con la tragedia di via dei Cartolari il cerchio si chiude, noi e loro, noi e gli altri. Adesso siamo noi, noi tutti insieme dentro un mondo che non concede vie di fuga e isole incontaminate. Non dobbiamo scusarci di nulla ma solo cercare di capire. Non possiamo però nemmeno consolarci dicendo ancora una volta che la città non c'entra, che poteva accadere ovunque. Tutto può accadere ovunque, certo, ma ogni storia è figlia di un contesto e il contesto nostro è questo, in via della Pergola e in via dei Cartolari. Due storie perugine, profondamente nostre, anche se uniche e irripetibili e, come tutte le storie, anche di tutti gli altri, di tutta la comunità vicina e lontana. I giovani e la droga, i giovani e la trasgressione, il giovani e il sesso e poi il rapporto complicato tra un padre padrone e un figlio con poca arte e nessuna parte in commedia quando scompare in una vecchia casa del centro storico la figura che tutto stempera e riequilibra, la madre.
Olinto, non è un nome scritto male, ma una antica città greca della Calcidica, ricca e inespugnabile, dove si possono ancora ammirare mosaici che ci raccontano le storie fantastiche di Pegaso e della Chimera e monumenti che celebrano il trionfo di Dioniso, un dio particolarmente caro al boscaiolo perugino. Antonio, il figlio che uccide il padre, ci racconta un'altra storia greca che i nostri contemporanei hanno reso celebre per spiegarci i tanti misteri rimossi della nostra formazione incompiuta. Olinto è un vecchio di 87 anni ma è più giovane del figlio, e più forte è la sua personalità legata a un altro tempo e a un rapporto virtuoso tra la città e la campagna, come si dipanava una volta la vita di un boscaiolo. Antonio è un insegnante che non insegna più a nessuno e vive di piccoli lavori, talvolta aiuta il padre senza, forse, nessuna voglia di farlo. Antonio non uccide solo il padre, ma anche la sua virilità superiore e indistruttibile per riappropriarsi della propria, una volta per tutte, e della sua vita agra e subalterna o, forse, per costruirne una nuova. Uccidere il padre padrone, questa è la scintilla di vita che ci restituisce paradossalmente questa storia che nasce nella vecchia città silenziosa e sempre un po', all'apparenza, vicina all'ultimo respiro. Via dei Cartolari non ha più da qualche tempo nessuna testimonianza da regalarci, dopo l'età gloriosa dei primi tipografi perugini e quella ancor più antica delle mura etrusche sulle quali corre in modo sghembo, come uno spicchio di luna. Pensavamo che sarebbe stato così per sempre, con le poche famiglie discrete e rassegnate a essere sempre di meno e gli studenti un po' stranieri e disincantati nelle vecchie stanze abbandonate dagli uomini e dalla storia. Invece, proprio in un posto dove al massimo si nascondono piccoli traffici di droga lì, proprio lì, esplode un dramma tristissimo e feroce. Un figlio che uccide il padre e poi lo fa a pezzi per disperdere il suo corpo martoriato in tanti luoghi diversi, come una macabra semina. Disperdere e moltiplicare il padre troppo diverso da sé e così nemico del proprio futuro ormai, in gran parte, già perso e consumato.
Forse, alla fine, questa tragedia non sveglierà la curiosità morbosa di troppa gente. Non ci sono misteri e non c'è sesso e non c'è droga, non è la replica della fine inaccettabile di una povera studentessa inglese la cui vita si è risolta in un attimo di giovanile e irresponsabile furore. Qui, in via dei Cartolari, le cose vanno lente come la storia degli uomini fuori dalla storia e i furori sono quelli di una civiltà antica e che non scompare, come le dispute della mitologia classica tra un cavallo alato e un leone con due teste e una coda di serpente. Misteri dell'uomo e dei suoi sogni indecifrabili, come quelli di Antonio. Non sempre si può onorare il padre, qualche volta, per farlo, lo si deve uccidere. Questo ci dice talvolta la nostra inespressa follia di persone maledettamente sole.
                                                                                                                                               renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 15 gennaio 2011)
            



Renzo Massarelli

Inserito mercoledì 19 gennaio 2011


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